<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852</id><updated>2012-01-28T22:58:00.249+01:00</updated><category term='Musica'/><category term='Arte'/><category term='Storia'/><category term='Filosofia'/><category term='Letteratura'/><category term='Aforismi e Poesie'/><category term='Politica'/><category term='Cinema'/><category term='Psicologia'/><title type='text'>Perchè non possiamo non dirci filosofi</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>45</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-3776956983587688464</id><published>2012-01-16T15:16:00.004+01:00</published><updated>2012-01-16T15:28:14.854+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Aforismi e Poesie'/><title type='text'>Per la serie: "quando 'ccè vò 'ccè vò"</title><content type='html'>Sìore e sìori, sua eccellenza Giorgio Baffo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;La Felicità&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che i diga pur sti gran filosofoni,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che la felicità sta in la virtù,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che la consiste in no bramar de più&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anca se gabbiè ‘l cul tutto tacconi;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che no bisogna scuotterse ai spentoni,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che gnente no ghe xe fuora de nu,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che s’anca el mondo va col culo in su,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;s’ha da essere Dïogenoni e Zenoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Opinion le xe tutte dite a caso,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una no credo ghe ne sia de bona,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sa ben tutti quei ga bon naso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per mi sostento in fazza a ogni persona,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché mo son del fatto persuaso,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che la felicità staga in la mona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a target='_blank' title='ImageShack - Image And Video Hosting' href='http://imageshack.us/photo/my-images/714/giorgiobaffo.jpg/'&gt;&lt;img src='http://img714.imageshack.us/img714/7882/giorgiobaffo.jpg' border='0'/&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-3776956983587688464?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/3776956983587688464/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2012/01/per-la-serie-quando-cce-vo-cce-vo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/3776956983587688464'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/3776956983587688464'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2012/01/per-la-serie-quando-cce-vo-cce-vo.html' title='Per la serie: &quot;quando &apos;ccè vò &apos;ccè vò&quot;'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-1311594578345067193</id><published>2011-12-15T15:07:00.004+01:00</published><updated>2011-12-16T12:49:28.683+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>P come Perversione</title><content type='html'>Quest'intervento è tristemente suggerito da una tremenda &lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/firenze-uccide-senegalesi-uccide-killer-estrema-destra-terrorizza-citta/177285/"&gt;strage&lt;/a&gt; che è solo l'ultima di una lunghissima serie. Solitamente, quando si cerca di comprendere il motivo di una simile follia, ci si sente rispondere che si trattava di un "pazzo isolato", il cui gesto è inutile da comprendere. Così facendo, però, lo spazio per una riflessione che cerchi di andare alle radici di un evidente disagio che serpeggia nella nostra progredita e acculturata civiltà si contrae sempre più. Per tentare allora di fare un po' di luce in questa fitta ombra mi sono rivolto ad uno scrittore che come pochi è riuscito ad analizzare e narrare i nostri (ben radicati) demoni: Edgar Allan Poe. La riflessione che vi propongo è presente nel racconto intitolato "Il demone della Perversione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Esiste nell’uomo una propensione primitiva e inalienabile, che tuttavia è stata ignorata da moralisti e filosofi. Tutti noi, per arroganza della ragione, l’abbiamo trascurata. L’idea di questa tendenza non ci è mai venuta proprio per la sua stessa evidenza. Non si può negare che ogni tipo di metafisica sia stata costruita a priori. L’uomo intellettuale e logico, più che l’uomo intelligente e osservatore, ha provato a immaginare grandi disegni, addirittura a suggerire a Dio delle finalità. Avendo in tal modo scandagliato, con sua grande soddisfazione, le proprie intenzioni, sulla base di queste ha costruito i suoi innumerevoli sistemi mentali. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[…] &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sarebbe stato più saggio e più sicuro classificare sulla base di quello che l’uomo normalmente e occasionalmente ha fatto, e sempre occasionalmente continua a fare, piuttosto che sulla base di quanto si pensava egli dovesse fare. L’induzione a posteriori ci potrebbe condurre ad ammettere, come innato e primordiale principio delle azioni umane, un qualcosa di paradossale che, per ora, possiamo definire come perversione, in mancanza di un termine migliore. Nel senso che gli attribuisco io questo è di fatto un mobile senza movente, un motivo non motivato. Sotto il suo impulso noi agiamo senza uno scopo apparente, oppure, se questo ci può sembrare una contraddizione, possiamo affermare che a causa di questi impulsi, noi agiamo per la ragione che non dovremmo. In teoria non c’è ragione più irragionevole, eppure non ce n’è, di fatto, una più forte e, per alcune menti in determinate condizioni, questa diviene assolutamente irresistibile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Questa incontenibile tendenza a fare il male solo per il gusto di farlo, non ammette altri elementi di analisi o altre soluzioni: è un impulso radicale primitivo ed elementare. Nessuno che consulti lealmente e interroghi a fondo la propria anima, sarà disposto a negare la radicalità della propensione di cui parliamo. Essa è tanto incomprensibile quanto spiccata. L’impulso diventa subito volontà, la volontà desiderio e il desiderio incontrollabile anelito, anelito a cui ci si abbandona a dispetto di tutte le possibili conseguenze.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Abbiamo di fronte un compito che dobbiamo eseguire prontamente, la più importante crisi della nostra vita ci richiede un’azione immediata. Bisogna cominciare oggi, eppure rimandiamo a domani. Ma perché? Non sappiamo rispondere, se non dicendo che ci sentiamo perversi, usando questa parola senza capirne il senso. Il momento ultimo per agire è vicino. La violenza del conflitto che è in noi ci fa tremare, la battaglia del definito con l’indefinito, della sostanza con le ombre, ma se la contesa è stata rimandata così tanto alla fine è l’ombra che vince. Lottiamo invano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Siamo in piedi sull’orlo di un baratro, gettiamo uno sguardo giù nell’abisso e ci sentiamo sofferenti e storditi. Il primo impulso è quello di scappare, evitare il pericolo, ma senza motivi apparenti restiamo. Pian piano il nostro malessere, lo stordimento e il terrore si confondono in una massa indefinita di sensazioni. A poco a poco, sempre più impercettibilmente, questa nuvola prende forma. È solo un pensiero, anche se così spaventoso da farci rabbrividire fino al midollo delle ossa grazie al fascino feroce del suo orrore. È solo una pallida idea di quello che sentiremmo veramente nella rovinosa caduta da una altezza così alta. Questo cadere, questo travolgente annullarsi suscita le più odiose e terribili tra tutte le immagini della morte e della sofferenza che mai siano arrivate ad affacciarsi alla nostra fantasia. Ma è proprio per questo motivo che noi lo vogliamo, ancor più intensamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ragione cerca in ogni modo di tenerci lontani dal baratro, ma proprio per questo noi inesorabilmente ci avviciniamo. In natura non esiste una passione più diabolicamente impaziente di quella di chi, tremando sull’orlo di un baratro, pensa di lanciarsi. Se ci fermiamo a pensare, anche solo per un istante, siamo perduti. Perché la riflessione ci spinge a ritrarci e, proprio per questo, ripeto, non la possiamo ascoltare. Se non c’è un braccio amico che ci trattenga o se non siamo noi stessi in grado di ritrarci dall’abisso, ci lanciamo a capofitto e siamo finiti. Al di là o al di qua di questa spiegazione non ne esistono altre plausibili. E potremmo anche pensare che questa perversità sia provocata direttamente dall’Arcinemico, se solo non capitasse che, qualche volta, siamo spinti a agire per il bene.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-l9lNmVxCFSQ/TuswIwS0vmI/AAAAAAAAAE0/0yDMcH4wguU/s1600/Edgar-Allan-Poe.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 134px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-l9lNmVxCFSQ/TuswIwS0vmI/AAAAAAAAAE0/0yDMcH4wguU/s200/Edgar-Allan-Poe.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5686691881446325858" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-1311594578345067193?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/1311594578345067193/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/12/p-come-perversione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/1311594578345067193'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/1311594578345067193'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/12/p-come-perversione.html' title='P come Perversione'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-l9lNmVxCFSQ/TuswIwS0vmI/AAAAAAAAAE0/0yDMcH4wguU/s72-c/Edgar-Allan-Poe.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-6875691222775606996</id><published>2011-11-14T14:38:00.005+01:00</published><updated>2011-11-14T15:17:23.605+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Pensatori disonesti: Michelstaedter</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Una storia sbagliata&lt;/span&gt;: è quella di un ragazzo ventitreenne che decide di suicidarsi appena dopo aver consegnato la propria tesi di laurea in filosofia. No, tranquilli, non si tratta del sottoscritto (altrimenti vi starei scrivendo dall’oltretomba), bensì di Carlo Michelstaedter. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Un giovane che ha sofferto in prima persona i turbamenti dei giovani&lt;/span&gt;, lo definisce Campailla nell’introduzione alla &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Persuasione e la Rettorica&lt;/span&gt;, titolo della sua tesi di laurea. Sono stati proprio i profondi turbamenti michelstaedteriani che mi hanno convinto a dedicargli questa prima ‘puntata’ dei &lt;span style="font-style:italic;"&gt;pensatori disonesti perché troppo onesti&lt;/span&gt;, nel senso che non ci dicono quello che solitamente vorremmo sentirci dire. Il precedente intervento si era focalizzato sul nostro smisurato bisogno di rassicurazioni e, come presto vedrete, in Michelstaedter troveremo delle importanti risposte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;So che voglio e non ho cosa io voglia. La nostra vita è una continua mancanza: né alcuna vita è mai sazia di vivere in alcun presente, chè tanto è vita, quanto si continua, e si continua nel futuro, quanto manca del vivere. L’uomo vuole dalle altre cose nel tempo futuro quello che in sé gli manca: il possesso di sé stesso: ma quanto vuole dal futuro sfugge a sé stesso in ogni presente. Così si muove: continuando nel tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[…] Dalla relazione con la cosa egli non trae solo il possesso, bensì la sicurezza della propria vita – ma anche questa è in breve cerchia finita: così mentre il possesso della cosa gli sfugge, gli sfugge anche la padronanza della propria vita, che non può affermarsi infinitamente, ma solo in rapporto alla propria cerchia finita; che non può riposare nell’attualità, ma è trascinata dal tempo ad affermarsi nei limiti dati sempre avanti. Così il suo piacere è contaminato da un sordo e continuo dolore la cui voce è indistinta, che la sete della vita, nel giro delle determinazioni reprime. Gli uomini hanno paura del dolore e per sfuggirlo gli applicano come empiastro la fede in un potere adeguato all’infinità della potenza ch’essi non conoscono, e lo incaricano del peso del dolore ch’essi non sanno portare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[…] Il senso delle cose, il sapore del mondo è solo pel continuare, esser nati non è che voler continuare: gli uomini vivono per vivere: per non morire. La loro persuasione è la paura della morte, esser nati non è che temere la morte. Così che se si fa loro certa la morte in un certo futuro – si manifestano già morti nel presente. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Chi teme la morte è già morto&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volendo sintetizzare, la nostra esistenza presenta, secondo Michelstaedter, un vizio di forma: quanto più ci affatichiamo per dirigerne l’esito, fissando in cose esterne l’obiettivo dei nostri desideri (relazioni sentimentali, gratificazioni professionali, ricchezze ecc), tanto più esse ci sfuggiranno. Il nostro conseguente senso di incompiutezza dovuto a questa condizione &lt;span style="font-style:italic;"&gt;in cui siamo gettati&lt;/span&gt; è il dolore. Ma il dolore, ben lungi dall’essere qualcosa da cui scappare vilmente, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ci parla&lt;/span&gt;, secondo Michelstaedter. E solo ascoltando ciò che esso ci dice potremo toccare con mano quell’unica gioia che ci è concessa: essere liberi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, gli uomini non riescono a rendersene conto e, per questo, scelgono di nascondersi in quei piccoli rifugi preparati per loro da qualcun altro. Così, deleghiamo ad altri le redini della nostra esistenza, facendo fiorire ideologie politiche, dottrine religiose o buttandoci a capofitto nelle vertiginose ascese e discese di una carriera lavorativa. Michelstaedter, ben consapevole del pericolo di tutto questo, cioè di un totale azzeramento dell’unicità di ogni singolo uomo e della mortificazione di quella tensione vitale che anima ciascuno di noi, ci esorta a svegliarci, prima che sia troppo tardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Negli uomini la voce del dolore è troppo forte. Essi non sanno più sopportarla con tutta la loro persona. Guardano dietro a sé, guardano intorno a sé, e chiedono una benda agli occhi, chiedono di essere per qualcuno, per qualche cosa, chè di fronte alla richiesta del possesso si sentivano mancare. Di essere qualcuno e per qualche cosa persona sufficiente con la loro qualunque attività, perché la relazione si possa ripetere nel futuro; perché il correlato sia per loro sicuro nel futuro. La loro potenza si finge finita, finito il possesso che volevano; la loro volontà persuasa nella qualunque attualità che si ripete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[…] Egli si vuol ‘costruire una persona’ con l’affermazione della persona assoluta che egli non ha: è l’inadeguata affermazione d’individualità: la rettorica.&lt;br /&gt;Gli uomini parlano, parlano sempre e il loro parlare chiamano ragionare, ma qualunque cosa uno dica non dice, ma attribuendosi voce a parlare si adula. Così insieme ripetono: ‘noi siamo, noi siamo, perché sappiamo, perché possiamo dirci le parole del sapere, della conoscenza libera e assoluta’. Così si stordiscono l’un altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[…] Ma non fai niente, non sai niente, non dici niente, fosse anche la via dove credi di trovarti la via del più saggio uomo sulla terra. Non c’è cosa fatta, non c’è via preparata, non c’è modo o lavoro finito per quale tu possa giungere alla vita, non ci sono parole che ti possano dare la vita: perché la vita è proprio nel crear tutto da sé, nel non adattarsi a nessuna via: la lingua non c’è ma devi crearla, devi crear il modo, devi crear ogni cosa: per aver tua la tua vita. Ognuno ha in sé il bisogno di trovarla e nel proprio dolore l’indice, ognuno deve nuovamente aprirsi da sé la via, poiché ognuno è solo e non può sperar aiuto che da sé: la vira della persuasione non ha che questa indicazione: non adattarti alla sufficienza di ciò che t’è dato.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, Michelstaedter sa di non potersi illudere con una &lt;span style="font-style:italic;"&gt;consolatio&lt;/span&gt; finale e intuisce che l’eco di questo suo grido sofferente sarà destinato a cadere nel vuoto nell’Italia della prima metà del Novecento, troppo presa da effervescenze ideologiche e futuristiche. Così, nello sguardo che Michelstaedter getta sui propri contemporanei e nelle previsioni che ne fa sul loro futuro si rivelerà ben più che profetico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;La rettorica organizzata a sistema, nutrita dal costante sforzo dei secoli – fiorisce al sole, porta i suoi frutti e benefica i suoi fedeli. – Ed altri ne porterà in futuro. Il νεΐκος &lt;/span&gt;[lotta] &lt;span style="font-style:italic;"&gt;avrà preso l’apparenza della φιλία &lt;/span&gt;[amicizia] &lt;span style="font-style:italic;"&gt;quando ognuno, socialmente ammaestrato, volendo per sé vorrà per la società, che la sua negazione degli altri sarà affermazione della vita sociale.- Così ogni atto dell’uomo sarà la rettorica in azione, che oscuro per lui stesso gli darà quanto gli serva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il danaro, il mezzo attuale di comunicazione della violenza sociale per cui ognuno è signore del lavoro altrui: il ‘concentrato di lavoro’, il ‘rappresentante di diritto’, la fascia di trasmissione fra le ruote della macchina – sarà come divinità assunto in cielo, diventerà del tutto nominale, un’astrazione, quando le ruote saranno così ben congegnate che ognuna entrerà nei denti dell’altra senza bisogno di trasmissione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lingua arriverà al limite della persuasività assoluta, quello che il profeta raggiunge col miracolo, - arriverà al silenzio quando ogni atto avrà la sua efficienza assoluta. Ma se a uno di questi poveri rimasugli d’umanità in un giorno di sole verrà un brivido di vita, quasi una reminiscenza attraverso i tempi al suo tardo cervello – e s’indugerà sul manubrio della sua macchina turbato, e s’allontanerà dal lavoro, - il compagno avrà poca pena a farlo rinsavire. ‘Vieni’, gli dirà, ‘è il tuo dovere morale!’. L’altro capirà subito: ‘è il pane’, e andrà al lavoro con la testa bassa. Καλλωπίσματα όρφνης: ‘ornamenti dell’oscurità’! – Prima di giungere al regno del silenzio ogni parola sarà un ‘ornamento dell’oscurità’: un’apparenza assoluta, un’efficacia immediata d’una parola che non avrà più contenuto che il minimo oscuro istinto di vita. Tutte le parole saranno termini tecnici quando l’oscurità sarà per tutti allo stesso modo velata, essendo tutti gli uomini allo stesso modo addomesticati. Gli uomini parleranno, ma ουδέν λέξουσιν ‘non diranno nulla’. […] Temo che gli uomini siano sì bene incamminati, che non verrà loro mai il capriccio di uscir da questa tranquilla e serena minor età.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-OW86vKNn8ec/TsEi3VQhswI/AAAAAAAAAEo/TJbh61mmRzs/s1600/1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 175px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-OW86vKNn8ec/TsEi3VQhswI/AAAAAAAAAEo/TJbh61mmRzs/s200/1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5674855339458147074" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-6875691222775606996?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/6875691222775606996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/11/pensatori-disonesti-michelstaedter.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6875691222775606996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6875691222775606996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/11/pensatori-disonesti-michelstaedter.html' title='Pensatori disonesti: Michelstaedter'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-OW86vKNn8ec/TsEi3VQhswI/AAAAAAAAAEo/TJbh61mmRzs/s72-c/1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-3668891586417364096</id><published>2011-11-03T17:23:00.006+01:00</published><updated>2011-11-03T17:28:29.000+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Pensatori disonesti</title><content type='html'>Leggendo gli &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Aforismi dell’Amarezza&lt;/span&gt; di Cioran pensavo, totalmente assorto dalla tensione autodistruttiva della sua riflessione, al fatto che stentiamo a renderci conto della potenza del nostro pensare. Sono sempre più convinto che il pensiero sia una droga: bisogna saperlo dosare, altrimenti si può restarne fregati. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Beata ignorantia&lt;/span&gt; si suol dire e forse non a torto: se dovessimo fare un calcolo puramente utilitaristico, senza dubbio gettare lo sguardo sui nostri &lt;span style="font-style:italic;"&gt;abissi&lt;/span&gt; (tanto cari a Nietzsche) non potrà mai essere conveniente e comodo quanto tirare avanti a campare. Eppure non riusciamo a farne a meno: dobbiamo razionalizzare tutto, abbiamo un bisogno insaziabile di certezze e di rassicurazioni che soltanto l’armonia di un sistema (che sia filosofico, religioso, politico-ideologico non cambia la sostanza) riescono ad acquietare, anche se provvisoriamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di tutto questo ne era consapevole anche Henri-Louis Bergson che, nella sua ultima opera, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Le due fonti della morale e della religione&lt;/span&gt;, scrive:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;‘&lt;span style="font-style:italic;"&gt;L’uomo è il solo animale la cui azione sia malsicura, che esiti e vada a tentoni, che formuli dei progetti con la speranza di riuscire e il timore di fallire. È il solo che si senta soggetto alla malattia, e il solo che sappia di dover morire. Il resto della natura vive in una perfetta tranquillità. Inoltre, di tutti gli esseri che vivono in una società, l’uomo è il solo che possa deviare dalla linea sociale, cedendo alle preoccupazioni egoiste, quando il bene comune è in causa. Questa duplice imperfezione è il prezzo dell’intelligenza. L’uomo non può esercitare la sua facoltà di pensiero senza rappresentarsi un avvenire incerto, che ridesti il suo timore o la sua speranza. Non può riflettere su ciò che la natura gli domanda, in quanto essa ha fatto di lui un essere socievole, senza dirsi che potrebbe trovare spesso il suo tornaconto nel trascurare gli altri, nell’occuparsi solo di se stesso. E tuttavia la natura ha voluto l’intelligenza, l’ha posta come approdo di una delle due grandi linee dell’evoluzione animale, per far da contrappeso all’istinto più perfetto, punto terminale dell’altra. Ed è impossibile che essa non abbia preso le sue precauzioni affinchè l’ordine, appena turbato dall’intelligenza, tenda a ristabilirsi automaticamente. Di fatto, la funzione fabulatrice, che appartiene all’intelligenza e che tuttavia non è pura intelligenza, ha precisamente questo obiettivo. Essa è una reazione difensiva della natura contro ciò che potrebbe esservi di deprimente per l’individuo, e di disgregatore per la società nell’esercizio dell’intelligenza&lt;/span&gt;’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bergson svilupperà questo tema in una direzione forse troppo distante dall’economia del nostro discorso, ovvero in un’esaltazione della vita del mistico (per es. Gesù Cristo, Socrate, Buddha), inteso come figura esemplare di comportamento in grado di attirare non solo l’attenzione e la fiducia degli uomini, ma anche di innalzarli dal mero interesse individuale ad un afflato amoroso verso l’intera comunità umana. Ma ciò che mi interessava sottolineare citando Bergson è che, per fortuna o purtroppo, non siamo delle macchine perfette ed unidirezionali; ed oltre a ciò di cui abbiamo parlato come la giustizia, l’amore, la verità, il senso del bello c’è dell’altro in noi. Si tratta di qualcosa che non vogliamo prendere in considerazione perché, come dicevamo prima, temiamo cosa potremmo scoprire: allora scegliamo di prendere la via di fuga. E specialmente la filosofia ha spesso battuto questa strada: si tratta di quelle filosofie, agli occhi di Cioran, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;troppo sopportabili&lt;/span&gt;, ovvero quelle dottrine che ci forniscono una visione rassicurante della realtà ed un modello ideale dell’uomo improntato sul suo dover-essere anziché sul suo essere. Per questo mi propongo l’ardito compito, dal prossimo intervento, di fare le veci dell’indagatore dell’incubo, ovvero di perlustare, accompagnato dalle autorevoli guide che selezionerò di volta in volta per voi, il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;lato oscuro della forza&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-3668891586417364096?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/3668891586417364096/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/11/pensatori-disonesti.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/3668891586417364096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/3668891586417364096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/11/pensatori-disonesti.html' title='Pensatori disonesti'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-6540170093694521995</id><published>2011-10-04T17:02:00.004+02:00</published><updated>2011-10-04T17:08:19.159+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letteratura'/><title type='text'>Monsieur Hemingway</title><content type='html'>Tempo fa il Dalai Lama, intervistato, disse di non leggere romanzi in quanto finzioni. Nulla da eccepire anche se qualche piccola eccezione ogni tanto è lecito prendersela. E fra queste &lt;span style="font-style:italic;"&gt;trasgressioni letterarie&lt;/span&gt;, per quanto mi riguarda, non può certo mancare il vecchio Hemingway. Ma, a ben vedere, leggere Hemingway non implica una vera e propria trasgressione alla suddetta regola aurea. In &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Morte nel pomeriggio&lt;/span&gt; potrete infatti trovare questa sua riflessione, vero e proprio manifesto della sua arte narrativa:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Quando scrive un romanzo, uno scrittore dovrebbe creare gente viva; gente, non personaggi. Un personaggio è una caricatura. Se uno scrittore riesce a far vivere della gente, può darsi che non ci siano nel suo libro grandi personaggi, ma è possibile che il suo libro rimanga come un insieme; come un’entità; come un romanzo. Per buona che sia una frase o una similitudine, se la mette dove non è assolutamente necessaria e insostituibile rovina il suo lavoro per egotismo. La prosa è architettura, non decorazione d’interni, e il Barocco è finito. Che uno scrittore metta le proprie meditazioni intellettuali che potrebbe vendere a basso prezzo come saggi, in bocca a personaggi costruiti artificialmente che sono più rimunerativi se presentati in un romanzo come persone, questo è forse un buon principio economico, ma non costituisce letteratura. Gente, non personaggi costruiti abilmente, devono uscire in un romanzo dall’esperienza assimilata dello scrittore, dalla sua cultura, dalla sua testa, dal suo cuore e da tutto lui stesso”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proseguiamo nell’universo Hemingway accennando adesso alla sua filosofia. Facciamoci però accompagnare anche da Fernanda Pivano, storica traduttrice e curatrice dei suoi romanzi, oltre che amica personale dello scrittore americano. E’ anche un modo per ricordare una figura di spicco del panorama intellettuale italiano che ci ha da poco lasciati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Hemingway è stato uno scrittore tragico, un inimitabile cantore del rapporto tra uomo e donna e della sua disintegrazione in un destino senza via d’uscita. Che gli amanti si chiamassero Brett e Jake o Catherine e Frederick o Harry e Marie non cambiava il loro destino che restava senza speranza davanti allo spettro della morte, eterna protagonista di tutti i suoi libri.&lt;br /&gt;L’unica speranza, l’unico spiraglio che permetta di vivere almeno con dignità il breve periodo concesso dal destino prima della fine è l’integrità, che per Hemingway vuol dire coraggio, vuol dire dignità, vuol dire onestà: vuol dire quella “grace under pressure” che lo ha guidato in tutta la vita fino all’alba segreta in cui silenziosamente, discretamente, umilmente si dichiarò sconfitto e si tolse la vita”.&lt;/span&gt; (Dalla prefazione di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Hemingway&lt;/span&gt;- vol.1; i Meridiani; Mondadori)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Le donne&lt;/span&gt; – ci dice Hem in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Fiesta, il sole sorgerà ancora&lt;/span&gt; - &lt;span style="font-style:italic;"&gt;possono essere amiche meravigliose. Assolutamente meravigliose. Ma prima di tutto, perché l’amicizia abbia una base, bisogna che di una donna tu sia innamorato. Io avevo Brett come amica. Non avevo mai pensato al suo punto di vista. Ottenevo qualcosa per niente. Ma questo ritardava soltanto la presentazione del conto. Il conto arrivava sempre. Era una delle cose meravigliose su cui potevi contare.&lt;br /&gt;Pensai di aver già pagato tutto. Non come paga e paga e paga una donna. Nessuna idea di giusta punizione o di castigo. Un mero scambio di valori. Tu davi qualcosa e ricevevi qualcos’altro. O lavoravi per qualcosa. In un modo o nell’altro pagavi per tutto quello che ti capitava di buono. Io avevo pagato la mia parte per un sufficiente numero di cose che mi piacevano, e di conseguenza me l’ero passata bene. O pagavi imparando con l’esperienza o correndo rischi o con i soldi. Godersi la vita significava imparare a spendere bene i propri soldi e sapere quando ci si era riusciti. Potevi sempre spendere bene i tuoi soldi. Il mondo era un buon posto per fare acquisti. Sembrava una bella filosofia. Fra cinque anni, pensai, sembrerà stupida come tutte le altre belle filosofie che ho avuto.&lt;br /&gt;Ma forse non era vero. Forse, man mano che andavi avanti, imparavi realmente qualcosa. Non m’importava che cosa fosse il mondo. Volevo soltanto sapere come viverci. Forse, se scoprivi come viverci, imparavi anche che cos’era”.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi lascio come di consueto con una chicca: un breve racconto contenuto in una raccolta praticamente introvabile intitolata Uomini senza donne, trovato “al prezzo di Lire duecentoventi”. Dio benedica i mercatini di libri usati!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Una storia banale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così egli mangiò un’arancia sputandone lentamente i semi. Fuori, la neve si trasformava in pioggia. All’interno, la stufa elettrica sembrava non dare alcun calore, ed egli, alzatosi dallo scrittoio, si sedette accanto alla stufa. Che benessere! In questo, alla fine, consisteva la vita.&lt;br /&gt;Prese un’altra arancia. Lontano, a Parigi, Mascart aveva messo K.O. Danny Frush, peso piuma, al secondo round. Più lontano ancora, in Mesopotamia, c’erano ventun piedi di neve. Nell’altro emisfero, nella lontana Australia, giocatori inglesi di cricket stavano sollevando i bastoni. Lì c’era Romance. Mecenati delle arti e delle lettere avevano fondato il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Forum&lt;/span&gt;, egli lesse. Questo era una guida, un consigliere, un amico degli intellettuali.&lt;br /&gt;Vi piaceranno questi racconti americani, d’un calore nostrano, visioni di vita reale in aperto Ranch, in grandi tenute, o in case accoglienti, il tutto pervaso da un sano umorismo.&lt;br /&gt;Dovrò leggerle, si disse.&lt;br /&gt;E proseguì. Che ne sarà dei figli dei nostri figli? Chi rimarrà di loro? Nuovi mezzi dovranno essere scoperti per darci una casa al sole. Tutto ciò sarà raggiunto con la pace o con la guerra?&lt;br /&gt;O dovremo emigrare tutti al Canadà?&lt;br /&gt;Sconvolgerà la scienza le nostre più profonde convinzioni? La nostra civiltà è forse inferiore alle antiche?&lt;br /&gt;E frattanto nelle lontane Jungle dello Yucatan risuonava il rumore delle scuri di tagliatori di gomma.&lt;br /&gt;Vogliamo avere degli uomini forti o degli uomini colti?&lt;br /&gt;E quali problemi avranno da risolvere le nostre figliole? Nancy Hawthorne è costretta a sbrigarsela da sola nel mare della vita. Essa risolve tutti i problemi di una ragazza di diciotto anni con sveglia sensibilità.&lt;br /&gt;Era proprio un magnifico opuscolo.&lt;br /&gt;I pittori e i poeti moderni sono Artisti? Si e no.&lt;br /&gt;Prendi Picasso.&lt;br /&gt;Ci sono delle regole di vita a cui attenersi? Azzardatevi a mandarci la vostra opinione, di grazia.&lt;br /&gt;Lì c’era Romance dappertutto. Gli scrittori del &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Forum&lt;/span&gt; erano acuti, pieni di humor e di arguzie. Ma non tentavano d’essere caustici, né erano contorti. Vivevano animati dall’intelligenza, sostenuti da nuove idee, pervasi di fatti straordinari.&lt;br /&gt;Posò l’opuscolo.&lt;br /&gt;E frattanto, sdraiato in un letto nella semioscurità di una camera a Triana, Manuel Garcia Maera giaceva con un tubo in ciascun polmone, soffocava di pneumonia. Tutti i giornali dell’Andalusia uscirono in edizione speciale per la sua morte che si aspettava da parecchi giorni. Uomini e ragazzi compravano grandi fotografie a colori di lui per ricordo e, finite le fotografie, si vendevano le stampe. I toreadors erano contenti della sua morte, perché in ogni corrida egli si esibiva in tutti quei virtuosismi che per essi erano quasi sempre impossibili. Tutti seguivano sotto la pioggia il suo carro e c’erano 146 toreadors intorno a lui al cimitero quando fu posto nella tomba accanto a quella di Joselito. Dopo il funerale ognuno se ne andò al caffè sotto la pioggia, e tutti compravano le fotografie di Manuel e se le arrotolavano in tasca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-6540170093694521995?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/6540170093694521995/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/10/monsieur-hemingway.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6540170093694521995'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6540170093694521995'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/10/monsieur-hemingway.html' title='Monsieur Hemingway'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-7199542956405542231</id><published>2011-09-18T12:31:00.005+02:00</published><updated>2011-09-18T12:37:19.380+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cinema'/><title type='text'>Faust di Sokurov</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Per Liberareggio.org&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si è recentemente chiusa la 68° Mostra internazionale del cinema di Venezia. Il prestigioso Leone d’oro è stato assegnato al regista russo Aleksander Sokurov e al suo Faust, pellicola liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Goethe. Se il parere espresso della giuria, ovvero che si tratta di uno di quei film in grado di cambiarvi la vita, potrà sembrarvi troppo roboante, vi assicuro che quantomeno qualche segno questo film ve lo lascerà. Ma, prima delle mie impressioni, debbo fornirvi la rituale esposizione della trama (quantomeno per rovinarvi un po’ il piacere della prima visione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il protagonista, il dottor Faust (Johannes Zeiler), corrisponde al prototipo dell’intellettuale ottocentesco, in cerca di ogni tipo di risposte, da quelle materiali (come attestano le crude scene iniziali della sua dissezione di un cadavere), a quelle più metafisiche. Tuttavia la fame di Faust non è soltanto conoscitiva; si ritrova pertanto costretto a rivolgersi ad un misterioso usuraio, Mauricius (Anton Adasinsky), che in realtà è l’incarnazione del diavolo Mefistofele. Nonostante l’essenza spregevole di Mauricius traspaia già dal suo corpo deforme, Faust accondiscende alle condizioni propostegli per soddisfare tutti i suoi desideri, cosicchè i due iniziano ad intraprendere delle stravaganti avventure. Una di queste però, finisce male: in una bettola, Mauricius scatena una rissa con un giovane che sarà proprio Faust ad uccidere, anche se incidentalmente. Il tutto nella più totale indifferenza del resto degli uomini, troppo dediti ai loro piaceri vinaioli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I sensi di colpa cominciano a tormentare Faust, accresciuti dal fatto che l’uomo da lui ucciso era il fratello di Margarete, una ragazza da cui era rimasto affascinato. Tuttavia, tra l’ammissione delle proprie colpe e le tentazioni della carne, Faust, sospinto dal suo malevolo suggeritore, sceglie le seconde, non rivelando nulla alla ragazza per tentare di sedurla. Mauricius, allora, propone a Faust un’ultima offerta irresistibile: una notte in compagnia di Margarete in cambio della sua anima. Faust accetta, siglando con il proprio sangue il contratto col diavolo.  E dopo aver ottenuto ciò che voleva, a Faust non resta che abbandonarsi all’ultimo, lungo viaggio col demonio dal sorprendente finale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe width="459" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/LQqvaEB3Yv4?fs=1" frameborder="0" allowFullScreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ evidente già dalla trama che chi si aspettasse da questo film i forsennati ritmi hollywodiani o il classico lieto fine rimarrà deluso. Le vicende che si susseguono sono infatti poche, ma la peculiarità della narrazione sta tutta nella descrizione dell’altalena psicologico-emotiva vissuta da Faust. In un’atmosfera lugubre e funerea, ma sempre fiabesca e sospesa nel tempo, come solo ciò che è uscito dalla penna di Goethe sa esserlo, i sensi di colpa di Faust, la fragilità, il bisogno che lo rendono facile preda del Male si affollano nella sua mente, rendendolo incapace di porre fine a tutto ciò. Per questo dicevo che il Faust di Sokurov è un film che lascia il segno: le scelte, i bivi esistenziali di Faust diventano nostri, ponendoci di fronte problemi che siamo incapaci di risolvere definitivamente, come l’angoscia della morte, il valore della nostra esistenza, il peso delle nostre responsabilità, la facilità con cui cediamo alle scorciatoie per realizzare cinicamente i nostri obiettivi, della cui vacuità ci rendiamo conto sempre troppo tardi. Non è stato dunque un caso che, al termine della proiezione, le persone che affollavano la suggestiva arena del cinema allestita per l’occasione in Campo San Polo a Venezia se ne siano andate silenziosamente e più meditabonde che mai, come se avessero assistito ad una cerimonia. Cosa non da poco, visti i tempi che corrono.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-7199542956405542231?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/7199542956405542231/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/09/faust-di-sokurov.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/7199542956405542231'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/7199542956405542231'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/09/faust-di-sokurov.html' title='Faust di Sokurov'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/LQqvaEB3Yv4/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-4249711545771103140</id><published>2011-08-01T21:48:00.008+02:00</published><updated>2011-08-01T23:26:06.119+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>'notte</title><content type='html'>Arieccoci per uno "spuntino" filosofico in una notte di mezza estate. E questa volta voglio parlarvi proprio della notte servendomi di svariati pretesti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo non poteva che essere il famosissimo standard di Thelonious Monk: &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=OMmeNsmQaFw&amp;playnext=1&amp;list=PL2C0E5831767BAE37"&gt;'Round Midnight&lt;/a&gt;. Classica dimostrazione di come e quanto la musica possa superare qualsiasi parola o definizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo pretesto consiste nell'&lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/705/p1010344yj.jpg/"&gt;immagine&lt;/a&gt; che ho posto come nuovo sfondo del blog. Si tratta di una foto che ho scattato a Venezia. Chiunque c'è stato di notte sa infatti che Venezia dà il meglio di sé quando indossa l'abito da sera. Non a caso, Brodskij la descrive così nel suo diario veneziano intitolato "Fondamenta degli Incurabili":&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il lento procedere del vaporetto attraverso la notte era come il passaggio di un pensiero coerente attraverso il subconscio. Sui due lati, con l'acqua nera come pece fino al ginocchio, si levavano gli enormi stipi intagliati di scuri palazzi ricolmi di tesori insondabili. L'atmosfera complessiva aveva qualcosa di mitologico, anzi di ciclopico per essere precisi; ero entrato in quell'infinito che prima potevo solo contemplare dai gradini della Stazione. Intorno a noi i passeggeri se ne stavano immobili, e quando avevano qualcosa da dirsi usavano toni altrettanto sommessi, come se anche i loro discorsi riguardassero cose di natura intima. Poi, per un momento, il cielo fu oscurato dalla vasta parentesi marmorea di un ponte, e di colpo tutto fu inondato di luce. "Rialto" mi disse una ragazza con la sua voce normale&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pretesto numero tre: salvare la notte dalla &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=oOh_fJELK9o"&gt;filastrocca marzulliana&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quarto, e decisivo, pretesto l'ho tratto dalla lettura degli "Inni alla notte" di Novalis (alias Friedrich Von Weissenfels), uno dei tanti filosofi inspiegabilmente ignorati sia in ambienti accademici che dal "grande pubblico". Dietro gli "Inni" c'è la profonda convinzione novalisiana dell'insufficienza dell'umanità di fronte alla soluzione dei grandi problemi del pensiero e delle relazioni tra mondo visibile e quello invisibile, tra questo mondo e l'aldilà. Insufficienza affermata nonostante la pretesa del suo secolo di proclamarsi in grado di far luce su tutto (Illuminismo). Novalis protesta contro questa pretesa, ed esprime la sua fiducia nella poesia, nella spiritualità mistica e nelle tenebre della notte. Per questo è meglio lasciarvi in sua compagnia; nel frattempo, buona notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Quale vivente, dall'acuta sensibilità, tra le meravigliose visioni che riempiono il vasto spazio attorno a lui, non ama sopra ogni altra l'omnigioconda luce - coi suoi colori, coi suoi raggi, coi suoi ondeggiamenti, con la sua mite onnipresenza, come il giorno nel suo risvegliarsi?&lt;br /&gt;Ma io mi volgo in giù, verso la notte, che è santa, indescrivibile, misteriosa. Lontano giace il mondo - sommerso in un profondo sepolcro; - deserta e solitaria è la sua posizione. Nel petto vibrano le dolorose corde di una profonda malinconia. Voglio precipitare giù nelle gocce di rugiada e mischiarmi con la cenere.&lt;br /&gt;Nei loro abiti bigi, come la nebbia della sera quando il sole è tramontato, mi vengono incontro lontananze di ricordi, desideri di gioventù, sogni d'infanzia, le brevi gioie di tutta la lunga vita, e le vane speranze. [...] Ma cos'è che scaturisce pieno di tristi presagi da sotto il cuore e trangugia la dolce aria della malinconia? Hai dunque anche tu un beneplacito in noi, oscura notte? Che cos'hai dunque sotto il tuo mantello, che invisibile e potente mi penetra nell'anima?&lt;br /&gt;In alto sollevi le grevi ali della mente. Noi ci sentiamo oscuramente e inespimibilmente eccitati. Quanto povera e infantile m'appare ora la luce - quanto letificante e benedetto l'addio al giorno!".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Deve sempre il mattino ritornare? Non va mai alla fine la potenza terrena? Una fatale operosità consuma il celeste volo della notte. Non avverrà mai che l'arcano sacrificio dell'amore bruci eternamente?&lt;br /&gt;Fu attribuito in misura determinata alla luce il suo tempo; ma fuori dei limiti del tempo e dello spazio si estende l'imperio della notte. - Eterna è la durata del sonno. Santo dormire - non rallegrare avaramente coloro che sono consacrati alla notte in questa quotidiana fatica terrestre. Essi non sanno che sei tu a volteggiare intorno al delicato seno della ragazza e che dal suo seno fai cielo - essi non presentono che tu apri il paradiso e porti la chiave delle abitazioni ai beati, silenziosa ambasciatrice di misteri infiniti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Una volta io spandevo amare lagrime, e la mia speranza si struggeva mortalmente nel dolore, ed io solitario stavo presso lo sparuto colle che nell'angusto e buio spazio nascondeva la fisionomia della mia vita - solitario come mai alcuno in solitudine si trovò, ero premuto in un'angoscia indescrivibile - privo di forza, io non riuscivo a concepire che un pensiero di miseria.&lt;br /&gt;Con infinita bramosia mi attaccavo alla fuggente e spenta vita: - allora dall'azzurra lontananza venne un tremito crepuscolare e ad un tratto la catena della luce strappò il vincolo della nascita. Là fuggì la magnificenza terrena, e con essa la mia mestizia; insieme si dileguò il mio dolore in un mondo nuovo, abissalmente profondo e tu, ispirazione notturna, dormiveglia del cielo, venisti su di me e lentamente la regione si sollevò in alto; su questa regione si librò il mio spirito disimpegnato, nato a nuova vita. [...] Millenni precipitarono lontano nel profondo, come temporali. Al suo collo io piansi alla nuova vita lagrime incantevoli.&lt;br /&gt;Era questo l'unico sogno - e da quel momento io sperimento una fede immutabile nel cielo della notte e nella sua luce. La luce dell'amata".&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-4249711545771103140?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/4249711545771103140/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/08/notte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/4249711545771103140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/4249711545771103140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/08/notte.html' title='&apos;notte'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-5674291946788180473</id><published>2011-07-02T19:53:00.012+02:00</published><updated>2011-07-02T21:03:23.218+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Nel dubbio, non facciamo solo gli scongiuri</title><content type='html'>Dopo esserci "dilettati" con l'arte contemporanea torniamo alle nostre discussioni semiserie. E lo facciamo prendendo in considerazione un tema particolarmente scottante, qual'è il rapporto uomo-ambiente. A dirla tutta, lo spunto di questo nuovo post l'ho tratto da &lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/28/ambientalisti-che-voglia-di-catastrofe/128796/"&gt;questa&lt;/a&gt; lettera di Pascal Bruckner (di cui, confesso, non conosco nessuna opera) e dalla sua logica argomentativa quantomeno bizzarra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volendo sintetizzare ai minimi termini, Bruckner accusa gli ambientalisti di fare dei futili catastrofismi visto che possiamo spassarcela ancora per un po' e che, quindi, non abbiamo alcun motivo di "fasciarci la testa" &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ex-ante&lt;/span&gt; possibili catastrofi. Così scrive Bruckner:&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;I discorsi allarmisti sull’atomo, sul clima, sul futuro del pianeta, nascondono una contraddizione. Se la situazione è così grave come dicono, a che serve insorgere? Perché non lasciarsi andare aspettando il diluvio? Per quanto riguarda le soluzioni suggerite, sembrano inferiori alla gravità del male. Sappiamo tutti cosa propongono la maggior parte delle correnti di questo movimento: abbandonare le automobili, i viaggi in aereo, consumare prodotti locali, abbandonare la carne, riciclare i rifiuti, piantare alberi, moderare i desideri, impoverirsi volontariamente. Tanto rumore per nulla! Enormità della diagnosi, derisione dei rimedi. Come fossimo gentili boy scout, ci prodigano di consigli d’economia casalinga degni delle nostre nonne. Poiché siamo sprovvisti di qualsiasi potere di fronte al Pianeta, facciamo fruttare quest’impotenza con piccoli gesti propiziatori: salire le scale a piedi, diventare vegetariani, andare in bicicletta… Gesti che ci danno l’illusione di agire per la terra&lt;/span&gt;". Per il resto, la lettera prosegue trascinando (stancamente) la stessa logica all'insegna del "futti e futtatindi", che preferisco risparmiarvi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perciò, proviamo a rispondere ad un filosofo con un altro Filosofo, che non penso si possa facilmente liquidare come un 'catastrofista' sia dal punto di vista ideologico che situazionale, in quanto dubito che già all'epoca della sua riflessione avessero a che fare con le attuali problematiche ambientali. Dunque, a lui la parola e a voi l'ardua sentenza finale su chi ci convenga ascoltare: "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il possesso del nutrimento è concesso dalla stessa natura a tutti gli esseri viventi, dalla loro nascita sino al compimento del loro sviluppo. E' chiaro che anche agli esseri umani bisogna estendere la garanzia naturale del cibo e stabilire che le piante esistono in vista degli animali e gli altri animali, se non tutti almeno la maggior parte, esistono in vista dell'uomo. Se, dunque la natura non fa nulla di inutile né di imperfetto, è necessario che essa abbia fatto tutte queste cose in vista dell'uomo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ma, nonostante ciò che dice Solone, ovvero che "nessun chiaro confine di ricchezza v'è per gli uomini", è ragionevole affermare che la quantità di simili mezzi sufficiente per una vita buona non è infinita. Dunque, una sola è la specie di acquisto dei beni che si possa definire naturale o giusta, ed è quella che ci deve mettere in condizione di raccogliere i mezzi strettamente necessari alla vita e utili alla comunità politica e familiare".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;ad alcuni sembra che il compito dell'amministrazione domestica&lt;/span&gt; [in greco &lt;span style="font-style:italic;"&gt;oiko-nomia&lt;/span&gt;] &lt;span style="font-style:italic;"&gt;sia quello di salvaguardare o aumentare all'infinito la consistenza del patrimonio pecuniario. La causa di questo atteggiamento è l'affaticarsi intorno a quelle cose che permettono di vivere, senza preoccuparsi di vivere bene, e poiché il desiderio di quelle cose non ha limiti, si desiderano i mezzi produttivi illimitati&lt;/span&gt;". &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ipse dixit&lt;/span&gt; Aristotele nel libro primo della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Politica&lt;/span&gt;. Perciò, anziché dannarci affannosamente per cercare nuove risorse energetiche da "spruppare" fino all'osso, non ci converrebbe rivedere il problema a monte, ovvero moderando all'insegna della sobrietà (e non del catastrofismo) i nostri &lt;span style="font-style:italic;"&gt;standards&lt;/span&gt; di consumo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ps: ridendo e scherzando questo blog ha compiuto un anno di vita. Più di 6000 visite non sono certo una bazzecola per un pincopallino qualsiasi come il sottoscritto. Perciò mi riprometto di dare una "svecchiata" grafica al blog (continuando a sostenere con voi che, volenti o nolenti, non possiamo non dirci filosofi).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-5674291946788180473?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/5674291946788180473/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/07/nel-dubbio-non-facciamo-solo-gli.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5674291946788180473'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5674291946788180473'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/07/nel-dubbio-non-facciamo-solo-gli.html' title='Nel dubbio, non facciamo solo gli scongiuri'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-7377000226469857391</id><published>2011-06-17T12:12:00.022+02:00</published><updated>2011-06-23T13:24:05.765+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Arte'/><title type='text'>L'arte non è cosa nostra - Biennale 11</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Per Liberareggio.org&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Al rapimento estasiante ricercato dalle belle arti ora ci si contrappone drasticamente rendendo l’opera d’arte centro di uno scandalo. La nuova esigenza dell’opera d’arte diventa suscitare la pubblica indignazione".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste parole di Walter Benjamin (pubblicate nel 1936 nel celebre saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”) mi aiutano non poco per introdurvi in questo breve reportage della Biennale, rassegna internazionale d’arte che si tiene dal 1907 a Venezia. Il gusto di provocare può essere infatti preso come il filo rosso che lega tra loro tutti i padiglioni della Biennale 2011. Niente può sfuggire al caustico sguardo dell’arte contemporanea: dalla “sete di mattone” di chi vuole possedere a tutti i costi una propria abitazione, anche se di formato extra-small (foto &lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/854/79078899.jpg/"&gt;1&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/194/62079515.jpg/"&gt;2&lt;/a&gt;), al bisogno disperato di un impiego fisso, per quanto monotono e logorante possa essere (&lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/59/97626429.jpg/"&gt;3&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/801/57250062.jpg/"&gt;4&lt;/a&gt;), obiettivo indispensabile per sentirci nel nostro piccolo onnipotenti quando preleveremo il nostro stipendio al bancomat-organo che accompagna ogni operazione con una sinfonia aulica (&lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/694/55945245.jpg/"&gt;5&lt;/a&gt;) e per poter soddisfare i nostri capricci consumistici all’insegna dell’hi-tech (&lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/841/37168559.jpg/"&gt;6&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/135/99971167.jpg/"&gt;7&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto a provocazione non è stato da meno il padiglione Italia, dal titolo “L’arte non è cosa nostra”, sia per il suo formato monstre in occasione del 150° anniversario dell’unità nazionale (più di 200 opere esposte), sia per i contenuti proposti. Al di là dell’immancabile satira politica e di costume (&lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/225/93063575.jpg/"&gt;8&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/685/25919212.jpg/"&gt;9&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/195/57262287.jpg/"&gt;10&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/402/60515417.jpg/"&gt;11&lt;/a&gt;), non poteva mancare uno sguardo alla storia e alle sorti italiche: ecco così Garibaldi che diventa un feticcio da oltraggiare (mettendo insolitamente d’accordo Nord e Sud) (&lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/850/89845999.jpg/"&gt;12&lt;/a&gt;), e l’Italia che viene vista come una martire crocifissa e ancora sanguinante (&lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/219/99581880.jpg/"&gt;13&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a colpire particolarmente l’attenzione generale è stato il Museo della Mafia, curato da Cesare Inzerillo e Vittorio Sgarbi. Al suo oscuro interno i visitatori si ritrovano (metaforicamente) faccia a faccia con i ritratti (&lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/199/91331017.jpg/"&gt;14&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/36/35619999.jpg/"&gt;15&lt;/a&gt;) e le gigantografie dei più pericolosi boss d’Italia, tra cui alcune star reggine (&lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/641/89101096.jpg/"&gt;16&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/32/78688108.jpg/"&gt;17&lt;/a&gt;); possono inoltre osservare la ferocia delle esecuzioni militari dei mafiosi con una galleria di foto per stomaci forti (&lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/845/47507740.jpg/"&gt;18&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/706/98922992.jpg/"&gt;19&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/545/31299562.jpg/"&gt;20&lt;/a&gt;); possono far loro visita nelle anguste cabine per le visite in carcere (&lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/219/66653112.jpg/"&gt;21&lt;/a&gt;); possono infine ricordarsi la sorte di chi ha cercato di ostacolarli (&lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/29/17260916.jpg/"&gt;22&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/838/68911088.jpg/"&gt;23&lt;/a&gt;). Ma, per fortuna, essere meridionali non vuol dire per forza essere mafiosi. Queste ultime due opere che vi propongo colgono due simboli universali della meridionalità e soprattutto della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;‘rriggitanità&lt;/span&gt;: da un lato la fatica sul volto e sulle mani di chi tira avanti a campare (&lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/864/66621342.jpg/"&gt;24&lt;/a&gt;), e dall’altro il sacro ozio di chi si ferma a guardare il vuoto di fronte a sé (&lt;a href="http://imageshack.us/photo/my-images/807/39038377.jpg/"&gt;25&lt;/a&gt;). Insomma, se tutti siamo un po’ artisti, i ‘rriggitani lo sono ad &lt;span style="font-style:italic;"&gt;honoris causa&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-7377000226469857391?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/7377000226469857391/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/06/larte-non-e-cosa-nostra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/7377000226469857391'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/7377000226469857391'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/06/larte-non-e-cosa-nostra.html' title='L&apos;arte non è cosa nostra - Biennale 11'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-6695087206694816612</id><published>2011-05-13T21:09:00.005+02:00</published><updated>2011-05-14T14:01:05.426+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Disperati ululati impolitici</title><content type='html'>“Dovunque, in ogni tempo c’è stato gran malcontento contro i governi, le leggi e le pubbliche istituzioni; ma per la maggior parte è stato solo perché si è sempre pronti a far pesare su di quelli la miseria che è la compagna inseparabile dell’umana esistenza, in quanto essa è, per dirlo coi miti, la maledizione che colpì Adamo e tutto il seme con lui. Eppure mai quel miraggio ingannevole è stato manovrato in maniera tanto subdola e sfacciata quanto dai demagoghi del presente. Costoro sono infatti, in quanto nemici del cristianesimo, degli ottimisti: il mondo per loro è ‘fine a se stesso’, cioè, per sua natural conformazione, disposto a meraviglia, è la vera dimora della felicità. Invece i suoi mali, strazianti e infiniti, li ascrivono tutti ai governi; ché, se quelli, dicono, facessero il loro dovere, avremmo il paradiso in terra, vale a dire tutti potrebbero ingozzarsi, sbevazzare, moltiplicarsi e crepare senza la minima pena o fatica: infatti questa è la parafrasi del loro ‘fine a se stesso’, la mèta di quell’’infinito progresso dell’umanità’ che non si stancano di annunciare col loro pomposo frasario”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo incipit tratto dalla &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dottrina giuridica e politica&lt;/span&gt; di Schopenhauer mi aiuta ad introdurvi al tema di un nuovo intervento. L'ispirazione mi è stata fornita, oltre che dalla solita sensazione di bombardamento mediatico-politico in tempi di campagne elettorali, dalla lettura delle frizzanti &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Considerazioni di un impolitico&lt;/span&gt; di Thomas Mann. Ma prima una doverosa una premessa: non sono né un filomonarchico né simpatizzo per idee anarchiche o quant'altro. Credo anzi che la democrazia sia l'unico assetto statale che possa assicurare una qualche parvenza di libertà. Del resto, basta guardare a quante persone stanno combattendo in Africa e Medioriente per avere quello che noi già abbiamo per capire che non vi sono alternative migliori alla "demoretoricrazia", come la definisce sprezzantemente il Mann delle &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Considerazioni&lt;/span&gt;. Dunque, prendete quest'intervento come un momento di "intollerabile lucidità" (per citare il caro Cioran) o, se volete, come il pretesto per mettere ironicamente in luce i difetti della vecchia democrazia occidental-style. Del resto, come scrive lo stesso Mann, "parlare del contrario di una cosa è un'altra maniera di parlare della cosa stessa, una maniera anzi, che può servire benissimo a capirla concretamente".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E riguardo ai difetti della democrazia credo che anche voi, come me, sopportiate con difficoltà le alte dosi di retorica, demagogia, moralismo che poi implodono con straordinaria facilità in squallide aggressioni verbali (e non solo) a cui ormai assistiamo rassegnati. A tal proposito Mann scrive: "Il politico fa in modo di aprire fra se stesso e ogni animo sensibile contrario alla sua 'dottrina' tutto l'abisso che separa la virtù dalla depravazione. La solidarietà e fraternità di tutti gli uomini dello spirito che egli va proclamando, sono fraternità e solidarietà molto esclusive; escludono infatti severissimamente tutto quello che è altro da lui, escludono dubbi e contestazioni. Quel che gli preme non è uguaglianza di rango e valore, nè il fattore umano, bensì l'uniformità delle opinioni e la capacità di farle valere. Per questo si circonda di cervelli subalterni, di persone da cui non deve temere di essere nè contraddetto nè ostacolato, e tanto meno offeso. Egli ha bisogno di avere ragione. In questa maniera però si addormenta per sempre la coscienza, svanisce a poco a poco l'amore per il vero e per il giusto, e presto si giunge a quel grado di corruzione e di bigotteria dove a tutti coloro che non giurano fedeltà alla 'dottrina' è lasciata la scelta di considerarsi dei farabutti o dei mentecatti. Ecco la libertà di spirito come la intende il politico. Ecco la "solidarietà di tutti gli uomini dello spirito" come l'ha in mente lui. E dire che un tale fariseismo rigido e gelido va in giro a predicare l'umanità...".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Lo Stato democratico è tanto poco diretto a combattere l’egoismo come tale, che anzi si è formato dall’egoismo di tutti, i quali, agendo in perfetta intesa e con metodo, sono passati dal punto di vista privato a quello generale, per cui la somma dei singoli egoismi si è costituita in un egoismo comunitario. […] “Una costituzione statale in cui si attuasse il diritto astratto, sarebbe una cosa eccellente per altri esseri che non fossero gli uomini; siccome la grande maggioranza degli uomini è per natura massimamente egoista, ingiusta, senza scrupoli, menzognera, talvolta anche malvagia e, in più, di ben meschina intelligenza, nasce la necessità di una forza concentrata in un solo uomo, posta anche al di sopra delle leggi e del diritto, esente da qualsiasi responsabilità. Soltanto così, a lungo andare, l’umanità può essere tenuta a freno e governata”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E aggiunge ancora:"Ogni uomo di pochi discorsi, amante della verità e dotato di un onesto pessimismo dunque riconoscerà seriamente l’eterna inconciliabilità del conflitto tra la società e l’individuo. Riconoscerà che la vita sociale è e rimane la sfera della necessità immediata, del compromesso, delle antinomie irriducibili; parlerà di patetico inganno dei popoli, quando l’educazione illuminata a fondo positivistico promette la realizzazione di un’armonia degli interessi sociali e individuali tramite quell’impossibile demarcazione dei ‘diritti’ del singolo nei confronti degli uguali ‘diritti’ degli altri, e dunque la ‘libertà’, il ‘benessere individuale’, la ‘felicità’. Questo non è un motivo per incrociare le braccia; è motivo tuttavia per negare, su un piano spirituale, l’ubbidienza all’illuminismo politico. La sua untuosa nobiltà d’animo, la sua devozione compiaciuta ripugneranno a un uomo schietto, non solo perché egli capisce che la ‘felicità’ assicurata da tale illuminato messaggio è irraggiungibile, ma anche perché come ‘felicità’ gli sembra tutt’altro che desiderabile, anzi, del tutto indegna dell’uomo, in contrasto con lo spirito e con la cultura, ruminante e pacifica come mucche al pascolo e fondamentalmente senza anima".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, ride bene chi ride ultimo: e così anche noi, in quanto "popolo sovrano" siamo bersaglio delle ironie manniane: "Il popolo è giusto, saggio e buono. Tutto quello che fa è virtuoso e vero, per nulla esagerato, errato o delittuoso". Era Robespierre. Siamo di nuovo a quel punto? E' di nuovo a tal punto il nostro giudizio tiranneggiato dai tempi, da prendere per verità questa disgustosa santimonia? [...] Signore Iddio, il popolo! E' il popolo che sulle piazze canta e grida quando scoppia una guerra, ma incomincia a brontolare, a lamentarsi per dire che la guerra è un'impostura, se dura troppo e impone privazioni. Allora, se può, fa la rivoluzione; ma non di sua iniziativa, giacchè per le rivoluzioni ci vuole lo spirito e il popolo, di spirito, non ne possiede un granello. Non possiede che la violenza, unita all'ignoranza, alla stupidità e alla stortura". [...] Voi ritenete che il popolo abbia una mentalità progressista? "La tendenza del gregge" - dice Nietzsche - "è sempre a lasciare le cose come sono; non ha in sè nulla di creativo". Questa è una teoria a cui risponde il fatto spesso constatato che non c'è al mondo tanta inclinazione all'inerzia quanta nel popolo più basso, che l'ideale dell'assoluta inazione è tipico della classe che a malincuore si assume il titolo di 'lavoratrice'".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Il popolo come entità che non sa governare né si lascia governare non è un prodotto dei tempi moderni. E’ stato e sarà sempre così. Questa situazione tormentosa è di tutti i tempi e di tutti i paesi. E non meno internazionali sono i palliativi usati per porvi rimedio: si chiamano politica interna, Parlamento, ‘democrazia’. [...] I capi, penso, vanno considerati come gli esponenti di una collettività; biasimare loro vuol dire biasimare se stessi, e allora forse si farebbe meglio a biasimare direttamente se stessi. Detesto il metodo di buttare la colpa su qualcuno, di ostracizzarlo, detesto gli sproloqui dei politicanti e la loro mania di prendersela con i ‘responsabili’, quel criticare da piazza tanto di moda fra i popoli latini, il loro “Piove? Abbasso il governo!”. Rincarando poi la dose nuovamente con Schopenhauer: "un sovrano eternamente minorenne che in conseguenza deve sottostare a una tutela permanente e non potrà mai da solo amministrare i propri diritti senza provocare infiniti pericoli; tanto più che, come tutti i minorenni, diventa facilmente lo strumento di insidiosi malfattori che appunto perciò si chiamano demagoghi”.&lt;br /&gt;&lt;iframe width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/qBH0Lj-GfCg" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse "c'hazzeccato" ancora...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-6695087206694816612?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/6695087206694816612/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/05/disperati-ululati-impolitici.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6695087206694816612'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6695087206694816612'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/05/disperati-ululati-impolitici.html' title='Disperati ululati impolitici'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/qBH0Lj-GfCg/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-7672391640292316195</id><published>2011-04-17T00:11:00.008+02:00</published><updated>2011-04-17T01:42:01.592+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>A spasso con Heidegger - part 2</title><content type='html'>Dopo il precedente post con cui ho cercato di introdurvi il più semplicemente possibile in quel affascinante labirinto che è "Essere e tempo", proseguiamo a spasso con Heidegger. Ci eravamo lasciati con tanti interrogativi; vediamo allora di rispondere ad uno ad uno introducendo nuovi elementi dell'analitica heideggeriana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver constatato che nell'esistenza quotidiana, ovvero nel dominio della sfera del Si, non si concretizza altro che un appiattimento logorante di ciascun individuo, inconsciamente assorbito dai meccanismi della quotidianità, ci siamo chiesti perché l'Esserci (ovvero quell'ente che noi tutti siamo) non si sottrae a tutto ciò. La risposta è semplice quanto inquietante. Perché proprio attraverso quell'essere nel mondo all'insegna della banalità, della routine fatta di giorni scanditi da momenti, abitudini e attività sempre uguali (e quando Heidegger esprime ciò definendo il nostro domani come "un eterno ieri" possiamo toccare con mano quel rivolo di poesia che scorre anche nella filosofia) noi ci sentiamo tranquilli e protetti. Trascorriamo la gran parte della nostra esistenza facendo ciò è meglio che si faccia; non abbiamo tempo per soffermarci un attimo a pensare qualcosa di più profondo rispetto a "cosa mi magno stasera?" o "cosa c'è in TV?".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scherzi a parte (che poi tanto scherzi non sono), con questo non voglio demonizzare la quotidianità. Commetterei un grave errore che ogni fedele heideggeriano non finirebbe mai di rinfacciarmi. Infatti, come predica Heidegger, sarebbe impossibile decidere di sfuggire da questa dimensione della nostra esistenza, dato che essa è pur sempre una possibilità strutturale del nostro essere. Ovvero, fa parte di noi disperderci, distrarci, diventare dei piccoli "automi" al servizio del nostro capo/manager/cliente/amico/fidanzata e quant'altro. Ma se la quotidianità costituisce gran parte della nostra esistenza, come possiamo diventare consapevoli di ciò? E, dopo esserne diventati consapevoli, cosa fare per ottenere la tanto agognata autenticità o, se siete amanti del lessico filosofico, dell'essere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Heidegger, l'unico modo di sottrarsi al nostro inevitabile decadimento è reso possibile da alcuni improvvisi e particolari "stati d'animo". In "Lettera sull'umanismo" il filosofo ne elenca alcuni come la noia e, non vorrei sbagliarmi, anche l'amore; ma in "Essere e tempo" lo stato d'animo rivelatore è quello dell'angoscia. Heidegger spiega meglio come intende l'angoscia distinguendola dalla paura. Nonostante entrambe possano essere pensate come una fuga, l'angoscia è diversa dalla paura per il davanti-a-che si fugge: qualcosa di minaccioso, ma di ben determinato (es: un leone voglioso di assaporare le vostre carni) nel caso della paura; il nostro essere-nel-mondo nell'indeterminatezza di ciò che potrà essere nel caso invece dell'angoscia. Nell'angoscia propriamente noi non fuggiamo da nulla perché tutto ci appare così privo di senso e importanza al punto tale da svanire. Non restiamo che noi. Soli con noi stessi. Abbandonati, anzi, a noi stessi in quanto gettati-nel-mondo (tranquilli, l'abuso di trattini non è dovuto a qualche patologia ma è per trasporre le cruciali definizioni esistenziali heideggeriane). L'angoscia non può essere prevista: essa ci appartiene dal primo istante della nostra esistenza, in quanto fin dal nostro primo respiro noi siamo gettati nel "nulla" della nostra esistenza. E qui il nulla non allude ad una svalutazione del valore della vita, bensì al fatto che non siamo a fondamento della nostra esistenza: non possiamo scegliere quando e come nascere; non sappiamo neanche quale e se ci sia un perché della nostra esistenza; non ci è dato sapere quando, come e perché torneremo a questo nulla da cui siamo spuntati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sento già l'eco dell'apparentemente ingenua domandina di fronte alla quale però filosofi di tutti i tempi sono impalliditi o hanno reagito sdegnosamente (argomentando che la filosofia non si "può sporcare così le mani" ecc. ecc.): ok, stando così le cose, che cosa ci resta da fare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Heidegger, con quella sfrontatezza teutonica che contraddistingue ogni sua pagina, ci risponde. E lo fa collegandosi proprio a quell'ultima constatazione che abbiamo fatto a proposito della fine della nostra esistenza, cioè la morte. Prima che iniziate a fare gli scongiuri e a toccare ferro, è necessario spiegare questa particolare scelta heideggeriana. Abbiamo visto, a proposito della quotidianità, come uno dei problemi fosse quello che in essa l'Esserci non si pone minimamente il problema della sensatezza della propria esistenza perchè troppo "preso" da altri o da altro. Dunque, il cammino lungo le vie dell'essere e dell'autenticità non può che essere un cammino da intraprendere da soli. In questo l'angoscia ci dà una grossa mano, facendo non solo "scomparire" tutto ciò che ci circonda, ma aprendoci anche la possibilità di dirigere il nostro pensiero alla nostra morte, ovvero verso l'essere-per-la-morte. Tranquilli, non intendo invitarvi al suicidio. Anzi col suicidio, per dirla con Heidegger, ci resterebbe fatalmente precluso il senso della morte "naturale" che incombe su di noi e può arrivare in qualsiasi momento, senza che noi possiamo farci nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per evitare simili fraintendimenti e chiarire come pensare la morte, Heidegger fa alcuni esempi pratici riferendosi alla morte come fine, ossia acquisizione di un resto, riempimento di una mancanza, raggiungimento della completezza. Tutti questi significati si rivelano insufficienti per Heidegger, dato che con essi non si fa altro che reiterare quella logica matematico-calcolante con cui affrontiamo le questioni di tutti i giorni. La morte, allora, deve essere pensata come la possibilità suprema della nostra esistenza, o come la possibilità dell'impossibile (dato che dopo di essa non ci siamo più). Solo tenendo sempre presente questo limite invalicabile nelle nostre riflessioni e decisioni potremo, secondo Heidegger, rivolgere le nostre energie a ciò che più conta e smettere di inseguire infinitamente progetti, come se dovessimo esistere in eterno. Certo, anticipare, precorrere in un simile modo la possibilità ed il senso della morte in ogni nostra azione vuol dire fare una vita pesante, difficile, angosciante. Ma siamo sicuri che l'altra alternativa di cui disponiamo (la prigione falsamente dorata del Si) sia tanto meglio? Heidegger scalpita per risponderci: "L'anticipazione della morte svela all'Esserci la dispersione nel Si stesso e, sottraendolo ad esso, lo pone innanzi alla possibilità di essere se stesso, in una libertà appassionata, affrancata dalle illusioni del Si, effettiva, certa di se stessa e piena di angoscia: la LIBERTA' PER LA MORTE".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a target='_blank' title='ImageShack - Image And Video Hosting' href='http://img28.imageshack.us/i/heidegger.jpg/'&gt;&lt;img src='http://img28.imageshack.us/img28/710/heidegger.jpg' border='0'/&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-7672391640292316195?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/7672391640292316195/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/04/spasso-con-heidegger-part-2.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/7672391640292316195'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/7672391640292316195'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/04/spasso-con-heidegger-part-2.html' title='A spasso con Heidegger - part 2'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-6621994415309603806</id><published>2011-03-12T22:19:00.003+01:00</published><updated>2011-03-13T00:20:34.292+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Heidegger e la quotidianità</title><content type='html'>Ogni tanto era spuntato tra le righe del nostro blog, ma mancava ancora un intervento dedicato esclusivamente a Martin Heidegger. Personaggio un po' controverso per tanti motivi, Heidegger è sicuramente il filosofo che più di tutti ha attirato e attira ancora l'attenzione di larghe fette degli 'specialisti' di filosofia (accademici e non). Ovviamente non pretendiamo qui di inserirci nei dibattiti-fiume fra 'heideggeriani' e 'anti-heideggeriani' bensì, come nostro solito, confezionare un piccolo omaggio ai protagonisti della Filosofia, illustrando quelle questioni che possano solleticare maggiormente il vostro interesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di affrontare il tema di oggi è necessaria una piccola premessa introduttiva all'opera presa in esame. "Essere e tempo" non è un trattato filosofico qualsiasi: non soltanto per il fatto che il suo iter compositivo è rimasto interrotto (Heidegger scrisse e pubblicò soltanto una delle due parti previste nel progetto dell'opera), ma soprattutto per il problema da cui prende le mosse il discorso heideggeriano: la secolare e decaduta questione dell'essere. Decaduta a causa dell'evidente incapacità della filosofia di pervenire ad un risultato soddisfacente, a causa della vaghezza e della polisemia di questo concetto, di cui ogni filosofo ha dato una propria e controversa definizione. In mezzo a questo caos ormai calmo sbuca Heidegger che, nel 1927, pretende di riportare in auge la riflessione sull'essere, ma da un punto di vista rivoluzionario rispetto alla tradizione della metafisica occidentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Heidegger infatti rileva che, se da un lato noi mostriamo di avere un rapporto strutturale con l'essere (dato che lo adoperiamo come verbo-copula anche nella più banale discussione quotidiana), dall'altro siamo inspiegabilmente incapaci di rispondere alla semplicissima domanda "Ma che cos'è questo benedetto essere?". Ed è qui che sta l'inghippo secondo Heidegger, ovvero su come ci interroghiamo sull'essere e, quindi, su come lo cerchiamo. I filosofi di tutti i tempi hanno sbagliato completamente strada, dato che hanno cercato questo essere come se fosse un qualsiasi oggetto con cui possiamo entrare in contatto e riporlo nella cassaforte della nostra conoscenza. Conseguenza di tutto ciò: caos concettuale, definizioni sprecate, caduta nella vuota genericità del problema dell'essere e della metafisica in generale. Allora, per cercare di riparare a tutto ciò, Heidegger prova ad affrontare il problema da un diverso punto di partenza: non più dall'astrattezza della riflessione concettuale, ma proprio da ciò che la filosofia aveva considerato 'inferiore' rispetto alle vette del suo pensiero puro, ovvero la 'banale' concretezza dell'esperienza quotidiana, cioè del nostro modo di essere di tutti i giorni in mezzo ai nostri simili in cui passiamo praticamente tutta la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembrerebbe un paradosso pretendere di riuscire a raggiungere l'essere, forse il concetto che presume più di tutti una ricerca intimistica e isolata, osservando il nostro modo di essere con gli altri. Ma per Heidegger non si può procedere diversamente: del resto in che altro modo conosciamo noi stessi se non a partire dalle nostre reazioni verso le vicende esterne, verso gli altri, verso la natura-ambiente che ci circonda? Si tratta di un presupposto imprescindibile per la nostra esistenza, senza del quale non avremmo modo di esplicare la nostra volontà, forza, impulsi. Il nostro modo di essere si fonda, dunque, sul fatto di essere aperti, rivolti ad altro rispetto a noi e, quindi, anche nella possibilità di essere totalmente presi, assorbiti e istupiditi da cose futili e banali. Su questa possibilità, secondo Heidegger, si fonda proprio la quotidianità, definita dal filosofo come deiezione-dispersione nella sfera del "Si" (sottolineando già a livello lessicale la contrapposizione con la sfera dell'autenticità, ovvero del "Sè"). In questo mondo del Si ognuno è come l'altro, giacché il Si non è nessuno e, insieme, è tutti. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Nell'uso dei mezzi di trasporto o di comunicazione pubblici, dei servizi di informazione (i giornali) ognuno è come l'altro. Questo essere-assieme dissolve completamente il singolo Esserci [l'ente che noi siamo, così denominato da Heid.] nel modo di essere "degli altri", sicché gli altri dileguano ancora di più nella loro particolarità e determinatezza. In questo stato di irrilevanza e di indistinzione il Si esercita la sua autentica dittatura. Ce la passiamo e ci divertiamo come ci &lt;span style="font-style:italic;"&gt;si&lt;/span&gt; diverte; leggiamo, vediamo e giudichiamo di letteratura e di arte come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;si&lt;/span&gt; vede e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;si&lt;/span&gt; giudica. Ci teniamo lontani dalla "gran massa" come ci &lt;span style="font-style:italic;"&gt;si&lt;/span&gt; tiene lontani, troviamo "scandaloso" ciò che &lt;span style="font-style:italic;"&gt;si&lt;/span&gt; trova scandaloso. Il Si, che non è un'Esserci determinato ma tutti (anche se non come somma), decreta il modo di essere della quotidianità". ("Essere e tempo", § 27).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se siamo quotidianamente sottoposti a questa dittatura "pubblica", perché non ce ne sottriamo? Anzi, ancor prima, come possiamo accorgerci di tutto ciò? Esiste una possibilità di sottrarci alla dispersione quotidiana, una sorta di contro-movimento alla nostra strutturale tendenza a decadere nel Si? In cosa consiste esattamente questo Si? Tante domande si accavallano per cui non ci resta che proseguire nella lettura di Heidegger (nel prossimo intervento però).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-6621994415309603806?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/6621994415309603806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/03/heidegger-e-la-quotidianita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6621994415309603806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6621994415309603806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/03/heidegger-e-la-quotidianita.html' title='Heidegger e la quotidianità'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-454601973456588607</id><published>2011-03-03T00:00:00.010+01:00</published><updated>2011-03-13T00:21:35.981+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cinema'/><title type='text'>Tonino Guerra</title><content type='html'>Forse Tonino Guerra sarà ai più maggiormente riconoscibile per una sua comparsata in uno spot (potenza della pubblicità) anzichè per il suo straordinario contributo alla storia del cinema italiano. In qualità di sceneggiatore ha collaborato con Fellini, Antonioni, Monicelli, De Sica, Visconti, ovvero con Registi che attraverso l'elaborazione di un loro codice cinematografico unico e irripetibile sono riusciti ad ampliare il nostro concetto di film oltre i canoni tradizionali. Ed è in questa tensione o temerarietà 'ulissiana' verso la scoperta di nuovi ambiti espressivi che risiede, secondo il mio insignificante parere, l'essenza dell'arte in generale e, perchè no, della filosofia. Del resto, cos'altro sono l'arte e la filosofia se non delle ricerche infinite, nel senso di mai definitivamente approdabili ad un appagamento definitivo? Ma nonostante la paradossalità di questa situazione inviti chiunque si aspetti da una qualsiasi attività un risultato esatto e definitivamente tangibile a girarne alla larga, allo stesso tempo l'attrazione verso tutto ciò è irresistibile, oltre che razionalmente poco dimostrabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando in tema e ponendo fine alle mie elucubrazioni private, in quest'occasione vi propongo quest'intervista a Tonino Guerra che, oltre a riuscire ad evocare in noi immagini ed episodi bellissimi (vedi:la panchina o il caffè sospeso) ci parla di tante cose di cui abbiamo tentato (malamente) di parlare in questo blog.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;p.s:è un pò lunga ma val la pena vederla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe title="YouTube video player" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/6C6dufxuorI" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-454601973456588607?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/454601973456588607/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/03/tonino-guerra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/454601973456588607'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/454601973456588607'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/03/tonino-guerra.html' title='Tonino Guerra'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/6C6dufxuorI/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-6563387698966125502</id><published>2011-02-16T21:03:00.006+01:00</published><updated>2011-02-16T22:58:29.900+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Marco Aurelio on bus</title><content type='html'>Esco di casa alle nove e un quarto. Dovrei essere all'università alle nove e mezza. "Pazienza - dico tra me e me - farò dieci minuti di ritardo". Salgo sull'autobus. Dopo qualche minuto si capisce che qualcosa non va: una coda disumana si snoda su tutto il Ponte della Libertà. Si sparge la notizia sull'autobus: "C'è un corteo di operai che hanno bloccato il traffico per difendere il loro posto di lavoro" (di questi tempi, niente di nuovo sotto il sole). Preoccupazione, sdegno, insofferenza si impadroniscono delle persone a bordo del mezzo pubblico: chi si lamenta, chi telefona al capo, chi ne approfitta per recuperare un pò di sonno, chi impreca senza troppi complimenti. E anch'io inizio a pensare al mio ritardo che è aumentato almeno di un'ora. Allora, per distrarmi un pò e per ammazzare il tempo inizio a leggere i &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pensieri&lt;/span&gt; di Marco Aurelio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il tempo della vita umana è un punto, la sua sostanza flusso, la sensazione è oscura, l'intero composto fisico facile a corrompersi, l'anima erramento, la sorte realtà indecifrabile, la fama incerta; per dire in breve, tutto quanto attiene al corpo è fiume, quanto riguarda l'anima è sogno e vanagloria, e la vita guerra e viaggio di uno straniero, oblio la fama presso i posteri. Che cosa, dunque, può accompagnarci nel vivere? Una sola ed unica realtà: la filosofia. E questa consiste nel conservare il dèmone interiore &lt;/span&gt;[felicità in greco = eudaimonia, 'spirito buono'] &lt;span style="font-style:italic;"&gt;al riparo da violenza e danno, più forte di piaceri e dolori, tale da non fare alcunchè in modo capriccioso o seguendo menzogna e ipocrisia o non faccia qualcosa; e, ancora, capace di accogliere quel che avviene ed è assegnato come proveniente da quello stesso luogo da cui anch'egli è venuto e sopratutto capace di attendere la morte con lieto pensiero. Perchè essa avviene secondo natura e niente che avvenga secondo natura è male. (II, 17)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non agire controvoglia, nè contro il bene pubblico, nè senza ponderazione nè in modo titubante; e neppure orna l'intelletto con ricercata eleganza; non essere verboso nè troppo affaccendato. Serena luminosità dentro e nessun bisogno dall'esterno del soccorso e della tranquillità che altri possono dare. Diritti bisogna stare, non tenuti diritti. (III, 5)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cercano per sè dei ritiri in campagna, sulle rive del mare, sui monti; anche tu sei solito desiderare fortemente siffatti luoghi. Ma tutto è quanto mai stupido, perchè ti è lecito, in qualunque momento lo desideri, ritirarti in te stesso. E in nessun luogo un uomo si può ritirare più tranquillamente e con meno problemi che nella sua anima, soprattutto chi ha dentro di sè tali valori che, piegatosi a contemplarli, subito si trova pienamente a suo agio; e parlando di agio nient'altro voglio significare se non uno stadio di ordine e decoro. [...] Infine, ricordati di ritirarti in questo campicello che ti appartiene e, prima di ogni cosa, non tormentarti, non crearti tensioni, sii libero e guarda alle cose come un vivente mortale.(IV, 3)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fà poche cose se hai l'intenzione di ottenere la tranquillità. Non è meglio fare le cose necessarie e quante richiede la ragione del vivente? Ciò non solo produce la tranquillità che viene dal fare nobilmente, ma anche quella che viene dal fare poche cose. Se infatti si togliessero di mezzo la maggior parte delle cose che diciamo e facciamo, che non sono necessarie, si avrebbero più agio e tempo e si sarebbe meno perturbati. E bisogna togliere di mezzo non solo le azioni non necessarie, ma anche le rappresentazioni; perchè così neppure azioni superflue conseguiranno. (IV, 24)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un fiume di accadimenti e un flusso impetuoso è il tempo: ciascuna cosa, non appena è vista, già è trascinata via, e un'altra viene trasportata che, a sua volta, è destinata a essere portata via. (IV, 43)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sii simile a un promontorio, contro di cui di continuo si spezzano le onde. Quello sta eretto e attorno ad esso s'assopiscono i marosi bollenti. "Come sono infelice, perchè mi è capitato questo". No, al contrario: "Come sono felice, perchè, capitatomi questo, continuo a non provare afflizione, nè spezzato dal presente, nè terrorizzato dal futuro". Ricorda, in ogni circostanza che ti spinga a provare angustia, di avvalerti di questo principio, per cui non è questa una sventura, ma, al contrario, è buona ventura il saper sopportare la circostanza con nobiltà. (IV, 49)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cose di per sè non toccano per niente l'anima nè hanno accesso all'anima nè possono muoverla o scuoterla; essa sola si muove e scuote e plasma gli eventi esterni in rapporto a sè conformemente ai giudizi di valore che si reputa degna di esprimere su di loro. (V, 19)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'un colpo, le porte si aprono. Siamo arrivati: la quotidianità ci reclama. Peccato, avrei voluto che quella corsa non finisse più.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-6563387698966125502?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/6563387698966125502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/02/marco-aurelio-on-bus.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6563387698966125502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6563387698966125502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/02/marco-aurelio-on-bus.html' title='Marco Aurelio on bus'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-5788900942567455109</id><published>2011-02-04T17:45:00.002+01:00</published><updated>2011-02-04T17:49:15.810+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Pensieri in viaggio</title><content type='html'>Come alcuni di voi sapranno, sono da poco emigrato in terra veneta per motivi di studio. Anche se si tratterà (credo) di un soggiorno temporaneo, è pur sempre una bella 'botta' per chi, come me, aveva trascorso tutti gli anni della sua vita nella propria città natale, accompagnato dalle persone più care. Come al solito, non ho potuto fare a meno di trarre uno spunto di riflessione da ciò che sto vivendo per cercare un raffronto e, perchè no, qualche consiglio utile da qualcuno dei miei venerati filosofi che, nel nostro consueto appuntamento, vi propongo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa che più di tutte mi ha impressionato prima della partenza è stata leggere negli occhi dei miei familiari e dei miei inseparabili amici un profondo senso di tristezza. Dico tristezza piuttosto che dispiacere empatico perchè, mentre quest'ultimo rimanda più ad una compassione verso l'altro destinata a fermarsi ad un livello superficiale, ciò che in loro traspariva era qualcosa di più intimo, proprio come una 'egostica' perdita di una parte di loro stessi. Ed è stato proprio questo ad avermi colpito: rendermi conto di quanto la nostra esistenza possa essere condizionata e legarsi a ciò che le è esterno, al punto tale da aver paura di privarsene come se si venisse amputati di un pezzo di sè stessi, nonostante l'impossibilità strutturale di 'impadronirci' dell'altro sia evidente. Ma lasciamo ora che sia qualcun altro a parlarci della tristezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La tristezza non è mai uno straripamento, ma uno stato che si spegne e muore. Ciò che la caratterizza in modo estremamente significativo è la frequenza del suo insorgere dopo i supremi appagamenti e compimenti vitali. Perchè essa fa seguito all'atto sessuale, perchè si è tristi dopo una sbornia formidabile o un eccesso dionisiaco, perchè le grandi gioie sono foriere di tristezza? Perchè di tutto lo slancio consumato in questi eccessi restano solo il sentimento dell'irreparabile e il senso di perdita e abbandono, contrassegnati da una fortissima intensità negativa. La tristezza insorge ogni volta che la vita si dissipa. La sua intensità eguaglia l'entità delle perdite subìte.&lt;br /&gt;[...] La vita non è che una prolungata agonia. E la tristezza mi sembra rispecchi qualcosa di questa agonia. Il contrarsi del volto che essa provoca non ne è un riflesso? Il viso di chi è colpito da un'intensa tristezza mostra dei segni che sembrano scavare nell'essenza stessa dell'essere. Nella tristezza il volto emana una tale interiorità che il visibile apre una porta sull'anima. (Fenomeno che si manifesta anche nelle grandi gioie)" (E.M. Cioran, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Al culmine della disperazione&lt;/span&gt; par. 53)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già, le grandi gioie. Confesso di averne vissute parecchie, la maggior parte coi miei 'sgangherati' amici. Penso spesso a loro in questi giorni: alle cavolate fatte assieme, a come sia cambiato tutto nella nostra vita tranne la certezza di poter contare l'uno su l'altro e, soprattutto, a quante piccole cose ci meriteremmo di più e di cui, putroppo, ce ne siamo dovuti privare. Per questo voglio dedicare loro, a mò di esortazione fraterna, questi accorati versi per cercare di vivere, il più possibile, senza rimpianti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Che cosa è mai decisione? La &lt;span style="font-style:italic;"&gt;scelta&lt;/span&gt;; no, scegliere riguarda sempre qualcosa che è già dato prima, qualcosa che si può prendere o respingere. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;De-cisione&lt;/span&gt; significa qui fondare e creare, avere a disposizione, rinunciare o perdere, prima e al di là di sè. Chi decide? Ognuno, anche senza prendere alcuna decisione e senza volerne sapere, eludendo la preparazione. Di che cosa si decide? Di noi stessi? Noi chi? Ma perchè si devono prendere &lt;span style="font-style:italic;"&gt;decisioni&lt;/span&gt;? Che cos'è &lt;span style="font-style:italic;"&gt;decisione&lt;/span&gt;? La necessaria forma di attuazione della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;libertà&lt;/span&gt;. Decisione, in quanto atto dell'uomo, vista come un processo, nelle sue conseguenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] Solo ciò che è vissuto e che si può vivere come un'esperienza, ciò che pro-rompe nell'orizzonte del vivere esperienze, ciò che l'uomo è capace di portare a sè e di fronte a sè, può valere". (M. Heidegger, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Contributi alla filosofia&lt;/span&gt; par. 46 e 63)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;last but not least&lt;/span&gt;, un ringraziamento va ai miei genitori per avermi regalato questa straordinaria occasione nonostante i mille sacrifici che un pò tutti noi poveri &lt;span style="font-style:italic;"&gt;stronzi&lt;/span&gt; dobbiamo sobbarcarci in un periodo come questo, oltre ad avermi fatto diventare ciò che sono. Sarei però un ingrato, dopo tutta questa smielata prosopopea, se non ringraziassi anche tutti voi frequentatori di questo blog che, piano piano, va avanti, sempre consapevole delle tante, tantissime cose di cui mi piacerebbe parlarvi.&lt;br /&gt;Infine, tornando sulle sofferenze e sui sacrifici inevitabili, forse possiamo vedere le cose sotto un'altra luce, quantomeno per non piangerci solo addosso...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Così come oggi siamo, possiamo sopportare un buon numero d'afflizioni, e il nostro stomaco è attrezzato al cibo pesante. Forse, senza di esse, troveremmo scipito il banchetto della vita; e senza la buona volontà del dolore, dovremmo lasciarci sfuggire fin troppe gioie." (F. Nietzsche, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il coraggio di soffrire&lt;/span&gt; par.354 in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Aurora&lt;/span&gt;).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-5788900942567455109?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/5788900942567455109/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/02/pensieri-in-viaggio.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5788900942567455109'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5788900942567455109'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/02/pensieri-in-viaggio.html' title='Pensieri in viaggio'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-3397661447069007497</id><published>2011-01-25T15:00:00.000+01:00</published><updated>2011-01-25T15:04:08.718+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><title type='text'>Tra sesso e castità</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Per Liberareggio.org&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le "piccanti" gesta del nostro Presidente del Consiglio sono, come ben sapete, tornate alla ribalta della gogna mediatica. Periodicamente abituati a sorbirci simili chiacchiere e scontri politico-ideologico-erotici, ormai non ce la facciamo neanche ad indignarci più di tanto. Ma l'argomento su cui volevo incentrare quest'intervento non riguarda i più squallidi dettagli su come e quante volte B. abbia consumato con le varie Ruby "rubacuori". Ciò che mi preme analizzare è l'insopportabile ipocrisia e bigottismo di quei tanti moralizzatori che, se solo avessero un quarto di soldi, potere e privilegi di cui gode B.  chissà cosa combinerebbero. &lt;br /&gt;Sia chiaro: con questo non intendo minimamente giustificare i comportamenti di un settantacinquenne (il quale per la posizione da lui ricoperta è ingiustificabile, per non dire di peggio) che, molto probabilmente, se la fa con le minorenni; piuttosto sarebbe utile cominciare a scalfire quell'insopportabile ghigliottina che incombe sulla sessualità confenzionataci da quel mix di bigottismo, finto perbenismo e clericalismo che tanti danni continua a procurare alla nostra civiltà (e la recente condanna dell'educazione sessuale da parte del Papa, del tutto cieco nei confronti di un problema serissimo chiamato AIDS, la dice lunga a riguardo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma cos'è davvero per noi questa benedetta (o maledetta) sessualità? Quali sono le radici storiche che ci hanno portato allo stato attuale di cose, ovvero di repressioni che, inevitabilmente, portano con sé trasgressioni, eccessi, nevrosi e malattie? Perché non riusciamo a svincolarci definitivamente dalle grinfie della condanna clericale della sessualità responsabile, a mio avviso, proprio di quegli stessi problemi che si vorrebbero risolvere rifiutandoli, espungendoli come se nulla fosse? Per tentare di rispondere a simili domande vi propongo alcuni stralci di un saggio, intitolato “Il rifiuto del piacere”, di uno dei massimi storici del Medioevo, Jacques Le Goff.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per opinione comune la tarda Antichità segna una svolta fondamentale nel modo di concepire e di praticare la sessualità in Occidente. Mentre nell'Antichità greco-latina la sessualità e il piacere carnale erano considerati valori positivi e dappertutto regnava una grande libertà sessuale, vediamo in seguito subentrare una condanna generalizzata della sessualità e una rigida regolamentazione del modo di esercitarla. Fattore principale di tale ribaltamento è il cristianesimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[…] Con l'avvento del cristianesimo, una delle prime novità consiste nel collegamento fra la carne e il peccato. Non che l'espressione “peccato carnale” sia frequente nel Medioevo; ma è già visibile il processo che porterà durante l'intero Medioevo, mediante uno slittamento di significati, a servirsi dell'autorità suprema, la Bibbia, per giustificare la repressione della maggior parte delle pratiche sessuali. L'eredità biblica non aveva lasciato alla dottrina cristiana un pesante bagaglio di repressione sessuale. L'Antico Testamento, spesso indulgente sotto questo aspetto, aveva concentrato la repressione della sessualità nei divieti rituali enumerati nel Levitico (15 e 18). Nel Nuovo Testamento i Vangeli sono molto discreti sulla sessualità. Fanno l'elogio del matrimonio, purché sia monogamico e indissolubile. La carne non è assimilata a un'attività sessuale peccaminosa: essa in fondo designa soltanto, come dice il Vangelo di Giovanni, la natura umana. Per Paolo, l'appello alla verginità e alla continenza si fonda sul rispetto del corpo umano. Nel Medioevo, invece, la demonizzazione della carne e del corpo, assimilati a luoghi di depravazione, al centro della produzione del peccato, toglierà al corpo ogni dignità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] Fra il tempo dei Vangeli e il trionfo del cristianesimo (secolo IV), due serie di avvenimenti assicurano il successo della nuova etica sessuale: sul piano teorico, la diffusione dei nuovi concetti di carne, fornicazione, concupiscenza, e la sessualizzazione del peccato originale; sul piano pratico, l'apparizione di uno status virginale fra i cristiani e la realizzazione dell'ideale di castità nel monachesimo. Per quanto riguarda il concetto di carne l'essenziale consiste nell'inasprimento della contrapposizione carne/spirito, che porta verso la nozione di carne debole, corruttibile, e del significato di carnale verso quello di sessuale.&lt;br /&gt;Ma più importante è la lunga evoluzione che condurrà ad assimilare il peccato originale al peccato carnale. Nella Genesi il peccato originale è un peccato dello spirito, che consiste nel concepire l'appetito della conoscenza e nel disubbidire a Dio. Clemente di Alessandria è il primo ad accostare il peccato originale all'atto sessuale; ma fu Agostino a collegare definitivamente il peccato originale con la sessualità, attraverso la concupiscenza. A partire dai figli di Adamo ed Eva il peccato originale viene trasmesso all'uomo mediante l'atto sessuale. Tale concezione diverrà generale durante il secolo XII: nella volgarizzazione operata dalla maggioranza dei predicatori, dei confessori e degli autori di trattati morali, questo slittamento arriverà fino all'assimilazione del peccato originale al peccato carnale. L'umanità è stata generata nella colpa, insita in ogni accoppiamento a causa della concupiscenza che inevitabilmente vi si manifesta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[…] La nuova etica sessuale è, in definitiva, solo la forma più diffusa e spettacolare di un tema storico che il cristianesimo ha ripreso per farlo pesare sull’Occidente: il rifiuto del piacere. […] Il Medioevo (dobbiamo forse vedervi un segno di ‘imbarbarimento’?) ha sempre più nella mira i peccati della carne, li stringe in una rete sempre più fitta di definizioni, divieti e sanzioni. Per correggerli, alcuni esponenti della Chiesa redigono i penitenziali, elenchi di peccati e penitenze in cui aleggia lo spirito dei codici barbarici. I peccati carnali vi occupano il posto di gran lunga maggiore, rispecchiando così gli ideali e i fantasmi dei militanti monastici. Disprezzo del mondo, umiliazione della carne: il modello monastico ha decisamente pesato assai sui costumi e sulle mentalità dell’Occidente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[…] Anche nella sfera della sessualità è evidente il manifestarsi – almeno agli occhi della Chiesa – di una separazione sociale e culturale fra chierici e laici (nobiltà compresa) da un lato, e fra i due ordini dei chierici e dei cavalieri e quello dei lavoratori – soprattutto contadini – dall’altro. Il disprezzo per i villani [che legittima il dominio “ammantato” dalla promessa della salvezza spirituale] trova dunque alimento anche nel sesso. Sono due le credenze che si diffonderanno durante il Medioevo. Anzitutto la malattia ossessionante e colpevolizzante, la malattia-assillo (come sarà la peste alla metà del secolo XIV), la lebbra, trova la sua origine nella sessualità colpevole. E poi c’è questa fissazione dell’eccesso di spudoratezza sessuale nel mondo degli illitterati, dei poveri, dei contadini. Non è un caso che il servaggio esprima le conseguenze del peccato originale nella società cristiana medievale. Più di ogni altro schiavi della carne, i servi meritano di essere anche schiavi dei signori. Quale miglior barriera poteva essere istituita fra chierici e laici di quella della sessualità? Ai laici il matrimonio e la lussuria, ai chierici la verginità, il celibato e la continenza. Un muro separa la purezza dall’impurità. In una simile deformazione, la parte dominata della società viene presentata come la parte dei deboli, degli abulici, senza ragione, ma anche senza volontà. In quel mondo di guerrieri i villani sono quasi animali, giocattoli alla mercé di cattivi desideri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-3397661447069007497?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/3397661447069007497/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/01/le-piccanti-gesta-del-nostro-presidente.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/3397661447069007497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/3397661447069007497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/01/le-piccanti-gesta-del-nostro-presidente.html' title='Tra sesso e castità'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-2377924034133007760</id><published>2011-01-15T02:45:00.002+01:00</published><updated>2011-01-15T02:51:30.386+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Aforismi e Poesie'/><title type='text'>Chissà cosa saremo</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Con questa nuova sezione, Aforismi e Poesie, proveremo ad arrivare laddove non ci è consentito arrivare con i nostri 'mini-saggi'. Sempre accompagnati dalla speranza di arricchire questo piccolo blog per voi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chissà cosa saremo&lt;/span&gt; - &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà cosa saremo&lt;br /&gt;se fiaccole o macerie&lt;br /&gt;su questo grande altare della vita&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà cosa potremo&lt;br /&gt;contro tutto quello che vedemmo&lt;br /&gt;di male fiammeggiare&lt;br /&gt;sulla pelle e negli occhi&lt;br /&gt;del bimbo già uomo&lt;br /&gt;ormai vecchio&lt;br /&gt;nell'affondo del pugnale&lt;br /&gt;nel dolore del sacrificio&lt;br /&gt;inferto dal vivere nel male&lt;br /&gt;che chiamiamo l'umano progredire&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse saranno i tuoi occhi&lt;br /&gt;il tuo sorriso&lt;br /&gt;l'unico valore al vivere&lt;br /&gt;la grazia illuminante&lt;br /&gt;il bene che è dipinto sul tuo viso&lt;br /&gt;Forse in dono questo io porterò&lt;br /&gt;nell'inevitabile mio viaggio tra le stelle&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ora respiro lacrime&lt;br /&gt;invecchio mentre scrivo&lt;br /&gt;Quante volte dovrò morire&lt;br /&gt;per sentirmi ancora vivo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;(Lorenzo Giulianini)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-2377924034133007760?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/2377924034133007760/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/01/chissa-cosa-saremo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/2377924034133007760'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/2377924034133007760'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/01/chissa-cosa-saremo.html' title='Chissà cosa saremo'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-2577763741432925791</id><published>2011-01-02T15:53:00.005+01:00</published><updated>2011-10-04T17:07:51.218+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letteratura'/><title type='text'>Charles Bukowski</title><content type='html'>Un piccolo omaggio a quel "vecchio sporcaccione" di Charles Bukowski, pur consapevole della difficoltà di apprezzarlo appieno in tale sede, ovvero non con la classica lettura instancabile, lunga e appassionante, qual'è quella richiesta dai suoi "raccontacci" e dalle sue poesie (fortunatamente recitate da lui stesso).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] Andò a versarsi uno scotch con acqua, lo portò in camera da letto, si tolse la camicia, i calzoni, le scarpe e le calze. Rimase in mutande e andò a letto con il drink. Era mezzogiorno meno un quarto. Niente ambizione, niente talento, niente opportunità. Solo la fortuna gli aveva impedito di finire in strada, ma la fortuna non durava in eterno. Vuotò il bicchiere e si stirò. Prese &lt;span style="font-style:italic;"&gt;L'uomo in rivolta&lt;/span&gt; di Camus e ne lesse qualche pagina. Camus parlava di angoscia, di terrore e dell'infelicità della condizione umana, ma ne parlava in modo così sereno e fiorito...il suo linguaggio era tale da dare l'impressione che niente sarebbe mai riuscito a scalfire nè lui nè il suo stile. In altre parole, era lo stesso che se tutto fosse andato nel migliore dei modi. Il suo modo di scrivere era quello di un uomo che aveva appena finito di mangiare una grossa bistecca, con contorno di insalata e di patate fritte, accompagnandola con una bottiglia di buon vino francese. Forse l'umanità soffriva, ma lui no di sicuro. Molto saggio da parte sua, ma Henry preferiva qualcuno che urlasse quando il mondo andava a fuoco. (da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Grida quando stai bruciando&lt;/span&gt;, in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Musica per organi caldi&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/ed1-Pjdypd4?fs=1" frameborder="0"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] "Cosa c'è che non va nell'amore, Tony?"&lt;br /&gt;"L'amore è una forma di pregiudizio. Si ama quello di cui ha bisogno, quello che ci fa star bene, quello che ci fa comodo. Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri."&lt;br /&gt;"D'accordo, comunque si tende sempre al meglio."&lt;br /&gt;"Concesso. Ma dobbiamo renderci conto che l'amore non è che il risultato di un incontro casuale. La gente gli da troppa importanza. Per questo motivo una buona scopata è tutt'altro che da disprezzare."&lt;br /&gt;"Ma anche quella è il risultato di un incontro casuale."&lt;br /&gt;"Quì si che hai ragione. Bevi, ne ordino un altro." (da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Colpi a vuoto&lt;/span&gt;, in op.cit.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/ncZ-5zirRIM?fs=1" frameborder="0"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] Seguitai a camminare, girai a destra, poi a sinistra, poi ancora avanti. Non sapevo dove stessi andando. Passai davanti a un locale e c'era uno sulla soglia che mi fa:&lt;br /&gt;"Ehi, volete un lavoro?"&lt;br /&gt;Sbirciai dentro e vidi tante file di uomini, in piedi davanti a banconi di legno, con un martello in mano, che davan martellate a delle robe, come delle conchiglie o delle cozze, e spaccavano il guscio e tiravano fuori il buono, e non so che ci facevano, era buio lì dentro. Era come se quegli uomini colpissero se stessi col martello e buttassero via quel che avanzava di loro. Dissi a quell'uomo:&lt;br /&gt;"No, un lavoro non mi serve."&lt;br /&gt;Passai oltre. Avevo il sole in faccia.&lt;br /&gt;Avevo 74 cents.&lt;br /&gt;Il sole m'andava bene. (da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Un'amabile storia d'amore&lt;/span&gt;, in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Storie di ordinaria follia&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/upBfVxUkBPo?fs=1" frameborder="0"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-2577763741432925791?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/2577763741432925791/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/01/charles-bukowski.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/2577763741432925791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/2577763741432925791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2011/01/charles-bukowski.html' title='Charles Bukowski'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/ed1-Pjdypd4/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-7121551178411284911</id><published>2010-12-23T21:01:00.003+01:00</published><updated>2010-12-23T22:02:17.843+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Gaber, Sartre: libertà e responsabilità</title><content type='html'>&lt;iframe width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/embed/p-2PbzdAnTI?fs=1" frameborder="0"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"L'uomo, essendo condannato a essere libero, porta il peso del mondo sulle spalle: egli è responsabile del mondo e di se-stesso in quanto modo d'essere. Prendiamo la parola "responsabilità" nel senso banale di "coscienza di essere l'autore incontestabile di un avvenimento o di un oggetto". In questo senso, la responsabilità del per-sè è molto grave, perché colui che &lt;span style="font-style:italic;"&gt;si fa essere&lt;/span&gt;, qualunque sia la situazione in cui si trova, il per-sè deve assumere interamente la situazione con il suo coefficiente di avversità, fosse pure insostenibile [...].&lt;br /&gt;E' quindi insensato pensare di rammaricarsi perchè nulla di estraneo ha deciso di ciò che proviamo, di ciò che viviamo o di ciò che siamo. Quello che mi accade, accade per opera mia e non potrei affliggermene nè rivoltarmi nè rassegnarmi. D'altra parte tutto ciò che mi accade è &lt;span style="font-style:italic;"&gt;mio&lt;/span&gt;: con ciò bisogna intendere che sono sempre all'altezza di quello che mi accade, in quanto uomo, perchè ciò che accade agli uomini per opera di altri uomini e di se-stesso non potrebbe essere che umano. Non ci sono situazioni disumane; è solo per paura, fuga e ricorso a comportamenti magici che &lt;span style="font-style:italic;"&gt;deciderò&lt;/span&gt; dell'inumano; ma questa decisione è umana e ne sopporterò tutta la responsabilità [...].&lt;br /&gt;Non ci sono accidenti in una vita; un avvenimento sociale che scoppia improvvisamente e mi trascina non viene dall'esterno; se sono mobilitato in guerra, questa guerra è la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;mia&lt;/span&gt;. Non essendomi sottratto, l'ho &lt;span style="font-style:italic;"&gt;scelta&lt;/span&gt;. Non c'è stata alcuna costrizione, poichè la costrizione non può avere alcuna presa su una libertà: non ho avuto scuse perchè la qualità propria della realtà-umana è di essere senza scuse [...].&lt;br /&gt;Così, totalmente libero, devo essere senza rimorsi nè rimpianti come sono senza scuse, perchè dal momento del mio nascere all'essere, porto il peso del mondo da solo senza che nulla nè alcuno possano alleggerirlo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le due voci che vi ho proposto nell'ultimo intervento di quest'anno apparentemente sono in contrapposizione fra loro, ma, alla fine rappresentano due esemplari richiami alla responsabilità individuale che faremmo bene a non dimenticare mai. Da un lato, Gaber constata amaramente che la libertà di pensiero e parola di cui godiamo oggi è inconsistente poiché è schiacciata dall'isolamento, dall'emarginazione, dalle barriere erette fra quegli stessi uomini che dovrebbero, sulla carta, costituire una comunità.&lt;br /&gt;Dall'altro, Sartre ci richiama alla strutturale condizione di dover decidere nella nostra esistenza di noi stessi. Condizione ineludibile, in quanto anche il rifiuto di decisione o la volontà di sottrarci col suicidio sono sempre delle possibilità rese tali dal nostro essere-nel-mondo.&lt;br /&gt;E allora, come uscire da questo vicolo cieco? Come rendere, quantomeno, più accettabile questo mondo dove la fanno da padrone disparità ed ingiustizie?&lt;br /&gt;Ce lo ha già ricordato Gaber.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-7121551178411284911?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/7121551178411284911/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/12/gaber-sartre-liberta-e-responsabilita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/7121551178411284911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/7121551178411284911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/12/gaber-sartre-liberta-e-responsabilita.html' title='Gaber, Sartre: libertà e responsabilità'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/p-2PbzdAnTI/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-6975713736577557308</id><published>2010-12-15T10:00:00.004+01:00</published><updated>2011-05-14T13:59:20.262+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Pasolini e i politicanti</title><content type='html'>Le vicende (o meglio le vicissitudini) politiche di questi ultimi giorni impongono una breve riflessione. Non si può restare indifferenti o inermi di fronte alla marea di palle che siamo costretti a sopportare quotidianamente. E non voglio qui ricreare il solito predicozzo che mentre la gente non arriva a fine mese questi pensano al loro tornaconto, a gridarsi insulti di ogni tipo nei beceri talk show (che noi, sadicamente, guardiamo intontiti e assuefatti), a vendersi l'un l'altro dopo "profonde riflessioni ideologiche e pensando al bene degli italiani". E' troppo facile fare un discorso del genere adesso: bisognerebbe farlo quando verranno a chiedere i nostri voti, a prometterti un lavoro, un futuro ecc ecc. Per quanto mi riguarda, pur di non dover pietire un posticino a qualcuno di questi figuri preferirei morire di fame. In ogni caso, vi lascio con una riflessione di Pier Paolo Pasolini, pensatore tanto fine quanto bistrattato ed ignorato dal suo Paese, oggi più che mai. Il brano propostovi è tratto da "Lettere luterane", raccolta di saggi che Pasolini scrisse nel 1975, suo ultimo anno di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"[...] I potenti democristiani che in questi anni hanno detenuto il potere, dovrebbero andarsene, sparire, per non dire di peggio.&lt;br /&gt;Invece non solo restano al potere, ma &lt;span style="font-style:italic;"&gt;parlano&lt;/span&gt;. Ora è la loro lingua che è la pietra dello scandalo. Infatti ogni volta che aprono bocca, essi, per insincerità, per colpevolezza, per paura, per furberia, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;non fanno altro che mentire&lt;/span&gt;. La loro lingua è la lingua della menzogna. E poichè la loro cultura è una putrefatta cultura forense e accademica, mostruosamente mescolata con la cultura tecnologica, in concreto la loro lingua è pura teratologia. Non la si può ascoltare. Bisogna tapparsi le orecchie.&lt;br /&gt;Il primo dovere degli intellettuali, oggi, sarebbe quello di insegnare alla gente a non ascoltare le mostruosità linguistiche dei potenti democristiani, a urlare, a ogni loro parola, di ribrezzo e di condanna. In altre parole, il dovere degli intellettuali sarebbe quello di rintuzzare tutte le menzogne che attraverso la stampa e soprattutto la televisione inondano e soffocano quel corpo del resto inerte che è l'Italia.&lt;br /&gt;Invece, quasi tutti gli intellettuali all'opposizione accettano sostanzialmente quello che accettano i potenti democristiani. Essi non sono affatto scandalizzati dalla mostruosità della lingua dei potenti democristiani".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-6975713736577557308?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/6975713736577557308/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/12/pasolini-e-i-politicanti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6975713736577557308'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6975713736577557308'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/12/pasolini-e-i-politicanti.html' title='Pasolini e i politicanti'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-4229028171192538254</id><published>2010-12-09T12:38:00.002+01:00</published><updated>2010-12-09T14:16:02.912+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Sartre e l'amour</title><content type='html'>Ahhh l'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;amour&lt;/span&gt;! Fonte di gioie e dolori, in misura proporzionale alla nostra maggiore tendenza a gioire o soffrire... Tuttavia, anche nelle situazioni che mettono più a dura prova i nostri sentimenti, un rimedio, per quanto mi riguarda, c'è: rifletterci, pensarci su, cercare un senso a tutto ciò che ci succede. Per molti potrà essere una forma di masochismo, ma per me si tratta di una vera e propria decostruzione depotenziante di ciò che ci affligge e, perché no, il preludio ad una reazione-nuova azione (che non necessariamente può portare al meglio, ma questo è un altro discorso).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di là delle mie divagazioni, come avete capito stavolta affrontiamo l'amore interpretato nell'ottica ontologico-esistenziale di Jean-Paul Sartre. Il testo di riferimento è naturalmente &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Essere e nulla&lt;/span&gt;, pietra miliare della filosofia contemporanea. Una breve introduzione: dopo aver esaminato nelle sue principali dimensioni e manifestazioni l'uomo, unico protagonista della ricerca del famigerato essere, che potremmo grossolanamente definire come il senso della nostra esistenza e/o suo fondamento, Sartre esamina le dinamiche concrete con cui ci relazioniamo ai nostri simili . Ciò che accomuna tutti i nostri comportamenti, secondo Sartre, è la conflittualità, dato che non può trattarsi di "relazioni unilaterali con un oggetto in-sè, ma di rapporti reciproci e mobili. Mentre io tento di liberarmi dall'influenza d'altri, l'altro tenta di liberarsi dalla mia, mentre io tento di soggiogare l'altro, l'altro tenta di soggiogarmi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ragione di questa conflittualità connaturata a qualsiasi relazione è dovuta al fatto che "io sono posseduto dall'altro; lo sguardo d'altri forma il mio corpo nella sua nudità, lo fa nascere, lo vede come io non lo vedrò mai. L'altro possiede un segreto: il segreto di ciò che sono. Mi fa essere. L'altro è per me insieme ciò che mi ha rubato il mio essere e ciò che fa in modo che vi sia un essere che è il mio essere. Così &lt;span style="font-style:italic;"&gt;rivendico&lt;/span&gt; l'essere che sono; voglio riprenderlo". Tuttavia, c'è un ostacolo insormontabile nella realizzazione di questo progetto: la libertà dell'altro e la conseguente impossibilità di assoggettarlo pienamente a me. Per cui, qualsiasi nostro progetto che implichi un altro, non può che basarsi sulla conflittualità, dato che ci pone in "legame diretto con la libertà d'altri. E' in questo senso che l'amore è conflitto. Il mio progetto di riprendere il mio essere non può realizzarsi se io non mi impadronisco di questa libertà e non la riduco a essere libertà sottomessa alla mia libertà".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Perché l'amante vuole essere amato? Se l'amore fosse puro desiderio di possesso fisico, potrebbe essere, nella maggior parte dei casi, facilmente soddisfatto. Invece è della libertà d'altri in quanto tale che vogliamo impadronirci. Chi vuole essere amato non desidera di asservire l'essere amato. Non vuole possedere un automa. L'amante pretende un tipo speciale di appropriazione. Vuole possedere una libertà come libertà. L'amante vuole essere amato da una libertà e pretende però che questa libertà come libertà non sia più libera. Vuole che la libertà dell'altro si determini da sè ad essere amore e, insieme, che questa libertà si imprigioni da sé per volere la sua prigionia. E questa prigionia deve essere insieme rinuncia libera e incatenata nelle nostre mani. Per quanto lo riguarda, l'amante non pretende di essere la causa di questa modificazione radicale della libertà, ma di esserne l'occasione unica e privilegiata. Nell'amore l'amante vuole essere &lt;span style="font-style:italic;"&gt;tutto il mondo&lt;/span&gt; per l'amata".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"[...] Se l'altro mi ama, io divento l'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;insuperabile&lt;/span&gt;, il che significa che devo essere il fine assoluto. L'oggetto che l'altro deve farmi essere, è un centro di riferimento assoluto intorno al quale si dispongono come puri mezzi tutte le cose-utensili del mondo. Se devo essere amato, sono l'oggetto per opera del quale il mondo esisterà per l'altro. Invece di essere un questo che si stacca dallo sfondo del mondo, sono l'oggetto-sfondo dal quale il mondo si stacca. [...] Mentre, prima di essere amati, eravamo inquieti per questa protuberanza ingiustificata, ingiustificabile che era la nostra esistenza, mentre ci sentivamo "di troppo", ora sentiamo che questa esistenza è ripresa e voluta nei minimi particolari da una libertà assoluta che essa condiziona nello stesso tempo e che proprio noi vogliamo con la nostra libertà. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E' questo il fondo della gioia d'amore, quando c'è: sentirci giustificati di esistere".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, anche questa sopraelevazione ontica e spirituale allo stesso tempo è distruttibile in quanto "le relazioni amorose sono un sistema di rimandi all'infinito sotto il simbolo ideale del &lt;span style="font-style:italic;"&gt;valore&lt;/span&gt; amore, cioè di una fusione delle coscienze in cui ciascuna di esse conserverebbe la sua alterità per fondare l'altro". C'è sempre un nulla impercettibile che separa i due amanti, anche negli attimi della fusione più totale che ci sia data, dato che anch'essa spesso si rivela sfuggente, misera, vacua in quanto inevitabilmente materiale e finita (ma su questo punto ritorneremo). "L'amore è dunque uno sforzo contraddittorio: il problema del mio essere-per-altri rimane senza soluzione, gli amanti rimangono ciascuno per sé in una soggettività totale; niente toglie loro la contingenza e li salva dalla fatticità. Inoltre il loro guadagno può essere continuamente compromesso: a ogni istante, ciascuna coscienza può liberarsi dalle sue catene e contemplare improvvisamente l'altro come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;oggetto&lt;/span&gt;. Allora la magia cessa, l'altro diventa mezzo tra altri mezzi; l'illusione, il gioco degli specchi che forma la realtà concreta dell'amore, cessa improvvisamente". Amara quanto cruda verità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-4229028171192538254?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/4229028171192538254/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/12/sartre-e-lamour.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/4229028171192538254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/4229028171192538254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/12/sartre-e-lamour.html' title='Sartre e l&apos;amour'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-5321010100714219510</id><published>2010-12-01T23:32:00.018+01:00</published><updated>2010-12-02T13:18:36.330+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Tra Monicelli e Cioran</title><content type='html'>Il primo intervento di questo mese non poteva che essere ispirato dalla tragica scomparsa di un grande artista ed intellettuale italiano, Mario Monicelli. E cercheremo di farlo usando il linguaggio che ha caratterizzato tutti i suoi film: quello della sincerità, della schiettezza e della velata amarezza che ciascuno di noi sente non appena si ferma un attimo a riflettere su di sé e sul nostro Paese. La necessità di un simile ricordo è resa ancor più urgente soprattutto per il modo con cui Monicelli ha scelto di porre fine alla sua esistenza, diventato, purtroppo, oggetto delle becere discussioni dei nostri politicanti, che sono riusciti a fare anche di questo tragico lutto un campo di scontro per le loro vomitevoli ideologie. Ma adesso non è il caso di discutere sull'eutanasia: vogliamo prendere spunto dall'ultimo gesto compiuto dal maestro di Monicelli per riflettere su qualcosa che rappresenta un tabù per la nostra civiltà, ovvero il nostro strutturale tendere verso la morte; la stretta relazione fra vita e morte e su come basti un nonnulla per spegnere per sempre un'esistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il filosofo che voglio farvi ascoltare ha fatto di questo pensiero il cardine di tutta la sua riflessione. Si tratta di Emil Cioran che per lungo tempo si è concentrato sul senso di questo estremo quanto coraggioso gesto. Ma il suicidio non può e non deve essere considerato come la facile soluzione a tutti i nostri mali, né come una meta piacevole da prefiggersi, bensì come enigmatico atto-limite per la nostra già paradossale esistenza, in quanto ci rimanda ineludibilmente alla nostra finitezza, alla nostra debolezza, alla nostra impotenza strutturale che invece cerchiamo di dimenticare appresso a progetti, impegni, preoccupazioni ed ansie con cui ci affaccendiamo nella quotidianità. Cerchiamo allora di sospendere per un attimo questo tempo "pieno" e lasciamo parlare a noi Cioran, dedicando questi pensieri al Maestro Mario Monicelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;- Incontri col suicidio - &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste in noi, più che una volontà, una tentazione di morire. Se infatti ci fosse concesso di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;volere&lt;/span&gt; la morte, chi, alla prima contrarietà, non ne approfitterebbe? Un altro impedimento entra nel gioco: l'idea di uccidersi appare incredibilmente nuova a chi ne è posseduto; costui dunque si figura di eseguire un atto &lt;span style="font-style:italic;"&gt;senza precedenti&lt;/span&gt;: questa illusione lo occupa e lo lusinga, e gli fa perdere del tempo prezioso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando ci afferra l'idea di farla finita, uno spazio si stende davanti a noi, una vasta possibilità fuori dal tempo e dall'eternità stessa, un'apertura vertiginosa, una speranza di morire &lt;span style="font-style:italic;"&gt;al di là&lt;/span&gt; della morte.&lt;br /&gt;Invero, uccidersi è rivaleggiare con la morte, dimostrare che si può fare meglio di lei, giocarle un brutto tiro e, successo non da poco, riabilitarsi ai propri occhi. Ci si rassicura, ci si persuade di così di non essere l'ultimo venuto, di meritare un poco di considerazione. Si pensa: fino ad oggi, incapace di prendere un'iniziativa, non avevo nessuna stima di me; ora tutto cambia: distruggendomi, distruggo a un tempo tutte le ragioni che avevo per disprezzarmi, ritrovo la fiducia, sono per sempre qualcuno...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aspettare la morte è subirla, farla scadere al rango di processo, rassegnarsi a una conclusione di cui ignoriamo data, modalità e scenario. Si è ben lontani dall'atto assoluto. Non c'è niente in comune tra l'ossessione del suicidio e il sentimento della morte. [...] La morte non è necessariamente sentita come liberazione; il suicidio libera sempre: è culmine, è parossismo di salvezza.&lt;br /&gt;Per decenza, dovremmo essere noi a scegliere il momento di scomparire. E' avvilente estinguersi come ci si estingue, è intollerabile essere esposti a una fine sulla quale non abbiamo alcun potere, che vi spia, vi atterra, vi precipita nell'innominabile.&lt;br /&gt;[...] La millenaria cospirazione contro il suicidio è la causa dell'ingombro e della sclerosi nelle società. E' nostro diritto imparare a distruggerci &lt;span style="font-style:italic;"&gt;al momento giusto&lt;/span&gt;, ad accorrere lietamente verso il nostro spettro. Finché non ci saremo risolti a questo, meriteremo tutte le nostre umiliazioni. Quando si è esaurita la propria ragione d'essere, ostinarsi è odioso. E invece ovunque si guardi, non si vede che l'indegnità della morte corporale.&lt;br /&gt;Scrive Leopardi che quando dopo molti anni ritroviamo una persona conosciuta nell'infanzia, la prima impressione che ne ricaviamo è che sia stata colpita da qualche grande disgrazia. Durare è sminuirsi: l'esistenza è perdita d'essere. [...]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci si uccide, come comunemente si pensa, in un accesso di demenza, ma in accesso di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;intollerabile&lt;/span&gt; lucidità, in un parossismo che, se vogliamo, può essere assimilato alla follia, se è vero che una chiaroveggenza eccessiva, spinta agli estremi e di cui ci si vorrebbe sbarazzare ad ogni costo, oltrepassa i limiti della ragione. Nonostante tutto, il momento culminante della decisione non testimonia un intenebramento: gli idioti non si uccidono praticamente mai, anche se ci si può uccidere per paura, o presentimento, dell'idiozia. L'atto si fonde allora con l'ultimo soprassalto dello spirito che &lt;span style="font-style:italic;"&gt;riprende se stesso&lt;/span&gt; e che prima di annientarsi raccoglie tutte le sue forze, tutte le sue facoltà. Sulla soglia della disfatta estrema, prova a se stesso di non essere interamente perduto. E si perde- in piena, in istantanea padronanza di tutti i propri mezzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quell'isoletta del Mediterraneo, assai prima dell'alba, sul sentiero che mi portava verso la parte più scoscesa della scogliera, facevo qualche riflessione da portinaio in vacanza: se quella villa fosse mia la dipingerei color ocra, farei mettere un altro steccato, ecc. Nonostante la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;mia&lt;/span&gt; idea, mi aggrappavo alle inezie: contemplavo le agavi, bighellonavo, eludevo con qualche digressione l'urgenza del mio proposito. Un cane si mise ad abbaiare, poi mi fece festa e mi seguì. Nessuno, che non l'abbia provato, può immaginare il conforto che vi dà un animale quando viene a tenervi compagnia, se gli dèi vi hanno voltato le spalle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;- Pensieri strangolati - &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché non mi uccido? - Se conoscessi &lt;span style="font-style:italic;"&gt;esattamente&lt;/span&gt; ciò che me lo impedisce, non avrei più domande da rivolgermi, avrei risposto a tutte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non abbiamo scrutato il fondo di una cosa, se non l'abbiamo considerata al lume dell'avvilimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Niente merita d'essere preso a cuore" - si ripete colui che ce l'ha con se stesso ogni volta che soffre e che non perde l'occasione di soffrire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cercare un senso a qualcosa è non tanto da ingenuo quanto da masochista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisognerebbe dirsi e ripetersi che tutto quanto ci allieta o affligge corrisponde a niente, che tutto è perfettamente derisorio e vano.&lt;br /&gt;...Ebbene, ogni giorno me lo dico e me lo ripeto, eppure continuo ad allietarmi e ad affliggermi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-5321010100714219510?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/5321010100714219510/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/12/tra-monicelli-e-cioran.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5321010100714219510'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5321010100714219510'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/12/tra-monicelli-e-cioran.html' title='Tra Monicelli e Cioran'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-2316416267470632884</id><published>2010-11-23T16:39:00.003+01:00</published><updated>2010-11-23T19:10:47.261+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cinema'/><title type='text'>Kubrick - Full Metal Jacket</title><content type='html'>Ieri notte ho beccato "Full Metal Jacket", uno dei più bei film tra tutti i capolavori kubrickiani. Definirlo un film sulla Guerra del Vietnam sarebbe riduttivo. Il Vietnam non vi appare che marginalmente: ciò che interessava maggiormente Kubrick era rappresentare la follia e la psicocità che contrassegnano qualsiasi tipo di potere e/o istituzione civile. Si tratta quindi di un film non su una guerra ma sulla guerra come prodotto dell'irrazionalità e della follia umana. Irrazionalità e follia che si nutrono, ovviamente della prevaricazione, dell'odio e dell'intolleranza per i nostri simili, ma che mostrano, nella pianificazione di un campo di sterminio o nella costruzione di bombe atomiche capaci di spazzare via intere regioni, una lucidità e una razionalità spaventose, quasi onnipotenti. Non si tratta di tematiche di poco conto: Nietzsche, in "Al di là del bene e del male" scriveva che "La pazzia è qualcosa di raro nei singoli - ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli e nelle epoche è la regola". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Heidegger, nella nostra epoca in cui si concretizza il totalitarismo della tecnica su tutto ciò che è, uomo in primis, la guerra rappresenta la massima espressione del nichilismo, della violenza e del pericolo che accompagnano da sempre l'essere umano. Gli eserciti non sono che delle fabbriche di "pezzi di riserva" funzionanti anche in tempo di pace, dato che bisogna essere preparati ad ogni evenienza per sostituire i soldati-pezzi "guasti o non più utilizzabili". L'uomo giunge alla piena cosificazione ed anche la morte a cui va incontro in un conflitto atomico non ha nulla di eroico, né di valoroso. Con ciò non ho voluto fare un &lt;span style="font-style:italic;"&gt;excursus&lt;/span&gt; fine a sé stesso: si tratta di tematiche che traspaiono vividamente da "Full Metal Jacket".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film può essere suddiviso in due parti: nella prima il regista descrive magistralmente l'imprescindibile &lt;span style="font-style:italic;"&gt;cosificazione&lt;/span&gt; ed omologazione degli individui che dovranno formare l'esercito americano. Le giovani reclute non potranno, né dovranno pensare individualmente, ma come un corpo solo. Perciò, l'unica cosa che sono tenuti a fare è obbedire agli ordini del capo-addestratore, il funambolico Generale Hartman, il cui compito è quello di formare "non dei robot, ma dei killer" e di stremare in qualsiasi maniera le reclute per scremare gli inetti. In quest'ottica, Palla di Lardo rappresenta il bersaglio più ovvio quanto più esemplificativo: l'umiliazione, la violenza psicologica a cui viene quotidianamente sottoposto dal Generale alla fine riuscirà a farlo diventare un vero soldato, anche se ciò avverrà a scapito del suo equilibrio psichico, da cui il tragico epilogo dell'ultima notte al campo. Paradossalmente, il Generale Hartman sarà una vittima dell'efficacia del suo metodo di addestramento basato su valori come l'odio, il disprezzo e la "volontà d'uccidere" come via maestra di ogni buon marines.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella seconda parte inizia ad emergere il protagonista della narrazione: Joker. Personaggio quantomai complesso ed ambiguo, decide di fare il cronista militare. Stufo della continua manipolazione e delle menzogne propagandistiche che il governo dava in pasto al popolo americano, dicendogli quello che voleva sentirsi dire, ovvero che la "missione di pace" sarebbe stata breve ed indolore per tutti e che il popolo vietnamita era infinitamente grato per la libertà "american-style" loro concessa a suon di bombardamenti e stragi di civili, Joker si fa mandare sul fronte dei combattimenti. Qui intervista soldati sanguinari, come quello sull'elicottero che alla domanda "Ma come fai a sparare su donne e ragazzini?", risponde: "E' facile! Vanno più lenti e miri da più vicino!", ritrova il suo compagno di plotone Cowboy, e combatte al suo fianco, anche se combattuto interiormente ed esteriormente per tutto quello che era stato costretto a vivere. Il tutto ci viene raccontato con l'inconfondibile satira kubrickiana che riesce sia a dissacrare lo schema cinematografico dei seriosi ed eroici film di guerra (ridicolizzando così la guerra in generale e mostrandone l'insulsaggine) sia, soprattutto, a fare riflettere amaramente anche lo spettatore più superficiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giungiamo così al sorprendente finale: la squadra di Joker cade in un'imboscata di un cecchino implacabile. Dopo aver abbattuto quasi metà della squadra, i soldati si dividono tra chi vorrebbe ritirarsi e chi invece non può lasciare invendicata la morte dei propri compagni. Animal si scatena nella caccia del cecchino sanguinario, che alla fine risulterà essere una ragazza viet-cong. Ironia della sorte, il soldato che si ritroverà faccia a faccia con lei è proprio Joker, il soldato pacifista, forse il meno "valoroso" proprio perché non poteva far a meno di pensare alla natura ambigua e contraddittoria dell'uomo, diviso tra bene e male, irrazionalità e ragione. Alla fine Joker esaudisce il desiderio della ragazza agonizzante, finendola a sangue freddo. Ma nonostante le parole dei suoi compagni ("Ora sì che sei un duro Joker!"), ciò che traspare dal suo volto non è che smarrimento, quello stesso smarrimento che sorge in noi dopo aver assistito ad una scena così devastante. Ma in nessuno dei marines di "Full Metal Jacket" può esserci spazio per sentimentalismi e riflessioni: eccoli subito che marciano in mezzo al fuoco dell'inferno, di quell'inferno voluto dalla loro beneamata patria, pensando ancora ad "eiaculazioni notturne e a Jane fica-rotta", ma anche, e soprattutto, alla felicità di essere ancora vivi: "Certo - ci racconta Joker - vivo in un mondo di merda, ma sono vivo e non ho più paura" di essere mandato a morire per qualcosa di follemente razionale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-2316416267470632884?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/2316416267470632884/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/11/kubrick-full-metal-jacket.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/2316416267470632884'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/2316416267470632884'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/11/kubrick-full-metal-jacket.html' title='Kubrick - Full Metal Jacket'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-5793822588544331094</id><published>2010-11-15T18:07:00.006+01:00</published><updated>2010-11-15T19:32:18.755+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Schopenhauer, la volontà e la musica</title><content type='html'>Continuiamo ad addentrarci ne "Il mondo come volontà e rappresentazione", opera &lt;em&gt;maxima&lt;/em&gt; di Schopenhauer. Nell'ultimo intervento abbiamo evidenziato gli snodi fondamentali della riflessione del filosofo: cercando egli di comprendere il senso del dolore e delle ineludibili sofferenze che caratterizzano la nostra esistenza, Schopenhauer approda alla definizione della vita come continua ricerca di appagamento dei nostri desideri, sintomi continuamente emergenti dalla volontà di vita che anima tutti gli esseri. L'uomo, essendo l'unico tra gli enti in grado di riflettere su tutto ciò, può cercare di sottrarsi a questa continua irrequietezza: attraverso l'ascesi (risultato massimamente arduo da raggiungere dato che presuppone un'abnegazione e uno sforzo continuo), oppure attraverso l'intuizione e la contemplazione artistico-estetica che, anche se per brevi quanto intensi momenti, riesce a farci dimenticare la nostra miseria esistenziale, schiudendoci la conoscenza essenziale di noi stessi e della realtà che ci circonda. Tra le varie forme d'espressione artistiche, Schopenhauer non esita a definire la musica come la più rivelatrice in assoluto. Vediamo perchè.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- La musica come arte a sè -&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La musica è separata da tutte le altre arti. Noi non riconosciamo in lei la copia, la ripetizione di qualche idea degli esseri del mondo: tuttavia essa agisce con tale potenza sull'intimo dell'uomo, viene da lui così appieno e a fondo compresa, quasi lingua universale la cui evidenza supera quella dello stesso mondo intuitivo, che in lei certamente dobbiamo cercare ben più che un "oscuro esercizio aritmetico che l'animo fa non sapendo di numerare", come la definì Leibniz. Se essa altro non fosse, la soddisfazione che ci procura dovrebbe esser simile a quella che noi proviamo per l'esatta soluzione di un calcolo, e non potrebbe essere quell'intima gioia che nasce in noi al veder trasformata in linguaggio la più profonda sostanza del nostro essere.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- La musica è oggettivazione diretta e immagine della volontà - &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] &lt;em&gt;Adeguata oggettivazione della volontà sono le idee; suscitare la conoscenza di queste&lt;/em&gt; [possibile solo mediante un corrispondente cambiamento nel soggetto conoscitivo], &lt;em&gt;attraverso la rappresentazione di singoli oggetti &lt;/em&gt;[le opere d'arte], &lt;em&gt;è lo scopo di tutte le altre arti. Esse dunque oggettivano solo mediatamente la volontà, cioè per mezzo delle idee: e poichè il nostro mondo altro non è che fenomeno delle idee nella pluralità, così la musica, andando oltre le idee &lt;/em&gt;[ovvero, non imitando nulla di tutto ciò di materiale che ci circonda e che conosciamo con la ragione] &lt;em&gt;è del tutto indipendente anche dal mondo fenomenico. &lt;strong&gt;La musica è oggettivazione e copia immediata di tutta la volontà&lt;/strong&gt;, come lo è il mondo, anzi come lo sono le idee, il cui fenomeno multiplo costituisce il mondo delle cose particolari. La musica non è dunque l'immagine delle idee, ma l'immagine della stessa volontà. Perciò l'effetto della musica è tanto più potente e penetrante di quello delle altre arti, poichè quelle parlano d'ombre, essa invece esprime l'essenza.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- La funzione della melodia - &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] &lt;em&gt;Nella melodia che procede movendosi in libertà sbrigliata dal principio alla fine con la coerenza ininterrotta e densa di significati di un unico pensiero, io riconosco il grado supremo di oggettivazione della volontà, la vita e le attività coscienti dell'uomo. Come questo, essendo il solo dotato di ragione, guarda davanti e dietro a sè sul corso della sua realtà e delle innumerevoli possibilità, conducendo così una vita consapevole e coerente come un tutto organico, allo stesso modo la melodia ha dal principio alla fine una significativa, intenzionale coerenza. Essa ci racconta di conseguenza la storia della volontà che, illuminata dalla riflessione, si esprime nella realtà con la serie dei suoi atti; ma dice di più: narra di questa storia più segreta, ne dipinge ogni emozione, ogni slancio, ogni moto, tutto ciò che la ragione raccoglie sotto il vasto e negativo concetto di sentimento, nè può meglio raccogliere nelle proprie astrazioni.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Analogia del movimento melodico con quello della volontà - &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] &lt;em&gt;Ora, come l'essenza dell'uomo consiste nell'aspirazione della volontà che viene appagata e torna ad aspirare perennemente, anzi la sua felicità, il suo benessere sta nella rapidità del passaggio dal desiderio all'appagamento e da questo ad un nuovo desiderio, poichè la mancanza dell'appagamento è dolore, la mancanza di un nuovo desiderio è vuota aspirazione, noia, così l'essenza della melodia è un continuo scostarsi, un errar lontano dal tono fondamentale, per molte vie non solo verso i gradi armonici, ma per ogni tono, sempre però infine con un ritorno al tono fondamentale. Per tutte queste vie la melodia esprime le diverse forme di aspirazione della volontà, ma da ultimo anche l'appagamento mediante il ritorno ad un grado armonico, o al grado fondamentale. Trovare la melodia, svelare in lei tutti i più profondi segreti del volere e del sentimento umano è l'opera del genio, la cui azione, qui più che altrove evidente, è lontana da ogni riflessione, e si può chiamare ispirazione. Qui il concetto, come sempre in arte, è sterile: il compositore rende palese l'intima essenza del mondo ed esprime la più profonda saggezza in una lingua che la sua ragione non intende.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- L'alto valore dell'arte - &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, considerando che con l'arte noi disponiamo non soltanto dello "specchio" della volontà, ma anche della possibilità di liberarci (anche se momentaneamente) da ogni vincolo col volere, per Schopenhauer l'arte è &lt;em&gt;il più consolante e il solo innocente aspetto della vita. [...] Il piacere per ogni cosa bella, la consolazione offerta dall'arte, l'entusiasmo che all'artista fa dimenticare le pene della vita ed è l'unico privilegio che ricompensa il genio del dolore cresciuto assieme alla chiarità della coscienza, e della squallida solitudine tra una razza estranea, tutto ciò deriva dal fatto che l'in-sè della vita, la volontà, l'esistenza stessa, è un costante soffrire, in parte miserando, in parte orrendo; lo stesso invece come semplice rappresentazione puramente intuita o riprodotta dall'arte, libera da ogni dolore, presenta un significativo spettacolo.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-5793822588544331094?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/5793822588544331094/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/11/schopenhauer-la-volonta-e-la-musica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5793822588544331094'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5793822588544331094'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/11/schopenhauer-la-volonta-e-la-musica.html' title='Schopenhauer, la volontà e la musica'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-4465739014768306162</id><published>2010-11-08T16:52:00.010+01:00</published><updated>2010-11-08T18:33:27.789+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Schopenhauer, la volontà e l'arte</title><content type='html'>Pochi pensatori riescono ad arrivarti nel profondo, a farti sussultare, a darti la paradossale impressione di condividere con te esperienze, sofferenze e riflessioni come Arthur Schopenhauer. Perdonate la presentazione forse un pò troppo intimistica ma è questo quello che provo leggendo alcune sue opere. Cercherò di condividere con voi queste mie impressioni, proponendomi stavolta di riuscire ad approfondire maggiormente la riflessione, sperando, come sempre, di non annoiarvi. Lo scritto a cui faremo riferimento è il terzo libro de "Il mondo come volontà e rappresentazione". Questo intervento sarà focalizzato sull'ottima introduzione alla filosofia schopenahueriana di Rinaldo Manfredi (sulla quale mi sono permesso di fare qualche piccola modifica); nel prossimo entreremo invece nel vivo dell'opera discutendo su una forma d'arte particolarmente rivelatrice secondo Schopenhauer: la musica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Schopenhauer ebbe fin dall’adolescenza una straordinaria sensibilità per l’aspetto doloroso della vita. Il suo pensiero doveva trovare una giustificazione di questa realtà e delle difficoltà che essa ci riserva. Punto di partenza della sua riflessione è la distinzione kantiana fra realtà fenomenica e cosa in sé o noumeno. Per Schopenhauer, Kant non poteva legittimare questa distinzione poiché il mondo è sempre e comunque oggetto per un soggetto. Tuttavia, l'uomo non può essere considerato soltanto come pura conoscenza: è qualcosa di ben più profondo. C'è infatti dell'altro oltre alle categorie attraverso le quali conosciamo la realtà: l'azione e la volontà. E' in essa che noi sentiamo di essere non solo soggetti di conoscenza, ma anche centri di attività, capaci di patire, di desiderare e tendere al volere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Schopenhauer, questa volontà non è propria solo dell'uomo ma è in tutte le cose. Volontà è nel cristallo che si forma, nella pietra che cade, nel fiore che nasce e negli animali. La volontà è l’in-sé del mondo, che si presenta come un principio irrazionale sul quale si apre successivamente la conoscenza. La volontà è un tendere continuo, bisogno sempre rinascente. Essa genera però nell'uomo il dolore, dato che soltanto noi, essendo dotati di ragione, possiamo renderci conto di essa e del circolo vizioso in cui stringe inesorabilmente la nostra esistenza. La felicità per Schopenhauer &lt;/em&gt;[che abbiamo già preso in considerazione qualche tempo fa], &lt;em&gt;non può che essere sfuggente e momentanea, consistendo in quel rapido senso di soddisfazione di un desiderio prima che possano nascerne in noi degli altri. Se la volontà non riprende la sua via nasce la noia. Nessuno potrebbe durare a lungo nella descrizione di uno stato soddisfatto e felice senza riuscire noioso. La vita oscilla fra il dolore e la noia. Di qui il senso di oppressione e di fatica che ci accompagna nella vita. E’ sempre l’unica volontà che strazia se stessa. L’esistenza è un peccato che tutti dobbiamo scontare. Se tale è la natura del destino di ogni vivente, è necessario trovare la via che porti alla liberazione. Per questo la filosofia non dovrebbe mai formulare dei precetti astratti ma rivolgersi sempre alla realtà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A nulla serve il suicidio. Esso libera forse l’individuo, ma lascia intatta la volontà, la quale anzi determina anche questo estremo gesto. La liberazione può essere raggiunta solo quando la volontà, divenuta consapevole di sé e del proprio destino, non vuol più essere volontà di vita o, meglio, vuole sottrarsi al suo dominio irrequieto. E’ precisamente nell’asceta, in cui il dolore universale ha parlato, che avviene il miracolo. Dunque la rinuncia, l’inazione, il nirvana è la suprema saggezza, che non solo redime l’individuo in cui si attua, ma l’intera volontà. L’ascesi è la più perfetta ma non la sola forma di liberazione: accanto ad essa abbiamo la giustizia e la compassione, nei quali si tende al superamento dell’egoismo, fonte di ogni dolore, e l’arte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è contemplazione dell’idea da parte di un soggetto che ha perduto ogni contatto col mondo. Non si tratta dunque tanto di superamento quanto di evasione, di oblio momentaneo del male. Nell'espressione così come nella contemplazione estetica dell'idea della bellezza il soggetto perde la sua individualità, si scioglie da ogni legame col mondo. Sebbene le idee siano il sostegno della vita, questa non ha più alcun effetto su di lui, perché ciò che egli contempla non è questa o quella manifestazione di vita, né egli è più un particolare individuo di fronte ad essa. L’artista non coglie l’idea in forma confusa, ma in limpida intuizione: questa, come ogni altra forma di intuizione, appartiene all’intelletto, ma si ha quando esso è superiore ai bisogni della volontà. Alla ragione come facoltà discorsiva appartiene solo il dominio dei concetti astratti; la ragione, basandosi sui dati dell’intuizione empirica dà la comune esperienza e in grado più eminente la scienza, mentre l’intuizione artistica penetra nel mondo della realtà essenziale.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-4465739014768306162?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/4465739014768306162/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/11/schopenhauer-la-volonta-e-larte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/4465739014768306162'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/4465739014768306162'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/11/schopenhauer-la-volonta-e-larte.html' title='Schopenhauer, la volontà e l&apos;arte'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-6810094529508778049</id><published>2010-10-25T12:52:00.004+02:00</published><updated>2010-10-25T14:47:28.247+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Croce e l'amore per l'arte</title><content type='html'>Non mi piacciono le autocelebrazioni. Però una laurea è pur sempre una laurea, per diamine! E allora eccomi qui, a darvi un "antipasto" della mia tesi di laurea, incentrata sull'estetica di Benedetto Croce che non esito neanche un momento ad identificare come il mio ideale di &lt;em&gt;filosofo&lt;/em&gt; (sebbene sia consapevole della velleità che c'è dietro alle idealizzazioni ed emulazioni: si finisce sempre per rincorrere qualcuno che, inevitabilmente, non si potrà mai raggiungere).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'estratto che tra poco vi proporrò è tratto da un'opera del 1933, "La poesia", in cui Croce riesamina e puntualizza i concetti fondamentali della sua estetica (che troverete riepilogati sinteticamente nella mia tesi, ovviamente se ne avrete voglia). Croce prende in considerazione il famigerato luogo comune dell' "arte per l'arte", ovvero dell'amore disinteressato che ogni artista dovrebbe avere rispetto al proprio &lt;em&gt;ufficio sacro&lt;/em&gt;: l'espressione. Tuttavia, ed è un'altra lezione che ho imparato da Croce, nulla di quello che gli uomini fanno è veramente disinteressato: laddove non c'è un minimo di guadagno personale, statene certi, chiunque gira al largo! Anche la solidarietà implica un'attrattiva individuale, quale può essere l'intima gratificazione per chi la fa...Infine, permettetemi di definire &lt;em&gt;sublime&lt;/em&gt; il parallelo crociano fra l'amore e l'espressione artistica. E' forse uno degli aspetti che mi ha colpito di più della filosofia di Croce: le sue riflessioni, alla portata di tutti in quanto a linearità e semplicità, sono incastonate di piccole gemme poetiche arricchiscono la sua speculazione senza però appesantirla, anzi chiarendola ulteriormente. Ma è tempo di far parlare il "nostro" Croce:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;L'arte per l'arte&lt;/em&gt; - &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"L'espressione poetica può trapassare ad oggetto d'amore e di culto d'amore ed essere trattata non più come espressione, ma come cosa che si ricerchi per sè, facendo, come si dice, l'arte per l'arte.&lt;br /&gt;Come ogni amore, anche questo ha per fondamento la realtà di un bisogno, e, nel suo caso, dell'espressione poetica; ma come ogni amore si svolge oltre, e anche senza e contro, il soddisfacimento del bisogno originario. Così come si amano, e si amano sul serio, donne che non si ha nessuna volontà di possedere, sentendosi che nel possesso andrebbe perduto il meglio o il tutto dell'amore e quell'incantesimo si rompererebbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] Ma, soffermandoci all'amore per le espressioni poetiche, esso, al pari di ogni altro amore, ricerca la presenza e il contatto dell'oggetto amato, e perciò si fa culto ed esercizio di quelle espressioni, non solo senza aver nulla di proprio da trasfigurare in bellezza. Qualcosa di analogo si riscontra nella cerchia del pensiero, dove talvolta ci si trastulla col pensiero per il pensiero, ossia con la logica per la logica, come nel caso delle acutezze o degli indovinelli, e in parte anche nell'altro delle sottigliezze che piace di moltiplicare, delle precise e lunghe argomentazioni superflue che piace svolgere in tutti i loro passaggi, godendo della propria bravura, laddove basterebbe accennare e tirar via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amare e cercare le espressioni poetiche come cose o (che qui è lo stesso) come persone, vuol dire cercare le immagini fuori del loro nesso, distaccate ed astratte, e ammirarle e carezzarle e fermarle nei suoni articolati, curando la perfezione di ciascuna d'esse. Che è quel che si vede nelle pagine dei virtuosi dell'arte per l'arte, così perfette in ogni particolare da muovere l'impazienza e il fastidio in uno spirito di poeta, il quale è pronto a gettarle via tutte per esprimersi "senza perfezione" (ossia con tutt'altra perfezione da quella). Perchè in tanto risalto di ciascuna immagine, manca in quella maniera d'arte il fondo che tutte le raccolga e le mitighi, il fondo che solo poteva generarle a vita poetica, e solo dar loro misura e proporzioni. E non solamente manca il fondo poetico, ma anche l'altro su cui la letteratura si forma e che è il vario contenuto extrapoetico [ovvero, le passioni, gli impulsi, gli interessi dell'artista in quanto uomo]. Stanno invece, quelle immagini singole, come idoli, che l'artista [o lo pseudo-artista, quello cultore della sola forma, destinato per questo a rinchiudersi nella più totale autorefenzialità] plasma e adora. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questa via s'intende anche in qual modo si venga determinando una sorta di teoria dell' "arte per l'arte" a uso di quei critici che pretendono di trovare e spiegare la bellezza di un verso, che è bellezza spirituale [ovvero nella vita, nella contingenza, nella concreta ed ineludibile necessità di esprimersi che l'artista sente quando è gravido di ispirazione], nei suoni per sè, negli accenti, nei ritmi, nella "musica", come la sogliono chiamare, dimostrando, in questo lor dire, scarsa stima, non tanto della poesia, quanto della musica stessa. [...] In questi casi difetta l'amore e, con l'amore, la capacità di dare alle proprie opere quella verità e quella bellezza che pur sono in grado di conseguire. L'arte per l'arte non è che un innamoramento tra gli altri innamoramenti, una servitù d'amore tra le altre servitù d'amore".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-6810094529508778049?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/6810094529508778049/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/10/croce-e-lamore-per-larte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6810094529508778049'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6810094529508778049'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/10/croce-e-lamore-per-larte.html' title='Croce e l&apos;amore per l&apos;arte'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-5709953008279761607</id><published>2010-10-15T16:04:00.004+02:00</published><updated>2010-10-16T12:02:08.108+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Il processo di Socrate</title><content type='html'>Pur rendendomi conto che potrei tedìarvi con la mia piccola &lt;em&gt;crociata&lt;/em&gt; per la giustizia, intesa non come un'astratta entità di cui riempirsi la bocca ma un vero e proprio &lt;em&gt;modus vivendi&lt;/em&gt;, proseguo imperterrito lungo questa direzione. Ed una naturale tappa d'approdo per questa mia ricerca non poteva che essere la figura di Socrate: un uomo che ha accettato un'ingiusta morte per la sua fiducia nella giustizia terrena ed ultraterrena. Il testo a cui faremo riferimento sarà ovviamente l' "Apologia di Socrate" scritto da Platone, il più illustre e fedele seguace di Socrate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma per comprendere fino in fondo la radicalità del comportamento di Socrate è necessario prima contestualizzare le vicende: siamo nel gennaio del 399 a.C. ad Atene. Socrate viene portato in tribunale da Melèto, Anito e Licòne, rispettivamente poeta, politico ed oratore che erano stati messi in ridicolo da Socrate per la loro vanità e per la dilagante corruzione dei loro costumi. Le ragioni degli accusanti erano del tutto generiche e pretestuose: Socrate veniva accusato di aver "indagato con animo empio le cose del cielo e della terra; di corrompere i giovani e di non credere negli dei ai quali credeva la città, ma in nuove divinità demoniache". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma le vere ragioni per cui Socrate venne accusato, e condannato, erano da rintracciare nella nascente democrazia ateniese (figlia di una classe dirigente già allora in preda alla corruzione e al malaffare), che aveva bisogno di sbarazzarsi di un individuo che per le sue capacità dialettiche ed oratorie e per il suo modello di vita improntato sulla giustizia, sulla povertà e sulla rettitudine rappresentava una minaccia, dato che poteva sommuovere l'opinione popolare ateniese. Ma, bando alle mie ciance, lasciamo che sia Socrate in persona a parlarci e ad insegnarci cos'è la giustizia, perchè egli ha accettato la sua condanna a morte e perchè un uomo giusto non deve temerla (come sempre, integrazioni e commenti sono posti tra parentesi quadre).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- La difesa di Socrate - &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Se qualcuno mi dicesse: - Ma non ti vergogni, o Socrate, d'esserti dato un'occupazione per la quale ora ti sei messo a rischio di morire? - io così risponderei a buon diritto: - Hai torto, amico, se stimi che un uomo di qualche valore debba tenere in conto la vita e la morte. Egli nelle sue azioni deve unicamente considerare se ciò che fa sia giusto o ingiusto e se si comporta da uomo onesto o da malvagio. Secondo il tuo ragionamento, sarebbero da stimare poco quei semidei e tutti gli altri che sono morti davanti a Troia. [...] Ed ora che Dio mi ha assegnato un posto di combattimento, così almeno io credo di dovere interpretare il suo volere, posto di combattimento che è quello di vivere filosofando [il "vivere filosofando" è il vivere secondo una disciplina che fa della filosofia non la ricerca di un sapere astratto, ma una pratica morale che è armonia di pensiero e di azione], esaminando me e gli altri, sarebbe veramente cosa grave se io, per paura della morte o d'altro, disertassi il campo [Socrate ha un senso profondamente religioso della vita, che gli faceva riguardare la personalità di ciascuno come inserita in fini etici superiori dell'umanità e la vita tutta come dovere, al quale non è lecito sottrarsi. Per questo non mirava a sovvertire le leggi o lo Stato, bensì a sollecitare i suoi concittadini a non prendersi cura delle ricchezze più che dell'anima e della virtù].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] Giacché, o Ateniesi, il temere la morte altro non è che essere sapienti senza esserlo, cioè a dire credere di sapere ciò che si ignora; poichè nessuno sa se la morte, che l'uomo teme come se conoscesse già che il maggiore di tutti i mali, non sia invece per essere il più gran bene. E non è la più vituperevole ignoranza quella che consiste nel credere di sapere ciò che non si sa? [...] Ma una cosa so di certo: che il fare ingiustizia e disobbedire a un nostro superiore, sia esso Dio o uomo, è cosa cattiva e vergognosa. Giammai dunque io temerò nè fuggirò quello che non so se sia un bene, ma piuttosto il male che so essere tale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; - Socrate è condannato a morte - &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Forse voi pensate, o Ateniesi, che sono stato condannato per mancanza di quei tali abili discorsi con i quali avrei potuto persuadervi se io avessi creduto che era necessario dire e far di tutto pur di scampare alla condanna. Niente affatto! Ciò che mi è venuto a mancare non sono stati gli argomenti, bensì l'audacia e l'impudenza e la volontà di non dire cose che vi sarebbero state gradevolissime a udire, piangendo e lamentandomi e facendo altre cose indegne di me, ma alle quali altri vi avevano abituati. Non mi pento di essermi difeso così; anzi preferisco assai più volentieri essermi così difeso, e morire, che difendermi in quell'altro modo, e vivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] Ma considerate bene, o Ateniesi, che il difficile non è evitare la morte quanto piuttosto evitare la malvagità, che ci viene incontro più veloce della morte [è più facile evitare la morte che la malvagità, poichè debole e vile è l'animo dell'uomo dinanzi agli istinti e le passioni terrene, fonte di conflitti e guerre]. Ed ora io, come tardo e vecchio, sono stato raggiunto da quella che è più tarda; i miei accusatori, invece, come più gagliardi e veloci, da quella che è più veloce, la malvagità. Ed ora io me ne vado da qui condannato da voi a morire; costoro invece condannati dalla verità ad essere malvagi e ingiusti [si dice che gli accusatori di Socrate siano morti di morte violenta. Era radicata nei Greci la convinzione che il male esige in questa vita una riparazione che può essere estesa anche alle discendenze di coloro che commisero la malvagità]. Io accetto la mia pena, questi la loro. Doveva essere così, e penso che così sia bene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-5709953008279761607?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/5709953008279761607/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/10/il-processo-di-socrate.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5709953008279761607'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5709953008279761607'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/10/il-processo-di-socrate.html' title='Il processo di Socrate'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-7706558362119919424</id><published>2010-10-08T12:52:00.010+02:00</published><updated>2011-05-14T13:59:57.109+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Tema: la mia Città</title><content type='html'>&lt;em&gt;Per liberareggio.org&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri sera, tornando a casa dopo essere stato a Piazza Duomo, mi è venuto in testa il ritornello della sopracitata canzone degli Afterhours che fa: "Chi salverà/ la mia città?". Ebbene, l'acceso dibattito che ieri s'è venuto a creare ad "Annozero" non poteva fotografare meglio l'aria che si respira a Reggio. Le persone oneste sono con l'acqua alla gola, sono stanche non soltanto di subire passivamente il potere della criminalità organizzata che ci tiene (questa sì) "sotto scopa" con l'atavica fame di lavoro che c'è in Calabria, ma sono stanche soprattutto di non essere ascoltate, di vedere che il resto dell'Italia non se ne fotte minimamente di loro. Politici in primis, gli stessi personaggi che periodicamente scendono dalle loro ricche corti per fare promesse su promesse e per chiedere i nostri voti (e qui mi riferisco indiscriminatamente a tutta la classe politica).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri sera Daniela Santanchè, esponente del governo nazionale in qualità di sottosegretario di Stato al Dipartimento per l'attuazione del programma di governo, è caduta dalle nuvole: non sapeva delle recenti vicissitudini di Scopelliti; non sapeva che Angela Napoli aveva da tempo preso le distanze dal PDL; continuava a farfugliare che "questo è il governo che ha fatto di più ecc ecc" ed è riuscita a mandare in bestia anche de Magistris che, come sappiamo, ne ha subìte di tutti i colori però sempre mantenendo il suo contegno; non ha detto una parola di solidarietà per quei giornalisti vessati e minacciati di morte; non ha saputo, insomma, dire qualcosa per cercare di aiutare una città che implora aiuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma noi non possiamo più aspettare. Chi campa di speranza disperato muore, recita un proverbio comune. Se non riusciamo a ribellarci noi per primi ai perversi giochetti a cui, indistintamente politici e 'ndranghetisti, ci sottopongono c'è poco da fare. Ho accennato a de Magistris. A prescindere dalle sue scelte politiche che, ci mancherebbe altro, ciascuno di noi è libero di non condividere, anche la sua è una storia che avrebbe dovuto insegnarci molto su come funzionano le cose nel nostro Paese. Per questo vi lascio con alcune sue considerazioni tratte da "Assalto al PM. Storia di un cattivo magistrato".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Nel corso degli anni mi sono reso conto di come la Calabria assomigli al Sudamerica di una volta: una regione governata da una vera e propria "classe". E' una classe di potere. Intrisa anche di mafiosità. E' composta da una parte importante e assolutamente trasversale della politica, che ha a cuore solo interessi di settore. Gruppi di potere che operano per puro interesse e con logiche biecamente clientari. Comprende una parte consistente dei principali imprenditori, diventati potenti, ricchi, noti e forti grazie al loro rapporto con la politica. Una situazione che potrebbe apparire simile a quella di altre parti del paese. Ma la vera anomalia, in Calabria, è che in questa classe compaiono, in modo non residuale, pezzi significativi delle istituzioni ed anche parti degli organi preposti ai controlli di legalità: impiegati e funzionari pubblici, forze dell'ordine, servizi di sicurezza. Quando il controllore diventa "organico" in un sistema cui partecipa anche il controllato, le garanzie di legalità e di trasparenza saltano, spazzate via da un conflitto di interessi permanente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La classe dominante che ho descritto governa la Calabria da decenni tenendo in una situazione di voluta soggezione e sottomissione il resto della popolazione calabrese, che non ha la capacità di riscattarsi perchè non ha gli strumenti economici nè quelli politici e nemmeno istituzionali, dal momento che attraverso il controllo dell'economia e del lavoro la borghesia mafiosa controlla anche il voto. Ma soprattutto, almeno fino a un certo momento storico, la Calabria non ha avuto gli strumenti cognitivi per opporsi. Perchè?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè la conoscenza di certi contesti avviene attraverso due canali: la magistratura e l'informazione. Le indagini giudiziarie consentono al cittadino di sapere se i propri governanti stanno rubando, stanno truffando, sono corrotti o infedeli e così via. Se la magistratura non funziona la gente non sa cosa di illecito accade nella vita pubblica. Poi c'è l'informazione. In questo settore la Calabria, fino a un certo punto, ha molto sofferto un controllo serrato, una "cappa mediatica" che non consentiva ai cittadini, dentro e fuori la regione, di sapere cosa accadeva. Con il tempo questa situazione è migliorata perchè sono nati nuovi organi di informazione e alcuni giornalisti seri e coraggiosi, spesso molto giovani, sono riusciti a raccontare i fatti. La consapevolezza e la partecipazione sociale sono mutate proprio quando questi cronisti, facendo bene il proprio mestiere, hanno cominciato a rendere una descrizione veritiera e non condizionata dalle azioni giudiziarie che venivano intraprese. La conoscenza dei fatti stimola il pensiero libero e critico e questo fa paura ai ceti dominanti affaristici e corrotti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, chi salverà la mia città?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-7706558362119919424?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/7706558362119919424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/10/temala-mia-citta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/7706558362119919424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/7706558362119919424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/10/temala-mia-citta.html' title='Tema: la mia Città'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-6100013407029218462</id><published>2010-10-02T11:33:00.004+02:00</published><updated>2010-10-02T12:53:20.368+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Vico, la Repubblica e la giustizia</title><content type='html'>Giustizia, solidarietà, pietà, verità: chi cerca di perseguire nel corso della sua esistenza questi valori non solo viene additato come giustizialista, perbenista, bigotto, moralista e quant'altro, ma viene letteralmente fatto fuori, messo ai margini da un sistema ben collaudato per non funzionare, o meglio, per funzionare in modo che solo a pochi (furbetti, intrallazzatori, criminali e quant'altro) sia permesso arricchirsi e godere di un'agiata e placida esistenza. Pur facendo pienamente, e orgogliosamente, parte della schiera dei cosiddetti "sfigati", ovvero di quelli che la loro vita devono e dovranno sudarsela ben bene, non mi piace arrendermi facilmente e crogiolarmi nel pessimismo e nella certezza che nulla cambierà in meglio. Per questo credo e perseguo quegli ideali; per questo non invidio i miei coetanei che hanno ed avranno tutto pronto quando desidereranno averlo; per questo non ritengo "fico" appartenere ad una cosca malavitosa, operando secondo quei canoni da "uomini d'onore" che, per me, non sono altro che delle leggi della giungla che degli animali cercano di dare a sè stessi per evitare di azzannarsi a vicenda nella loro irrefrenabile corsa alla ricchezza e al potere. Per questo, infine, vi propongo questi estratti dalla "Scienza nuova", opera &lt;em&gt;maxima&lt;/em&gt; di Giambattista Vico, uno dei più importanti filosofi italiani per originalità e personalità che troppo spesso viene sottovalutato, se non addirittura non considerato affatto. Bando alle ciance, lasciamo parlare Vico. (Le mie domande e integrazioni sono poste tra parentesi quadre).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Progresso sociale e giustizia -&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Gli uomini per la loro corrotta natura sono tiranneggiati dall'amor proprio, per lo quale non sieguono principalmente che la propria utilità; onde eglino, volendo tutto l'utile per sè e niuna parte per lo compagno, non posson essi porre in conato le passioni per indirizzarle a giustizia. Quindi stabiliamo: che l'uomo nello stato bestiale ama solamente la sua salvezza; presa moglie e fatti figliuoli, ama la sua salvezza con la salvezza delle famiglie; venuto a vita civile, ama la sua salvezza con la salvezza delle città; distesi gli imperi sopra più popoli, ama la sua salvezza con la salvezza delle nazioni; unite le nazioni in guerre, paci, allianze, commerzi, ama la sua salvezza con la salvezza di tutto il gener umano: l'uomo in tutte queste circostanze ama principalmente l'utilità propria.&lt;/em&gt; [A vostro giudizio, a quale tappa ci siamo fermati e/o siamo regrediti?]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- La nascita della repubblica - &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Perchè gli uomini erano di menti particolarissime che non potevano intendere ben comune, per lo che eran avvezzi a non impicciarsi nemmeno delle cose particolari d'altrui, la provvedenza gli menò ad unirsi alle loro patrie, per conservarsi tanti grandi privati interessi quanto erano le loro monarchie famigliari; e sì, fuori d'ogni loro proposito, convennero in un bene universale civile, che si chiamava "repubblica". Questa sovrana civil persona si formò di mente e di corpo. La mente fu un ordine di sappienti, quali in quella somma rozzezza e semplicità esser per natura potevano; dall'altra parte il corpo, formato col capo ed altre minori membra. Onde alle repubbliche restonne quest'altra eterna proprietà: ch'altri vi debban esercitare la mente negl'impieghi della sapienza civile&lt;/em&gt; [in numero circoscritto aggiungerei, dato che una società di soli speculatori-teorici come sta diventando la nostra è destinata al fallimento],&lt;em&gt; altri il corpo ne' mestieri e nell'arti che deon servire così alla pace come alla guerra; con questa eterna proprietà: che la mente sempre vi comandi e che 'l corpo v'abbia perpetuamente a servire.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Corruzione delle repubbliche - &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Corrompendosi gli Stati popolari, e quindi ancor le filosofie (le quali cadendo nello scetticismo, si diedero gli stolti dotti a calunniare la verità) &lt;/em&gt;[rappresentata, per Vico dalla divina Provvidenza] &lt;em&gt;e nascendo quindi una falsa eloquenza, apparecchiata egualmente a sostener nelle cause entrambe le parti opposte - provenne che, mal usando l'eloquenza e non più contentandosi i cittadini delle ricchezze per farne ordine, ne vollero fare potenza; e commovendo civili guerre nelle loro repubbliche, le mandarono ad un totale disordine, e sì, da una perfetta libertà, le fecero cadere sotto una perfetta tirannide (la qual è peggiore di tutte) ch'è l'anarchia ovvero la sfrenata libertà de' popoli liberi.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Rimedio -&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma se i popoli marciscano in quell'ultimo civil malore allora la provvedenza a questo estremo lor male adopera questo estremo rimedio: che - poichè tai popoli a guisa di bestie si erano accostumati di non ad altro pensare ch'alle particolari proprie utilità di ciascuno ed avevano dato nell'ultimo della dilicatezza, o per me' dire, dell'orgoglio, a guisa di fiere - per tutto ciò con ostinatissime fazioni e disperate guerre civili, vadano a fare selve delle città, e delle selve covili d'uomini, e 'n cotal guisa dentro lunghi secoli di barbarie vadano ad irrugginire le malnate sottigliezze degl'ingegni maliziosi, che gli avevano resi fiere più immani con la barbarie della riflessione. Perciò popoli di sì fatta riflessiva malizia, così storditi e stupiditi, non sentano più agi, dilicatezze, piaceri e fasto, ma solamente le necessarie utilità della vita; e, nel poco numero degli uomini alfin rimasti e nella copia delle cose necessarie alla vita, divengano naturalmente &lt;/em&gt;[razionalmente] &lt;em&gt;comportevoli; e per la ritornata primiera semplicità del primo mondo de' popoli, sieno religiosi, veraci e fidi; e così ritorni tra essi la pietà, la fede, la verità, che sono i naturali fondamenti della giustizia e sono grazie e bellezze dell'ordine eterno di Dio.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Degnità -&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La filosofia per giovar al genere umano, dee sollevar e reggere l'uomo caduto e debole, non convellergli la natura, nè abbandonarlo nella sua corruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La filosofia considera l'uomo quale dev'essere, e se non può fruttare ch'a pochi primi, che vogliono vivere nella repubblica di Platone, non rovesciarsi nella feccia di Romolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il più sublime lavoro della poesia è alle cose insensate dare senso e passione, ed è proprietà de' fanciulli di prendere cose inanimate tra mani e, trastullandosi, favellarvi come se fussero, quelle, persone vive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La natura de' popoli prima è cruda, di poi vera, quindi benigna, appresso dilicata, finalmente dissoluta. &lt;/em&gt;[In quale di queste fasi collochereste l'attuale popolazione italiana?]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L'equità naturale della ragion umana tutta spiegata è una pratica della sapienza nelle faccende dell'utilità, poichè "sapienza", nell'ampiezza sua, altro non è che scienza di far uso delle cose qual esse hanno in natura.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-6100013407029218462?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/6100013407029218462/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/10/vico-la-repubblica-e-la-giustizia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6100013407029218462'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/6100013407029218462'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/10/vico-la-repubblica-e-la-giustizia.html' title='Vico, la Repubblica e la giustizia'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-620529272957824976</id><published>2010-09-20T12:40:00.004+02:00</published><updated>2010-09-20T21:32:50.274+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Kant e l'esistenza di Dio</title><content type='html'>Domanda da un milione di dollari: Dio esiste?&lt;br /&gt;Ce lo chiediamo in tanti, soprattutto chi si rifiuta di farsi imporre cosa pensare-fare-credere da una qualsiasi istituzione ecclesiastica o dogma prestabilito. E se lo chiedeva anche Immanuel Kant che, suo malgrado, assieme ad Hegel, ha contribuito a terrorizzare generazioni intere di studenti, facendoli scappare a gambe levate dalla filosofia. Ma qui la colpa non è nè di Kant, nè di Hegel, nè degli studenti (chi fa con piacere una cosa a cui è obbligato?). Ma torniamo in tema: Kant riflette sull' esistenza di Dio nella sua celeberrima &lt;em&gt;Critica della ragion pura&lt;/em&gt;, nella quale s'era appunto proposto di criticare e ricostruire la metafisica (ovvero "la naturale disposizione della umana ragione a procedere oltre i limiti dell'esperienza e del sensibile") su delle basi "scientifiche" che consentissero quantomeno di ridurre il caos in cui versava quest'infruttuosa disciplina del sapere umano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fare ciò, Kant riteneva essenziale smascherare alcune pseudo-questioni che hanno occupato la metafisica su questioni impossibili da risolvere, a causa dei limiti evidenti dell'umana specie. E tra questi vi figura anche la teologia e le varie prove per dimostrare, razionalmente, l'esistenza di Dio. L'idea trascendentale di Dio è importantissima non solo all'interno della riflessione metafisica, ma proprio per tutta la nostra esistenza, dato che si tratta dell' "Essere primo perfettissimo che, sebbene non possa essere pensato nell'esperienza, pure è pensato in servizio dell'esperienza per poter concepire la connessione, l'ordine e l'unità di essa". Il problema sorge quando si cercano delle prove concrete dell'esistenza di Dio: allora, non avendo riscontro con la realtà fattuale, ci abbandoniamo all'immaginazione, staccandoci dalla stessa esperienza, per poi cercare di tornarvi in un non precisato modo pur di soddisfare il bisogno insopprimibile della nostra ragione di "ordine, sistematicità, compiutezza e unità sintetica". Tre sono state le dimostrazioni "oggettive" che avrebbero dovuto dimostrare l'esistenza di Dio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prova ontologica: essendo Dio l'Essere supremo e perfettissimo non può essere manchevole di qualcosa, specialmente dell'esistenza. Kant obietta però che non è possibile saltare così liberamente dal piano della possibilità logica a quella ontologica, dato che l'esistenza di qualcosa si può constatare solo per via empirica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prova cosmologica: si parte dal fatto che, dato che tutta la realtà procede secondo legami di causa-effetto, deve esistere un primo "anello" incausato, necessario. Ma, per Kant, anche questa prova si basa su un salto logico simile a quello della prova ontologica. Inoltre, anche la presunta oggettività del legame della causalità interno alla realtà è una congettura da dimostrare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prova fisico-teologica: dato che nella natura risplende l'ordine, la finalità e la bellezza si passa poi ad affermare che deve necessariamente esistere una "mente ordinatrice", il Dio creatore, perfetto ed infinito. Kant ritiene inaccettabile anche questa dimostrazione, dato che dà per scontato l'ordine del mondo, per poi riferirlo ad una causa trascendente (ammesso e non concesso che potrebbe trattarsi di un ordine immanente alla natura).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi Kant era ateo? Guai a dirlo! Con tutto questo ambaradàn egli voleva dimostrare che la ragione umana non può dimostrare con assoluta certezza nè l'esistenza di Dio, nè la sua non-esistenza. Ma quindi, che senso o, se preferite, che "utilità" ha la metafisica secondo Kant? Lasciamo che sia lui a risponderci:&lt;br /&gt;"Chi può starsene contento alla semplice conoscenza che ci dà l'esperienza in tutte le quistioni cosmologiche della durata e grandezza dell'universo, della libertà o della necessità naturale? [...] &lt;strong&gt;La metafisica, nei cimenti dialettici della ragione pura, ci porta ai limiti; e le idee trascendentali, appunto perchè da una parte non se ne può fare a meno, e dall'altra non si lascian mai realizzare, servono non solo a mostrarci realmente i limiti dell'uso puro della ragione, ma anche il modo di determinarli; e questo è lo scopo e l'utilità di questa disposizione naturale della nostra ragione, la quale ha generata, come sua figlia prediletta, la metafisica&lt;/strong&gt;. La metafisica, nei suoi tratti fondamentali, è posta in noi dalla natura stessa forse più di qualunque altra scienza; e non può affatto essere considerata come il prodotto di una scelta fatta ad arbitrio, o di una fortuita estensione nel procedere delle esperienze".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-620529272957824976?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/620529272957824976/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/09/kant-e-lesistenza-di-dio.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/620529272957824976'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/620529272957824976'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/09/kant-e-lesistenza-di-dio.html' title='Kant e l&apos;esistenza di Dio'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-4413064800262113203</id><published>2010-09-13T00:07:00.005+02:00</published><updated>2011-06-17T13:29:42.452+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Arte'/><title type='text'>La pittura di Friedrich - Arte e Filosofia</title><content type='html'>Il legame tra arte e filosofia mi affascina da sempre. Soprattutto quella scintilla che, quando si è di fronte ad un capolavoro, ci fa pensare: "Cosa significa? Cosa vuole dirci l'autore?". E' qualcosa di istintivo, di primordiale che induce sia noi a cercare il senso di un'opera d'arte, sia l'artista a cercare sfogo nell'espressione pittorico-formale (forma di comunicazione ancor più immediata e universale rispetto alla parola). Ma il bello dell'arte consiste proprio nell'essenziale decodificazione che lo spettatore deve fare dell'opera che ha dinnanzi: è in quel momento che scatta la magia dell'arte, la stessa che rende unica ed immortale ogni autentica opera d'arte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra i tanti pensatori che si sono concentrati sul rapporto tra arte e filosofia Massimo Donà mi ha letteralmente entusiasmato. La sua opera "Arte e filosofia" non è un canonico trattato d'estetica: in ogni capitolo vengono esposti, con grandissima semplicità e discorsività, i serrati legami tra le principali evoluzioni del pensiero filosofico e le rivoluzioni espressive avvenute nella storia dell'arte. Rivoluzioni concettuali ed espressive spesso si anticipano o si influenzano le une con le altre, secondo intrecci davvero estasianti e inaspettati. L'opera di Donà ci mostra chiaramente che quando filosofia ed arte non vengono studiate come due compartimenti stagni si può dare vita a ottimi saggi filosofico-storici, ricchi di valore e significato; distanti anni luce da quell'approccio accademico e asettico che mortifica questi straordinari campi della conoscenza umana. Il testo che qui vi propongo è un estratto dell'opera sopracitata, accompagnato dalle immagini degli splendidi dipinti di Caspar David Friedrich (cliccatevi sopra per vederli per intero), artista da inscrivere a pieno titolo nel movimento culturale del Romanticismo europeo ottocentesco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt; [...] Nei quadri di Friedrich appare spesso una piccola figura umana o un gruppo di figure; ma soprattutto queste donne o questi uomini sono visti quasi sempre di schiena. Simboli perfetti di quella vocazione a perdersi nella potenza incondizionata di una natura in cui, a manifestarsi, non può mai essere un semplice insieme di fenomeni. La Natura è per lui, piuttosto, la perfetta espressione di un incondizionato che può vederci protagonisti solo quali umili spettatori passivi della sua tendenziale o riflessa infinitudine; impotenti a determinare il corso del suo meccanico procedere. Si pensi al dipinto intitolato "Un uomo e una donna davanti alla luna"; dove due viandanti sono rivolti verso una luce che viene dal fondo e che li sovrasta, mettendo per ciò stesso in evidenza la loro pochezza, la loro fragile ed empirica contingenza o inessenzialità. Ma cosa contemplano tali figure? Nulla di preciso o di determinato; contemplano l'inabbracciabile e inconcepibile infinità che solo l'incondizionato trascendentale può in qualche modo illuminare.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a target='_blank' title='ImageShack - Image And Video Hosting' href='http://img411.imageshack.us/i/uomoedonna.png/'&gt;&lt;img src='http://img411.imageshack.us/img411/5/uomoedonna.png' border='0'/&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;[...] I contemplanti dipinti da Friedrich nascondono la propria frontalità; perchè il loro sguardo coincide con il nostro. Mai ci sarebbe consentito vederli di fronte; ossia rivolti a noi. Tutto in quelle tele, così come tutto in ogni determinazione della nostra esperienza, si volge all'impossibile; ovvero, al Nulla che si costituisce solo nella più perfetta distinzione rispetto all'Essere. Ovvero, all'Impossibile. Perciò, nell'abisso in cui si perde lo sguardo degli uomini e delle donne ospitati dalle sue tele, nulla si dà a vedere se non l'indeterminatezza di un'opposizione assoluta di cui il pittore può solo tracciare le deboli vestigia. Come quelle cui dà corpo il "Viandante sul mare di nebbia", che trasfigura il nulla (che vorrebbe poter affrontare frontalmente) nella virulenta ed inquieta dinamicità delle nubi, contrapponendola alla fissità del viandante o della roccia - dalla cui sommità il medesimo sembra intento a sfidare gli elementi naturali, invitandoli a mostrare il loro vero ma impossibile volto.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a target='_blank' title='ImageShack - Image And Video Hosting' href='http://img20.imageshack.us/i/viandantesulmaredinebbis.jpg/'&gt;&lt;img src='http://img20.imageshack.us/img20/6110/viandantesulmaredinebbis.jpg' border='0'/&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Tale traduzione viene operata da Friedrich anche in molte altre opere; si pensi alla "Donna al tramonto del sole" oppure al "Monaco sulla spiaggia". Qui la sproporzione tra l'infima consistenza del monaco e l'inoggettivabile potenza di cui la natura tutta si fa portatrice risalta nella sua massima evidenza. L'essere umano non ha più a che fare con oggetti determinati; ma con il senso ultimo della datità oggettuale; con la sua indominabile estraneità - che tanto intimamente ci riguarda e avvolge. Ed è destinato a non poterla mai risolvere nella propria inconfutabile finitudine. Perciò la contempla dilaniato da una irrisolvibile ambiguità; sente che lo riguarda, sente che quella forma può essere spiegata, ma nello stesso tempo sente che 'altro' rimarrà sempre di là dalla propria imperfetta infinitudine. Perchè nulla dovrebbe esserci di fronte al proprio sguardo incantato.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a target='_blank' title='ImageShack - Image And Video Hosting' href='http://img59.imageshack.us/i/womanbeforetherisingsun.jpg/'&gt;&lt;img src='http://img59.imageshack.us/img59/8329/womanbeforetherisingsun.jpg' border='0'/&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a target='_blank' title='ImageShack - Image And Video Hosting' href='http://img189.imageshack.us/i/2584u.jpg/'&gt;&lt;img src='http://img189.imageshack.us/img189/5871/2584u.jpg' border='0'/&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L'uomo sente che quella perfetta ma impossibile visione lo costituisce e lo reclama da sempre. Sente che quella è la sua impossibile origine. Ma sente appunto la vanità della propria pretesa. Sente d'esser destinato al naufragio - come appare in "Il mare di ghiaccio". Non è certo un caso se per errore quel quadro finì per essere intitolato "Il naufragio della speranza". La speranza del soggetto fichtiano è destinata a farsi inghiottire come il vascello friedrichiano dall'iceberg e dal mare ghiacciato da cui quello doveva in qualche modo esser emerso. Sul fondo della tela appare ciò che l'iceberg doveva esser stato prima dell'evento devastante; ma appare in una lontananza che lo rende sostanzialmente inarrivabile; e comunque non ancora raggiunto. Quello che è stato invece raggiunto, è crollato, mandando in mille pezzi la "navicula" con cui l'essere umano avrebbe preteso di svelare l'arcano e de-terminare l'infinito.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a target='_blank' title='ImageShack - Image And Video Hosting' href='http://img521.imageshack.us/i/il20mare20di20ghiaccio.jpg/'&gt;&lt;img src='http://img521.imageshack.us/img521/1429/il20mare20di20ghiaccio.jpg' border='0'/&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-4413064800262113203?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/4413064800262113203/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/09/la-pittura-di-friedrich-arte-e.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/4413064800262113203'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/4413064800262113203'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/09/la-pittura-di-friedrich-arte-e.html' title='La pittura di Friedrich - Arte e Filosofia'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-5665037647814284731</id><published>2010-09-06T17:56:00.003+02:00</published><updated>2010-09-06T21:04:18.344+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica'/><title type='text'>Eugenio Bennato - Italia minore</title><content type='html'>"Questione meridionale", "terroni": da sempre veniamo chiamati in causa con queste due paroline. Periodicamente alcuni soloni del mondo politico o della classe intellettuale (ovviamente settentrionale) si affannano a proporre le loro geniali trovate per risolvere questo "problema", come se gliene importasse davvero. Sono anni che parole come federalismo fiscale o cassa-banca (casciabancu sarebbe più appropriato) del Mezzogiorno sono sulla bocca di politici di qualsiasi colore e fazione. Il tutto viene poi infarcito da una dilagante ignoranza: ignoranza del fatto che la "questione meridionale" è nata proprio con l'unità d'Italia, circa 150 anni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, senza alimentare sterili polemiche filo-settentrionalisti o filo-meridonalisti che lasciano il tempo che trovano (perchè già siamo con le pezze al sedere con l'Italia attuale, figuriamoci se ci separiamo), quello che mi preme sottolineare da tutto ciò è che il Sud, l' "Italia minore" come qui viene definita da Eugenio Bennato, non è sempre e soltanto l'ultima ruota del carro; non è sempre e soltanto esportatrice di mafia-'ndrangheta e camorra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eravamo e siamo la culla della cultura italiana. Eravamo e siamo la sorgente della poesia e della musica più raffinate che siano mai state prodotte nel nostro Paese. Per questo vi propongo questo brano di Eugenio Bennato che, pur essendo una semplice canzone, riesce a sintetizzare magistralmente tutta la sofferenza e il dolore che da sempre noi, figli diversi del Sud, abbiamo imparato a sopportare: alcuni per la lontananza dalla loro terra; altri per la paura di essere discriminati o additati come mafiosi o terroni; altri ancora perchè in questa terra vogliono restarci per aiutarla a rialzarsi ma che, spesso sono costretti ad arrendersi. Lasciamoci cullare per un attimo dalla nostra musica popolare: autentica e preziosa come può esserlo solo ciò che abbiamo di più caro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Mi scuso sin da adesso per eventuali errori nel testo e per non aver messo le parti cantate in dialetto: ho dovuto fare la trascrizione di mio pugno ed ho preferito evitare di mettere cose a muzzo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object style="background-image:url(http://i4.ytimg.com/vi/g8nSho8ZEEc/hqdefault.jpg)"  width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/g8nSho8ZEEc?fs=1&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/g8nSho8ZEEc?fs=1&amp;amp;hl=it_IT" width="425" height="344" allowScriptAccess="never" allowFullScreen="true" wmode="transparent" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Grande poeta di povera gente&lt;br /&gt;figlio diverso del sud dell'Italia&lt;br /&gt;la tua canzone è un mendicante&lt;br /&gt;che è passato dalla notte sull'aia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tua canzone, la povertà&lt;br /&gt;è la canzone più bella che c'è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tu che ci parli di una fontana,&lt;br /&gt;di una cometa e di un aquilone,&lt;br /&gt;il tuo dialetto è una musica strana&lt;br /&gt;perchè appartiene a un' Italia minore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la canzone della povertà&lt;br /&gt;è la ricchezza che porti con te.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grande poeta di povera gente,&lt;br /&gt;figlio diverso del sud dell'Italia,&lt;br /&gt;la tua canzone è un emigrante&lt;br /&gt;che va a cercare fortuna in Germania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tua canzone, la povertà&lt;br /&gt;è la canzone più bella che c'è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secoli e secoli di lontananza&lt;br /&gt;da ogni potere, da ogni padrone.&lt;br /&gt;Musica anonima senza importanza&lt;br /&gt;per chi appartiene a un' Italia minore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la canzone della povertà&lt;br /&gt;è la ricchezza che porti con te.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' l'Italia che tu canti,&lt;br /&gt;è l'Italia che tu suoni,&lt;br /&gt;la canzone dei briganti,&lt;br /&gt;la canzone dei terroni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le finestre degli amanti&lt;br /&gt;e la luna eccezionale&lt;br /&gt;di chi dorme sotto i ponti&lt;br /&gt;della musica popolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa Italia distratta ed assente&lt;br /&gt;rincoglionita di televisione,&lt;br /&gt;c'è un'altra Italia controcorrente&lt;br /&gt;e ognuno sceglie la propria canzone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tua canzone, la povertà&lt;br /&gt;è la canzone più bella che c'è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tua poesia è una nave pirata&lt;br /&gt;e io che mi sento pirata nel cuore,&lt;br /&gt;io voglio perdermi nella tua strada,&lt;br /&gt;fiero di essere Italia minore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la canzone della povertà&lt;br /&gt;è la ricchezza che porti con te.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' l'Italia che tu canti&lt;br /&gt;è l'Italia che tu suoni,&lt;br /&gt;la ricchezza che nascondi&lt;br /&gt;nelle povere canzoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tua arte che i mercanti&lt;br /&gt;non potranno mai comprare&lt;br /&gt;i rubini e i diamanti della musica popolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' l'Italia che tu canti,&lt;br /&gt;è l'Italia che tu suoni,&lt;br /&gt;la canzone dei briganti,&lt;br /&gt;la canzone dei terroni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le finestre degli amanti&lt;br /&gt;e la luna eccezionale&lt;br /&gt;di chi dorme sotto i ponti&lt;br /&gt;della musica popolare.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-5665037647814284731?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/5665037647814284731/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/09/eugenio-bennato-italia-minore_06.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5665037647814284731'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5665037647814284731'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/09/eugenio-bennato-italia-minore_06.html' title='Eugenio Bennato - Italia minore'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-7797539520729269520</id><published>2010-08-21T22:41:00.003+02:00</published><updated>2011-05-14T14:00:08.443+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Comune di Reggio: che sta succedendo?</title><content type='html'>&lt;em&gt;Per Liberareggio.org&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo spettacolo che i nostri rappresentanti comunali stanno offrendo a noi e a tutta l’Italia non è qualcosa di cui andare fieri. Non credo nemmeno che si possa definire come una “normale dialettica politica” (usando le parole di Raffa), anche se l’esempio del governo nazionale forse è anche peggiore in quanto a cialtroneria e confusione. La ragione di questo mio intervento non è quella di ricostruire nel dettaglio lo sviluppo delle vicende: non ne uscirei vivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia qualche considerazione generale deve essere fatta. Quantomeno per sensibilizzare il dibattito sulle vicende comunali ed evitare che continui ad avere le attuali caratteristiche della rissa da bar o del pettegolezzo. L’unico risultato del fiume di polemiche, documenti firmati in calce, comunicati stampa, interviste e smentite a cui stiamo assistendo da settimane è stato l’oscuramento dei gravi problemi della comunità (su tutti l’entità del debito delle casse comunali). Attività in cui i nostri rappresentanti eccellono, forti del loro “politichese” e della compiacenza, o del comprensibile timore, dei giornalisti locali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’impressione che ho avuto fin dall’inizio delle polemiche è stata quella del “quando il gatto non c’è, i topi ballano”: ovvero che si trattasse di una squallida lotta tra gli assessori per mantenere il proprio status o, se possibile, ritagliarsi ancor più spazio e privilegio prima che l’impero scopellitiano (alias “modello Reggio”) crollasse. Evidentemente una possibile reazione di Raffa non doveva spaventare gli assessori che, anzi, sentendosi più forti di lui, di fronte alle sue prime decisioni sfavorevoli, hanno reagito col famoso documento firmato dai 30 “compagneros della rivolucìon”. Da allora le cose sono precipitate, Raffa annuncia le dimissioni, poi le fa rientrare a patto di poter azzerare la giunta comunale e propone un nuovo team di assessori tra cui figura Irene Pivetti, della quale, con tutto il rispetto, non ho capito cosa centri con Reggio e di cosa dovrebbe occuparsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A più riprese ho sentito definire ciò che stava accadendo come “commedia”, “farsa” o “tragedia”: ma tutti, compreso il sottoscritto, eravamo convinti che la querelle sarebbe in qualche modo rientrata pur di scongiurare l’ombra del commissariamento. Ma stamattina, a rendere ancor più torbida e complessa la vicenda è arrivata allo stesso sindaco Raffa un’intimidazione, una busta con delle munizioni. Ovvero, un esplicito invito a rivedere le sue convinzioni e posizioni. Cosa ha generato la reazione della malavita reggina? Quali interessi sono stati toccati? Col gesto di stamattina si voleva forse convincere “con le cattive” Raffa a ritornare sui suoi passi, pur di scongiurare il commissariamento?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma siamo qui sconfinati nel campo delle ipotesi e delle congetture. Per questo è meglio aspettare che la magistratura riesca a fare un po’ di luce nel buio più totale che attanaglia Palazzo San Giorgio. Questo non vuol dire però fregarsene e aspettare che la questione si risolva: per quanto ci è possibile rientra nei nostri interessi informarci seriamente e vigilare su quanto sta succedendo nella nostra città. Il mare e l’ombrellone possono anche aspettare: troviamo un modo per manifestare la nostra preoccupazione e per invocare chiarezza ai protagonisti di questa squallida vicenda. "La Polis, propriamente, non è la città stato in quanto entità fisica ma una forma di organizzazione nella quale ogni membro partecipa all'azione e al discorso comunitari, la cui collocazione più autentica è fra persone che vivono insieme a tale scopo" scriveva Hannah Arendt: dimostriamo che Reggio non dorme e che, soprattutto, non si merita quanto si sta verificando.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-7797539520729269520?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/7797539520729269520/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/08/comune-di-reggio-che-sta-succedendo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/7797539520729269520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/7797539520729269520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/08/comune-di-reggio-che-sta-succedendo.html' title='Comune di Reggio: che sta succedendo?'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-1904201359392882162</id><published>2010-08-17T18:51:00.002+02:00</published><updated>2010-08-18T00:52:21.994+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica'/><title type='text'>Pink Floyd - High Hopes (video)</title><content type='html'>&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/cMhkr-cgnHU?fs=1&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/cMhkr-cgnHU?fs=1&amp;amp;hl=it_IT" width="425" height="344" allowScriptAccess="never" allowFullScreen="true" wmode="transparent" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi sembra di esagerare se considero i testi dei Pink Floyd come dei veri e propri saggi filosofici. Alcune loro canzoni, come questa che vi propongo, sono vere e proprie gemme condensate di dubbi, questioni e riflessioni esistenziali. La ragione per cui vi propongo "High Hopes" e non altri brani più famosi è racchiusa nell'enigmaticità di questo video che, se accompagnato da un'analisi del testo, diventa più chiaro ed esplicativo. Qui di seguito il testo tradotto (i miei commenti/riferimenti/integrazioni sono nelle parentesi quadre):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Grandi Speranze - &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre l’orizzonte del luogo&lt;br /&gt;in cui abbiamo vissuto da giovani, &lt;br /&gt;in un mondo di magneti e miracoli, &lt;br /&gt;i nostri pensieri vagavano costantemente e senza confini&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;[al min. 1:19 compaiono degli uomini che corrono lungo un orizzonte che, presumibilmente, è quello della loro vita, lasciandosi dietro una lunga scia (di sogni? di speranze? di illusioni?)]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il suono della campana della discordia era iniziato &lt;br /&gt;[potrebbe trattarsi dell'altra faccia della medaglia del progresso della civiltà, ovvero la discordia, l'egoismo, le reciproche violenze e le sopraffazioni quotidiane]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;per la lunga strada e giù dalla strada rialzata &lt;br /&gt;s'incontreranno ancora lì, vicino al taglio? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;c’era una banda discontinua che seguiva i nostri passi &lt;br /&gt;correndo prima che il tempo portasse via i nostri sogni &lt;br /&gt;lasciando la miriade di piccole creature &lt;br /&gt;a cercare di incatenarci al suolo &lt;br /&gt;ad una vita consumata da un lento decadimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[min 1.44: le piccole creature, ovvero gli uomini sui trampoli e con le 24ore, si credono ed appaiono alti, immortali, onnipotenti, mentre invece sono destinati all'inesorabile deterioramento fisico ed intellettuale imposto dalla nostra natura e ancor più accentuato ritmo imposto dalla civiltà, con tutto il suo carico di obblighi, doveri e privazioni]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l'erba era più verde, &lt;br /&gt;la luce era più brillante, &lt;br /&gt;eravamo circondati di amici &lt;br /&gt;la notte era un prodigio &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;cercando oltre le braci di ponti lucenti dietro di noi &lt;br /&gt;fino ad uno sguardo di come fosse verde sull’altra sponda &lt;br /&gt;passi fatti in avanti ma camminando nel sonno di nuovo indietro &lt;br /&gt;trascinati dalla forza di una marea interiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[min. 2.26: degli uomini, sonnambuli, camminano all'indietro fino a toccarsi e abbracciarsi. I passi fatti in avanti potrebbero alludere ai progressi della civiltà che però spesso ci fa regredire, obnubilandoci con le sue promesse e facendoci dimenticare la nostra essenza di esseri finiti, miserandi e bisognosi di aiutarci a vicenda]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ad una maggiore altezza con bandiere spiegate &lt;br /&gt;abbiamo raggiunto le gelide cime di quel mondo sognato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[min 2.40: degli uomini spiegano delle bandiere al vento: potrebbe essere un'allusione ai disastri e alle stragi compiute in nome della "patria", come le guerre sante, o le guerre "civilizzatrici", oppure ancora le odierne "missioni di pace". Non a caso, dopo poco le bandiere scompaiono e ne rimane soltanto una, grande e nera]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;per sempre oppressi da desiderio e ambizione &lt;br /&gt;c'e' una fame non ancora soddisfatta &lt;br /&gt;i nostri occhi stanchi ancora vagano all'orizzonte &lt;br /&gt;sebbene abbiamo percorso questa strada così tante volte&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[min 3.40: compaiono degli uomini al tramonto, carichi di pesi come dei muli. Da una scena del genere non può che trasparire insofferenza e oppressione. La stessa insofferenza e oppressione che proviamo quando ci accorgiamo di vivere la maggior parte del nostro tempo come degli schiavi, inconsapevoli di esserlo perchè accecati dal desiderio di avere sempre di più. Tuttavia, anche se riuscissimo a possedere tutto, qualcosa continuerà a mancarci. Cosa abbiamo perduto per strada e non riusciamo più trovare?]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l'erba era più verde, &lt;br /&gt;la luce era più brillante, &lt;br /&gt;eravamo circondati di amici &lt;br /&gt;la notte era un prodigio &lt;br /&gt;eravamo circondati di amici &lt;br /&gt;l'alba si vaporizzava incandescente &lt;br /&gt;l’acqua scorreva &lt;br /&gt;nel fiume senza fine &lt;br /&gt;per sempre e sempre&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[min. 4.00: ecco cosa abbiamo perso, la semplicità, l'innocenza dei primi anni della nostra esistenza. Non a caso si vedono scene di bambini che lasciano volare dei palloni per aria, un peluche gettato dalla finestra, un uomo asservito da una ruota per farla girare all'infinito, l'uomo dell'inizio del video che libera da un'automobile quegli stessi palloni abbandonati che si riversano lungo strade, ponti, portici di chiese, carceri: tutti prodotti e simboli del progresso, della spiritualità e delle autoprivazioni a cui l'uomo si è dovuto sottomettere per diventare quello che è adesso. Ma ne è davvero valsa la pena? O forse non è stata tutta un'illusione, come lo è quella provocataci da quegli uomini che, alla fine del video, sembrano trasportare una statua pesantissima e che invece si rivela insulsa e vuota, ma non per questo meno pesante, così come lo può essere la consapevolezza di un fallimento o del fardello portato sulle spalle dagli uomini-schiavi mentre tramonta il sole della loro civiltà?]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-1904201359392882162?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/1904201359392882162/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/08/pink-floyd-high-hopes-video.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/1904201359392882162'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/1904201359392882162'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/08/pink-floyd-high-hopes-video.html' title='Pink Floyd - High Hopes (video)'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-9150458896035401879</id><published>2010-08-10T00:49:00.002+02:00</published><updated>2010-08-10T02:54:18.639+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Ceronetti, l'automobile e la carne</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;Agosto. Tempo di file interminabili su strade e autostrade. Milioni di persone si spostano come una massa abnorme verso le località turistiche, ansiose di trascorrere le loro misere vacanze stressandosi forse ancora di più rispetto alla loro grigia vita di tutti i giorni. Sono stati questi i primi pensieri che mi sono venuti in mente leggendo la riflessione di Guido Ceronetti che qui vi propongo.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La sofferenza è morale, anche se l'aggressione è fisica, per il senso di avvilimento, di degradazione, di confusione, d'ingiustizia patita e di solitudine: questo provo quando faccio, nella mia nudità schernita di &lt;em&gt;uomo a piedi&lt;/em&gt; un bagno di traffico automobilistico, ma per un'autentica coscienza dolorosa di uomo a piedi bisogna sapersi vedere e sentire un essere umano, cioè il punto più debole della natura, lampadina di tirassegno da frantumare, candela da soffiare, pudenti scoperti, &lt;em&gt;cibus vermium&lt;/em&gt;". Per comprendere ciò vi consiglio di provare a camminare per le variegate salite di Reggio Calabria, magari a mezzogiorno: strade affollate da lamiere contorte sfreccianti e parcheggiate ovunque. Una vera e propria esperienza mistica.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Continua Ceronetti: "la carne teme l'assedio dei metalli; non può tollerarli, non può conoscerli. E una grande concentrazione di automobili è prima di tutto un 'infernale concentrazione di metalli, acciaio, alluminio, piombo, cromo, ecc. Ma l'uomo non è che carne. Ecco perchè la carne (l'uomo a piedi) è smarrita e disfatta nel ribollimento metallico del traffico automobilistico. Non vi accorgete che le automobili  vi prendono a sprangate, anche se non vi toccano? Vi trapanano la testa, vi coprono dei loro escrementi gassosi, vi abbagliano, vi braccano come volpi rincoglionite, vi strinano le arterie, vi regolano il passo, vi strangolano a poco a poco. Vi fanno dimenticare di non essere che carne.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"[...] Doveva essere un privilegio di pochi come la carrozza e la portantina. L'imbecillità democratica ha voluto il motore per tutti, l'automobile ai polsi di tutti. I danni sono incalcolabili. [...] Un rigido feudalismo automobilistico ci avrebbe salvati. Ministri, attori del cinema, qualche chirurgo, pochi delinquenti di eccezionale bravura, sarebbe stato un materiale di studio per gli studiosi del fasto umano... Ma gli altri a piedi, come sempre; i più affannati in tram, in bicicletta... E' stato infame mettere in circolazione tanto denaro da permettere alla classe media le più lussuose berline; adescare con l'odore della potenza e del prestigio sociale tutti i tarati delle città e delle campagne, tutta la schiuma della Terra. Tutta questa infezione si è rovesciata dentro i metalli da strada, smaniosa di abolirsi come carne e pretendendo, per speranza di felicità, di essere cosa. Difficile attuare un così grande sogno!"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"[...] Tutti quelli che portano in sè un seme di odio per il Bello l'automobile li fa sfogare, distrugge per loro paesaggi, arte e forme di vita, li fa sentire, giustamente, soggetti attivi della Storia. L'economia rateale riesce a collocare il demente al suo posto di lotta prima che abbia messo da parte il denaro per conquistarselo. Pagando una sola rata, qualunque tristissimo prodotto uterino entra legalmente in possesso di un involucro omicida che può lanciare dove vuole, contro chi capita; adoperare come feritoia o catapulta, spavento di deboli, deposito di droga o di fucili, letto di stupro. Perciò l'automobile-per-tutti, culmine penosamente statico della farsa economica (e adesso che l'avrete raggiunto? dovranno tutti averne due, poi tre, e poi?), è anche l'occasione del crimine data a tutti, in combinazioni illimitate". Tanto di cappello, mr. Guido Ceronetti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-9150458896035401879?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/9150458896035401879/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/08/ceronetti-lautomobile-e-la-carne.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/9150458896035401879'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/9150458896035401879'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/08/ceronetti-lautomobile-e-la-carne.html' title='Ceronetti, l&apos;automobile e la carne'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-1339955461639705283</id><published>2010-07-27T23:46:00.006+02:00</published><updated>2010-07-28T11:37:29.540+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Sgalambro, la consolazione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Preoccupato per l'incerto futuro assicuratomi dalla mia (prossima) laurea in filosofia ho cercato rifugio nella sopracitata opera sgalambriana consigliatami da un amico, anch'egli miserando-laureando in filosofia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Cos'è la consolazione? Perchè ne abbiamo continuamente bisogno? Per Sgalambro è un fenomeno straordinario e misterioso allo stesso tempo. Straordinario in quanto rivela 'la sconfinata pietà per tutti gli esseri viventi' che è in noi e che ci porta a rispondere ad un appello d'aiuto. "Se ci chiediamo come sia possibile la presenza della pietà in questo mondo, noi non sappiamo rispondere. Ma questo dà un indizio, ci dice almeno che essa non nasce nè da questo nè da nessun altro mondo. Essa c'è perchè c'è, invece. Perchè è l'estraneo che ti trascina per i capelli alla pietà. Qui è il miracolo. Allo stesso modo la consolazione. Ci sentiamo come strappati a noi stessi, condotti con violenza a quell'altro e, con nostra stessa meraviglia, gli diamo tutto quello che possediamo". &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Attenzione qui a non disperderci nella melassa della filosofia morale tradizionale: per Sgalambro l'uomo e soprattutto il filosofo, sono impotenti, cioè non possono fare nulla di concreto per cancellare dolori e preoccupazioni. "La consolazione è la pietà che non si estrinseca con atti ma con parole. E questo perchè l'agire non è più possibile. L'agire è ormai impotente. La coscienza morale potrà solamente consolare. Insomma, la consolazione sostituisce la compassione. Derisoria cosa, si! Ma il fato ci trascina".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Perchè non si può più agire? Perchè se ci fosse ancora speranza nell'azione il consolato non sarebbe più tale, dato che non sarebbe disperato e non avrebbe bisogno di consolazione. Quindi, continua Sgalambro, "la consolazione è la fonte di quel che solamente ci è possibile: parole, ahimè. Ma perchè 'ahimè'? Lo abbiamo detto: beatitudine estrema oppure, in quel che ci è dato, unica cosa possibile. Si scelga". Sgalambro è consapevole della possibile insoddisfazione di questo &lt;em&gt;aut-aut: &lt;/em&gt;o la morte, come unico rimedio alle sofferenze, o un breve quanto illusorio paradiso fatto di parole. Ed infatti lo rivela quando evidenzia il limite della consolazione, cioè "la rabbia di non potere altro. E' il limite insito nella parola. Tu ti protendi con tutto te stesso verso un altro, eppure non puoi che schiacciarlo". Ma non è cosa di poco conto riuscire, se pur per breve tempo fare breccia nella preoccupazione, nel dolore e nella sofferenza umana. Come riuscire in ciò? Bisogna saper "aspirare il consolato con la forza del discorso ma, soprattutto, con la risposta al suo appello. Bisogna anzitutto che il discorso lo scuota, introduca un turbamento nella sua compatta disperazione. Un fremito, ed è fatta. Ammesso che il consolatore ignori tutto di lui, al discorso consolatorio non occorrono particolari. 'Tu vivi? Allora so tutto di te' dice il consolatore".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il mistero della consolazione consiste invece nel fatto che essa agisce segretamente nel consolato e nello stesso consolatore, uniti dalle stesse miserie. Citando Seneca, la consolazione sublime per Sgalambro è sapere di "essere coinvolto nella distruzione universale. Cioè sapere che tutti saremo distrutti e inghiottiti in un abisso senza fine". Perchè questa consapevolezza, in tutta la sua catastroficità, riesce a consolarci? Perchè - continua Sgalambro - "essa non ci consola della nostra fine miseranda, ma ci consola proprio con la nostra fine miseranda. Una consolazione siffatta è come se si consolasse un malato in balia di sofferenze mortali dicendogli: 'Ne hai per poco, tra poco crepi'. Eppure è vero: se a un malato in preda alle sofferenze dell'agonia si riuscisse a fare capire che tra poco tutto sarà finito, ebbene, quale consolazione migliore di questa egli può attendersi? [...] Perchè ne sei consolato? Il desiderio di essere disperato esprime il rapporto con la verità perchè la verità ti è contro. Tu hai una certezza, la certezza che la verità ti è contro. Nello stesso tempo questo ti consola, ti consola perchè è una certezza. Nello stesso tempo tu sei in pace. Sei disperato ma in pace".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' il volto terribile della verità: essa ci spaventa, siamo certi di essere destinati ad essa così come a miserie e dolori indicibili, anzi l'unico modo per giungere ad essa sono proprio gli stessi dolori e miserie. Ma è questa la nostra unica certezza: "la verità ci è contro, incute spavento, ma sono certo che è questa la verità. Perchè oggi non si ha nessuna certezza o, per andare più a fondo, perchè non si ha più nessuna verità? Perchè la verità è che la verità ci è contro. Perchè la certezza matematica è che la verità ti è contro e che per te è finita".&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-1339955461639705283?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/1339955461639705283/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/07/sgalambro-la-consolazione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/1339955461639705283'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/1339955461639705283'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/07/sgalambro-la-consolazione.html' title='Sgalambro, la consolazione'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-5100703281477267450</id><published>2010-07-18T01:51:00.003+02:00</published><updated>2010-07-18T02:25:30.989+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Watzlawick, istruzioni per rendersi infelici</title><content type='html'>Perchè mai dovreste ricercare l'infelicità? Perchè l'uomo è infelice quando non sa di essere felice. Chi lo comprende sarà subito felice, immediatamente nello stesso istante... (F.M. Dostoevskij)&lt;br /&gt;Perchè dovreste leggere questo mio intervento? Perchè l'eudaimonia, ovvero la ricerca della felicità che ci viene propinata quotidianamente da tv,manuali di psicologia, persino temi della maturità scolastica è una menzogna bell'e buona. E Paul Watzlawick, così come Dostoevskij, questo lo sa: 'E' giunta l'ora di farla finita con la favola millenaria secondo cui la felicità, beatitudine e serenità sono mete desiderabili della vita. Troppo a lungo ci è stato fatto credere, e noi ingenuamente abbiamo creduto, che la ricerca della felicità conduca infine alla felicità. Al nostro mondo, che rischia di essere sommerso da una marea di istruzioni per essere felici, non si può rifiutare più a lungo un salvagente'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La felicità intesa come una meta salda e definitiva della nostra esistenza, a cui poter giungere un giorno e sentirci assolutamente soddisfatti e paghi, non esiste e non può esistere. Fa parte della nostro modo di vivere, incontentabile, insaziabile ed in continua trasformazione. Ma soprattutto, ciò che ci avvince della felicità come meta non è il fatto di poterla un giorno raggiungere, ma proprio la sua lontananza, la speranza di poterci arrivare. Watzlawick affronta questo concetto cruciale quando parla dell' &lt;em&gt;attenzione all'arrivare. &lt;/em&gt;Citando George Bernard Shaw, egli scrive: 'Nella vita esistono due tragedie. La prima è la mancata realizzazione di un intimo desiderio, l'altra è la sua realizzazione'. Questo perchè 'la strada del successo è faticosa, sia perchè è necessario applicarsi molto, sia perchè anche sforzandosi intensamente si può fallire'. Allora che fare? O accontentarsi, optando per un successo 'a piccoli passi', o scegliersi una meta straordinariamente elevata, consapevoli dell'alto rischio di fallimento ma anche della possibile, immensa, soddisfazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma per Watzlawick essenziale è, prima di ogni cosa, evitare di illudersi. Per questo egli ci fornisce una serie di consigli, non richiesti dai più, per raggiungere l'infelicità: essere fedeli a se stessi, ovvero non arretrare mai di fronte ai propri principi anche quando tutto il mondo va dalla direzione opposta; esaltare il proprio passato come luogo di felicità e spensieratezza; crearsi accorgimenti per non affrontare o, quantomeno, rimandare il confronto con i propri problemi; credere negli oroscopi e nelle profezie fatalistiche; sprofondarsi nelle contraddizioni delle relazioni amorose (esilarante è a tal proposito l'&lt;em&gt;illusione delle alternative&lt;/em&gt;: se il proprio partner fa A, avrebbe dovuto fare B, e se fa B, avrebbe dovuto fare A); innamorarsi di persone per noi inarrivabili; vivere la vita come un gioco la cui prima regola è: non conoscere le regole del gioco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;'Il principio fondamentale secondo cui il gioco non è un gioco ma una cosa molto seria fa della vita un gioco senza fine, che solo la morte conclude. E qui - come se ciò non fosse già abbastanza paradossale - c'è la seconda assurdità: l'unica regola che può far terminare questo gioco molto serio non è di per sè una delle sue regole'. La nostra esistenza, la sua paradossalità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-5100703281477267450?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/5100703281477267450/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/07/watzlawick-istruzioni-per-rendersi_18.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5100703281477267450'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5100703281477267450'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/07/watzlawick-istruzioni-per-rendersi_18.html' title='Watzlawick, istruzioni per rendersi infelici'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-5777709301397819257</id><published>2010-07-06T00:31:00.005+02:00</published><updated>2010-07-06T01:48:11.590+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Nietzsche, pregiudizi filosofici</title><content type='html'>'Posto che la verità sia una donna -, E perchè no? Non ha forse fondamento il sospetto che tutti i filosofi, in quanto dogmatici si intendessero poco di donne? E' certo che essa non si è lasciata conquistare: - e oggi ogni specie di dogmatica se ne sta lì, in atteggiamento abbacchiato e disfatto.&lt;br /&gt;[...] C'è da sperare che la filosofia dei dogmatici sia stata soltanto una promessa per millenni di là da venire. Ora che essa è stata superata, che l'Europa riprende fiato da questo incubo e può almeno godere di un più salutare sonno, siamo noi - cui spetta per compito proprio l'esser desti - gli eredi di tutta quella forza che la lotta contro quest'errore ha fatto crescere rigogliosa'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benvenuti nella mente di Friedrich W. Nietzsche. Quella sopracitata è soltanto la prefazione di "Al di là del bene e del male", una delle ultime opere del filosofo contraddistinta soprattutto per la &lt;em&gt;vis polemica &lt;/em&gt;contro la morale e il cristianesimo, considerati come gli aguzzini attraverso cui l'uomo è arrivato a porsi contro la vita stessa. Tuttavia, preferisco soffermarmi su un altro aspetto presente in "Al di là..." e non si tratta di qualcosa di marginale. Leggendo il primo capitolo di quest'opera ho avvertito infatti il grande debito che ogni intellettuale ha nei confronti di Nietzsche quando egli afferma: 'La volontà che ha per mira il vero: di quali domande ci ha già fatti consci questa volontà! Ma chi c'è qui propriamente a porci domande? Noi ci siamo interrogati rispetto al valore di questa volontà. Posto che noi vogliamo la verità: perchè non dovremmo desiderare piuttosto la controverità? E la controcertezza? Ed addirittura la controsapienza? [...] Assumere la controverità come modus vivendi: questo significa davvero proporsi un'opposizione di pericolosa natura ai sentimenti abituali con cui la gente soppesa i valori; ed una filosofia, che a tal punto si spinge, per questo sol motivo ben si spinge al di là del bene e del male'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' questa forza eversiva, contraria a qualsiasi ovvietà che rende immortale il pensiero di Nietzsche. Non vi sono certezze, nè tranquillizzanti possessi concettuali: la filosofia, ben lungi dall'essere quel regno armonico d'amore per la saggezza, è qualcosa di contorto, di complesso ma di incredibilmente necessario per l'&lt;em&gt;oltreuomo &lt;/em&gt;nietzscheano e per la sua irrefrenabile volontà di vivere, sempre in conflitto con pulsioni a lei contrapposte. 'I filosofi - scrive Nietzsche - hanno il vezzo di discorrere della volontà come se fosse la cosa più ovvia di questo mondo. Tuttavia mi sembra che il volere sia qualcosa di complicato, qualcosa che trova la sua unità soltanto nella parola con cui lo si designa. [...] In ogni atto di volontà c'è un pensiero che comanda; - e non si deve affatto credere di poter separare questo pensiero dal 'volere', come se, dopo aver fatto ciò, restasse ancora una volontà! La volontà non è soltanto un complesso di sensazioni e pensieri, ma è anche e soprattutto una passione: ed è quella passione del comando a tutti ben nota. Quella che viene definita libera volontà è in sostanza una forte emozione, provocata dalla sensazione di avere il completo dominio di colui che deve obbedire. [...] Il nostro corpo non è che una strutturazione di anime conviventi'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il filosofo, conscio di tutto ciò 'ha in fin dei conti un diritto al cattivo carattere, in quanto è l'essere che sulla terra è stato beffato al massimo grado, - egli oggi ha il dovere della diffidenza, di sbirciare occhiate maligne fuor d'ogni abisso di sospetto. [...] Perchè mai il mondo non dovrebbe essere una finzione? Non è niente di più che un pregiudizio morale il fatto che la verità abbia più valore dell'apparenza. [...] In quale singolare attitudine al semplicismo, tra quante falsificazioni vive l'uomo! [...] Attenti a voi, filosofi e amici della conoscenza: siete pienamente consapevoli di come non possa avere nessuna importanza il fatto che proprio voi abbiate ragione, e del fatto che fino ad ora nessun filosofo ha mai avuto ragione. Il martirio del filosofo, il suo sacrificio votivo alla verità, costringe a venire alla luce quei caratteri dell'arruffapopolo e del commediante che si annidavano in lui'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma chi è il vero filosofo per Nietzsche? 'Un uomo che costantemente vive, vede, ascolta, sospetta spera, sogna cose fuori dell'ordinario; qualcuno che i suoi stessi pensieri colgono di sorpresa, come venissero da fuori, dall'alto, dal basso, allo stesso modo in cui lo colgono gli eventi e i colpi di fulmine che gli sono peculiari; e forse egli stesso è una tempesta che s'avanza gravida di nuovi fulmini; un uomo fatale, intorno al quale c'è sempre qualcosa che borbotta, rimbomba, precipita e s'avventa con sinistro, perturbante accadere. Un filosofo: vale a dire, ahimè,  un essere che spesso sfugge a se stesso, spesso ha timore di sè - tuttavia è troppo curioso per non 'tornare' sempre di nuovo a sè...'&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-5777709301397819257?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/5777709301397819257/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/07/nietzsche-pregiudizi-filosofici.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5777709301397819257'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/5777709301397819257'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/07/nietzsche-pregiudizi-filosofici.html' title='Nietzsche, pregiudizi filosofici'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-4533307874217284650</id><published>2010-06-22T00:55:00.006+02:00</published><updated>2010-06-23T20:23:44.727+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><title type='text'>Castrizio e la storia di Reggio</title><content type='html'>Non è facile fare cultura a Reggio. Anche se sentiamo parlare sempre più spesso di iniziative culturali, di mostre, di meeting o convegni e quant'altro in pochi riescono a suscitare l'interesse delle persone comuni, o dei "non addetti ai lavori". Il prof. Castrizio invece con il romanzo storico "Demetrio il bizantino" prima e con la bella iniziativa de le "Cinque storie reggine" poi è riuscito a coadiuvare la sua passione per la storia con l'amore verso la nostra città, dimostrando come la storia non sia qualcosa di appassito o di inerte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei cinque romanzi in questione (tutti scaricabili gratuitamente dal blog del prof. Castrizio al sito www.reggioneisecoli.blogspot.com) protagonista è la popolazione reggina, con le sue continue sofferenze per le invasioni subìte (dei vandali ne "Il tesoro dei Vandali", dei cartaginesi in "Tris Nika", dei crotoniati ne "La spada di Oreste" e infine dei normanni ne "La croce di Calabria"), ma anche con il suo grandissimo coraggio e forza d'animo che le impedivano di arrendersi senza combattere strenuamente. Quanti di noi oggi difenderebbero la nostra Reggio così come fecero i nostri antenati di fronte ai ripetuti assalti dei Cartaginesi nel 215 a.C.? E quanti sarebbero oggi in grado di reagire ai soprusi dei Normanni per riaffermare la propria cultura ed identità? Eppure di motivi per ribellarci ne avremmo parecchi verso quei politicanti che si vantano delle loro origini celtiche...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la storia che più di tutte mi ha affascinato è stata quella intitolata "Pitagora il bronzista di Reggio", non solo per il contesto della &lt;em&gt;polis &lt;/em&gt;reggina ma soprattutto per la ricostruzione della vita di Pitagora, scultore e bronzista reggino vissuto nel V sec. a.C. a cui il prof. Castrizio attribuisce la paternità dei Bronzi di Riace e della Testa del filosofo Pitagora di Samio. Pitagora, dopo l'emigrazione nel Peloponneso, riuscì a costruirsi un illustre fama di scultore e bronzista di figure mitiche e degli atleti vincitori alle gare sacre ad Olympia. Gli Argivi gli proposero allora un ambizioso progetto: la creazione di un gruppo statuario che avrebbe dovuto raffigurare il duello dei fratelli Eteocle e Polinice, narrato nella famosa tragedia di Eschilo dei "Sette contro Tebe". La descrizione che il prof. Castrizio ci fa delle intenzioni dell' artista reggino sfiora la poesia per chi, almeno una volta, si è perso nella contemplazione dei due guerrieri bronzei:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;'Pitagora aveva deciso che i due contendenti fossero effigiati in una posa molto simile, per mostrare il loro essere fratelli; &lt;em&gt;Polyneikes, &lt;/em&gt;in ossequio al nome che significa "dalle molte contese" ed al suo carattere avrebbe esibito la fredda determinazione che lo aveva spinto a muovere guerra contro la sua stessa patria grazie ad un ghigno sarcastico, mostrando dei denti d' argento nella bocca semichiusa. &lt;em&gt;Eteoklés, &lt;/em&gt;invece, sarebbe stato consapevole del destino di morte che gravava su di lui e sul fratello, assumendo un atteggiamento riflessivo, che mal si adatta a chi sta per iniziare un duello all'ultimo sangue e che, perciò, avrebbe colpito chi avesse guardato le statue con un minimo di attenzione'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I due Bronzi furono l'ultima opera che Pitagora di Reggio portò a compimento. E nella storia di questo grande artista che partì da &lt;em&gt;Rhéghion &lt;/em&gt;povero e sconosciuto ma con la speranza di tornare nella sua patria possiamo intravedere il destino, le speranze e l'amore per la propria città di molti reggini costretti ad allontanarsi dalla loro terra. Basta poco, come una semplice lettura di questi splendidi romanzi storici del prof. Castrizio, per far svegliare in noi l'orgoglio per la nostra identità culturale e l'interesse per la storia della nostra città che, come giustamente sottolinea Daniele Castrizio, 'è come una miniera che ancora aspetta di essere valorizzata".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-4533307874217284650?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/4533307874217284650/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/06/castrizio-e-la-storia-di-reggio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/4533307874217284650'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/4533307874217284650'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/06/castrizio-e-la-storia-di-reggio.html' title='Castrizio e la storia di Reggio'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-452175419341730206</id><published>2010-06-15T00:02:00.005+02:00</published><updated>2010-06-23T20:23:55.817+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Adorno e l'impiego musicale della radio</title><content type='html'>L' estetica musicale e la musicologia sono dei settori della filosofia quanto mai sottovalutati. A farmi dire questo non è solo la grande passione che ho per entrambe (musica e filosofia), ma il significato che il fenomeno musicale ha per la nostra esistenza. 'Senza musica la vita sarebbe un errore' scriveva Nietzsche nel "Crepuscolo degli idoli": come dargli torto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma mettiamo da parte la visione romantica della musica per vedere cosa accade oggi. Nello scritto di Theodor Adorno "Il fido maestro sostituto" un capitolo è riservato all'odierno impiego musicale della radio. Per Adorno la tecnicizzazione a cui la musica è costantemente sottoposta se da un lato ne può incrementare le potenzialità espressive dall' altro 'la mette a disposizione di quella ideologia sociale che si richiama al cliente (cioè alla massa degli ascoltatori) per renderla ancora più flessibile alla volontà di dominio e al conformismo che questa sottintende'. La dimensione più autentica dell'esecuzione musicale è e resterà quella dal vivo: soltanto essa mantiene intatta l'enfaticità e l' &lt;em&gt;auraticità &lt;/em&gt;propria di una composizione. Con l' &lt;em&gt;auraticità &lt;/em&gt;Adorno si rifà alla definizione di Benjamin che lega indissolubilmente il valore di un'opera d'arte al singolo momento e allo spazio circoscritto in cui essa prende forma. Le conseguenze più importanti della tecnicizzazione e dell'ubiquità della musica contemporanea sono da un lato la perdita dell' &lt;em&gt;aura&lt;/em&gt; dell'opera d'arte concepita come qualcosa che sconvolge e sta al di sopra della dimensione quotidiana del tempo, e dall' altro la standardizzazione del fenomeno musicale trasformato in una pallida copia di sè stesso ed in un qualsiasi prodotto commerciale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un' altra importante conseguenza della musica trasformata in un'industria produttiva è l' eccesso di produzione che può indurre l'ascoltatore alla saturazione. Si tratta dell'altra faccia della medaglia del progresso tecnico: se da un lato tutti noi siamo pronti a lodare la tecnologia che ci consente di avere in meno di un minuto qualsiasi album da noi desiderato, dall'altro non possiamo negare che tutta questa accessibilità, facilità e ingenuità con cui possiamo disporre della musica ne impedisce un ascolto serio e approfondito. La definizione comune della "musica usa&amp;amp;getta" è quanto mai appropriata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colpevolizzare la tecnica di tutto ciò sarebbe un comportamento miope oltre che anacronistico. Secondo Adorno 'la standardizzazione ha la sua causa tecnica nel fatto che il prodotto ripartito tra le masse nasce da una fonte che fornisce a tutti la stessa cosa. Ma ciò che nasce da questo, la virtuale standardizzazione della coscienza, dipende a sua volta dal sistema nel cui ambito vengono propagati gli stimoli standardizzati, dipende dalla potenza di dominio che si cela dietro i mezzi di comunicazione, le condizioni d'ascolto e i comportamenti sedimentati di coloro che accettano tutto questo'. L'opera d'arte riprodotta meccanicamente non è soltanto la negazione dell'opera d'arte auratica intesa come oggetto di culto: l'opera d'arte nega sè stessa, perdendo la propria autonomia e diventando un bene di consumo, manipolato, massificato. Spetta a noi, attraverso un recupero sincero dell' arte autentica e vera, guidato dalla filosofia storica dell'arte, restituire alla musica la sua originaria estaticità e la sua autonomia da qualsiasi ideologia e interessi vigenti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-452175419341730206?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/452175419341730206/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/06/adorno-e-limpiego-musicale-della-radio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/452175419341730206'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/452175419341730206'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/06/adorno-e-limpiego-musicale-della-radio.html' title='Adorno e l&apos;impiego musicale della radio'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-3496634386328004014</id><published>2010-06-07T22:03:00.010+02:00</published><updated>2010-06-23T20:24:06.383+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Marcuse e le nuove forme di controllo</title><content type='html'>Quotidianamente, sfogliando un giornale o accendendo la tv, veniamo assediati dalle stesse notizie. Siamo letteralmente assuefatti a furia di sentire parlare di crisi economiche e politiche, guerre, disastri ambientali da non farci più caso. Qualche risposta sul perchè di ciò l'ho trovata nel testo di Herbert Marcuse, "L'uomo a una dimensione", che ovviamente vi consiglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Marcuse la nostra società è irrazionale non soltanto per i mali e le contraddizioni che la pervadono, ma soprattutto per quella subdola, confortevole e democratica "non-libertà" che ci offre. Così scrive Marcuse: 'L'indipendenza del pensiero, l'autonomia e il diritto alla opposizione politica sono private della loro fondamentale funzione critica in una società che pare sempre meglio capace di soddisfare i bisogni degli individui grazie al modo in cui è organizzata'. In questo senso è venuta meno soprattutto la funzione critico-negativa del pensiero filosofico che, lungi dall'essere una cura superficiale delle contraddizioni della società, per la sua essenza deve contestarla, mettendo in evidenza sia i mali che hanno attecchito alle sue radici, sia le possibilità concrete di un suo miglioramento. Secondo Marcuse, le potenzialità offerteci dalla tecnica potrebbero realizzare "uno dei più grandi successi della civilità": liberare l'uomo da ciò che domina su di esso e ne determina l'intera esistenza, ovvero dalla quotidiana lotta economica per la vita, da una politica su cui non ha alcun controllo effettivo, dalla comunicazione e dall'indottrinamento di massa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marcuse ammette l'irrealizzabilità di questo progetto ma, se riuscissimo a vedere da un'altra prospettiva la nostra esistenza potremmo renderci conto che la maggior parte dei nostri bisogni e delle nostre aspirazioni sono "falsi". 'I bisogni falsi -scrive Marcuse- sono quelli che vengono sovrimposti all'individuo da parte di interessi sociali particolari cui preme la sua repressione: sono i bisogni che perpetuano la fatica, l'aggressività, la miseria e l'ingiustizia. La maggior parte dei bisogni che oggi prevalgono, il bisogno di rilassarsi, di divertirsi, di comportarsi e di consumare in accordo con gli annunci pubblicitari, di amare e odiare ciò che altri amano e odiano, appartengono a questa categoria di falsi bisogni'. Ma in cosa consistono i bisogni veri?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Marcuse sono quei bisogni che l'individuo può scegliere veramente in maniera autonoma, ovvero solo se e quando è libero di decidere. Infatti la caratteristica essenziale della società industriale è il modo con cui riesce a soffocare i bisogni autentici degli individui, mentre nel contempo alimenta e consolida il suo dominio instillando dei modelli e dei bisogni socialmente utili ('il bisogno ossessivo di produrre e consumare fino allo spreco, il bisogno di lavorare sino all'istupidimento, il bisogno di mantenere libertà ingannevoli come la libera concorrenza, una stampa libera che si censura da sola, la scelta libera tra marche e aggeggi vari'). L'individuo è talmente preso dal meccanismo sociale in cui è inserito da non rendersi conto della manipolazione a cui è sottoposto; egli è in completa &lt;em&gt;mimesi &lt;/em&gt;con la sua società e perde così l'unica possibilità di opporsi a ciò che lo sovrasta, ovvero il pensiero, la dimensione "interiore" della mente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo pensiero a una dimensione è ovviamente portato avanti con ogni sforzo dai politici e dai potenti, gli stessi che danno il lavoro e che "informano" il popolo attraverso i mass-media, col preciso scopo di far sembrare qualsiasi ostacolo passeggero, di darle l'impressione che tutto può cambiare quando invece niente deve cambiare. I mezzi per controllare e per contenere le forze della società che potrebbero ribellarsi sono, come abbiamo già detto, i bisogni e le aspirazioni degli individui. Più la società industriale riesce a far proprie la scienza e la tecnologia tanto più questa sarà in grado di sfruttare l'uomo e le risorse della natura per i suoi scopi. E quando la dominazione assume 'le sembianze dell'opulenza e della libertà essa si estende a tutte le sfere dell'esistenza privata e pubblica, assorbendo in sè ogni alternativa'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludo citando il soggetto individuato da Marcuse per fare da traino per il superamento di questa società a una dimensione, ovvero ciò che sta 'al di sotto della base popolare conservatrice: il sostrato dei reietti e degli stranieri, degli sfruttati e dei perseguitati, dei disoccupati e degli inabili. La loro presenza prova quanto sia immediato il bisogno di porre fine a condizioni ed istituzioni intollerabili. La loro opposizione colpisce il sistema dal di fuori; è una forza elementare che viola le regole del gioco, e così facendo mostra che è un gioco truccato. Il fatto che essi incomincino a rifiutare di prendere parte al gioco può segnare l'inizio della fine di un periodo'.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-3496634386328004014?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/3496634386328004014/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/06/marcuse-e-le-nuove-forme-di-controllo.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/3496634386328004014'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/3496634386328004014'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/06/marcuse-e-le-nuove-forme-di-controllo.html' title='Marcuse e le nuove forme di controllo'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-3711056674920201111</id><published>2010-05-31T19:06:00.009+02:00</published><updated>2010-06-23T20:24:21.304+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cinema'/><title type='text'>Dennis Hopper: Easy rider, libertà e paura</title><content type='html'>"Easy rider" non è solo un film. E' il simbolo di un periodo storico e del movimento hippy che ha ampiamente influenzato quello che siamo oggi. Come giustamente sottolinea Mikal Gilmore dalle pagine di "Rolling Stone" ciò che successe intorno al 1967 è ancora con noi, che ci piaccia o meno. Molto è stato assimilato (la libertà sessuale, la tolleranza verso i cambiamenti nelle convinzioni politiche, la promozione della libertà individuale), tuttavia 'gran parte della nostra storia è stata una reazione, uno sforzo per respingere gli spiriti della trasformazione e della resistenza a quel periodo, per essere certi che nulla di simile possa succedere di nuovo'. Questa premessa di carattere storico era doverosa per contestualizzare al meglio "Easy rider" e per mettere in risalto cosa rappresenta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto inizia con Billy (Dennis Hopper) e Wyatt (Peter Fonda) che fanno da corrieri della droga per un giovane "altolocato". Il ricavato dell'operazione ha un'unica destinazione: partire, andare lontano, rigorosamente in sella a due chopper. Dopo il simbolico gesto di rottura di Wyatt che scaglia l'orologio il viaggio inizia. Più che la trama a rivelarci il senso del film sono gli incontri che i due protagonisti fanno durante il loro viaggio. Il primo è quello con l'hippy che chiede loro un passaggio per ritornare alla sua comunità. Qui possiamo toccare con mano gli ideali della controcultura del '67: la condivisione, l'amore privo dei vincoli e delle costrizioni sociali, il ritorno alla natura, la droga come fattore unificante ("Quando sarai nel posto giusto con le persone giuste dividetevi questo" dice l'hippy a Wyatt mentre gli dà un acido), la speranza dei giovani di migliorare una società opposta ai loro valori e che li isola ai suoi margini (gli hippy vivono nel deserto e cercano disperatamente di coltivare qualcosa per sopravvivere).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ritorno alla "realtà" è brusco sia paesaggisticamente (il passaggio dalle sterminate pianure del deserto alla città) che metaforicamente: Billy e Wyatt vengono arrestati per aver preso parte alla sfilata di una banda in una piccola cittadina. In carcere però fanno una nuova conoscenza con George Hanson (Jack Nicholson). Dopo i primi screzi superficiali (George è un avvocato finito dentro per aver alzato un pò troppo il gomito), fra i tre nasce una sincera amicizia e decidono di partire assieme alla volta di New Orleans in occasione del Martedì grasso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il loro progetto però è destinato a infrangersi contro l'intolleranza e la chiusura mentale della cultura conservatrice americana piccolo-borghese. La scena del caffè, gli insulti che i giovani si prendono dallo sceriffo e da altri paesanotti ("Che sono, delle scimmie?";"Facciamoli accoppiare con una battona negra! No, sarebbe troppo per loro") e l'assalto notturno che costerà la vita a George fotografano con crudezza lo scontro fra due generazioni diverse: i genitori che erano convinti che i loro figli avrebbero affermato l'universale valore americano della ricchezza e che avrebbero scongiurato la minaccia comunista anche con la vita (guerra del Vietnam) ed i figli che aveano programmi differenti. Sarà lo stesso George a dire: "Non hanno paura di voi, ma di quello che rappresentate: la libertà".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la tragica morte del loro amico Billy e Wyatt decidono di raggiungere lo stesso la loro destinazione. Arrivati a New Orleans passeggiano per le vie della città in festa accompagnati da due prostitute e dopo aver preso l'acido in un cimitero iniziano ad avere delle enigmatiche visioni. Alcune di esse riguardano la paura della morte, di quella morte da cui quotidianamente cerchiamo di fuggire perdendoci nelle nostre preoccupazioni. Altre visioni, accompagnate da preghiere, lamenti e da un profondo senso di smarrimento spirituale ed esistenziale, mettono in risalto la totale mancanza di punti di riferimento nella nostra vita (nessuna certezza ci è data, nè la religione, nè la ragione e neanche la ricchezza possono dare al nostro smarrimento alcun conforto).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arriviamo così al tragico finale: l' uccisione di Billy e "Capitan America" per opera di altri due bifolchi simboleggia il duro scontro e l'inevitabile fallimento della cultura hippy contro una realtà che andava verso una direzione completamente opposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;In memoria di Dennis Hopper (1936 - 2010)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-3711056674920201111?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/3711056674920201111/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/05/dennis-hopper-easy-rider-liberta-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/3711056674920201111'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/3711056674920201111'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/05/dennis-hopper-easy-rider-liberta-e.html' title='Dennis Hopper: Easy rider, libertà e paura'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-1253074960318817067</id><published>2010-05-27T23:28:00.006+02:00</published><updated>2010-06-23T20:24:38.598+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Schopenhauer e la felicità</title><content type='html'>Potrebbe sembrare una contraddizione parlare di felicità in Schopenhauer. Ma la ricerca della felicità rappresenta il naturale sviluppo del suo pensiero proprio perchè l'unica possibilità che l'uomo ha per vivere felicemente è essere consapevole della sofferenza e del dolore per cercare di evitarli. Vediamo allora in cosa consiste la felicità per Schopenhauer.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo elemento è la salute, intesa non soltanto come benessere fisico ma anche come salute mentale, ovvero un temperamento calmo, un' 'intelligenza penetrante, una volontà moderata e flessibile, una coscienza tranquilla'. Tutte queste capacità hanno un valore incommensurabile rispetto alle ricchezze materiali perchè mentre quest'ultime sono sempre soggette ai capricci del destino, la nostra personalità, ovvero ciò che noi siamo, non può esserci sottratta. Il che non implica l'indifferenza verso il guadagno di ciò che ci spetta, bensì che non dovremmo desiderare la sovrabbondanza di ricchezze (che anzi portano con sè preoccupazioni per la loro conservazione). Per questo per Schopenhauer la 'più grave stoltezza è sacrificare la propria vita per il guadagno, per la carriera, per la fama o per i piaceri effimeri'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una vita felice corrisponde allora ad una vita serena, ovvero nel cercare di sfuggire alle sofferenze, ai turbamenti e ai dolori. 'I piaceri sono e restano - dice Schopenhauer - qualcosa di negativo [...]. I dolori invece devono essere percepiti positivamente: la loro assenza è il criterio per valutare una vita felice'. Per superare i due grandi nemici della felicità, ovvero il dolore e la noia, Schopenhauer suggerisce di limitare le nostre aspirazioni: in questo modo da un lato ci esponiamo di meno alle preoccupazioni, ai desideri e alle paure, e dall'altro impariamo a valorizzare ciò che è più importante per la nostra serenità: ovvero 'lo sviluppo di un carattere nobile, di una mente capace, di un temperamento gioviale, di un animo sereno, di un corpo perfettamente sano'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possedere tutte queste caratteristiche vuol dire per Schopenhauer bastare a sè stessi. Ciò consente inoltre di vivere sottraendosi alle illusioni, alle sofferenze e alle menzogne quotidiane della vita sociale. Per il filosofo la socievolezza è un 'espediente di cui gli uomini si servono per dare sollievo al proprio vuoto spirituale'. Tuttavia è molto difficile trovare in sè stessi la felicità a causa dell'influenza sulla nostra volontà della sensibilità e dell'irrequitezza che ci portano a cercare nelle relazioni con gli altri quegli stimoli e quelle distrazioni per rendere più sopportabile la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, le ultime due capacità che contraddistinguono l'uomo felice e sereno secondo Schopenhauer sono la calma ed il coraggio. La prima consiste nel rapportarsi alle nostre gioie e dolori senza farsene travolgere. Si tratta dell'atteggiamento degli stoici per cui l'uomo 'non deve essere mai dimentico della condizione umana, ma deve essere sempre memore che l'esistenza umana è una ben triste e miseranda sorte'. E proprio per questo motivo accanto alla prudenza Schopenhauer pone il coraggio di vivere, perchè 'in questo mondo bisogna avere un carattere di ferro, corazzato contro il destino e armato contro gli uomini. L'intera vita è una battaglia e il nostro motto deve essere: "Non cedere ai mali, ma affrontali con audacia" (Virgilio, &lt;em&gt;Eneide&lt;/em&gt;)'.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-1253074960318817067?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/1253074960318817067/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/05/schopenhauer-e-la-felicita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/1253074960318817067'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/1253074960318817067'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/05/schopenhauer-e-la-felicita.html' title='Schopenhauer e la felicità'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-4918424877140738916</id><published>2010-05-22T02:12:00.006+02:00</published><updated>2010-06-23T20:24:50.722+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Psicologia'/><title type='text'>Carotenuto, il gioco delle passioni</title><content type='html'>Parlando poco fa col mio amico Andrea di Aldo Carotenuto ho avuto la voglia di rendere omaggio a questo autore ed in particolare a questo testo che significa molto per me. Questo libro, sebbene affronti un argomento di per sè tumultuoso come le passioni, riesce a farne luce con grandissima lucidità ed efficacia. Così esordisce Carotenuto nella sua prefazione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrivere degli avvenimenti quotidiani significa parlare degli uomini e delle loro passioni; dei loro giochi e dei loro amori, delle loro ire e dei loro successi, dei loro ripensamenti e delle loro sconfitte. [...] Tutto nasce da quel terreno condiviso che ognuno possiede quale retaggio della comune appartenenza al genere umano: i sentimenti, le passioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carotenuto prende in esame l'amore secondo la classica dialettica di Eros e Pathos, senza però cadere nella stereotipata contrapposizione fra impulsività e ragione. Ecco il pensiero dell'autore a riguardo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'amore razionale, senza ombra di follia e che non registri alcun picco di eccesso, forse non esisterà mai. [...] La dimensione amorosa rappresenta un vortice di emozioni che sfuggono a ogni tentativo di sottomissione compiuto da parte nostra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il che non vuol dire fare dell'amore una forza impulsiva, irrazionale, animalesca dato che gli "istinti" sessuali non rappresentano altro che 'le più rudi fondamenta di un edificio che, invece vede svettare su di sè necessità ben più elevate, psichiche e spirituali'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, accanto alla felicità e alla forza che l'amore portà con sè ('essere amati significa essere pensati,e la consapevolezza di ciò rende invincibili: è questa la sorgente della felicità'),&lt;br /&gt;si nasconde sempre la possibilità che tutto questo finisca, sia per l'imprevedibilità della nostra esistenza sia per il fatto che nulla è eterno, sopratutto nel campo dei sentimenti. Spiega Carotenuto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amore e sofferenza sono termini inscindibili, perchè il sentimento amoroso è in realtà qualcosa di primitivo, di indomabile, selvaggio. Proprio per questa ragione, la sfera dei sentimenti è quella che può procuraci- oltre alla gioia- la peggiore delle sofferenze e il più straziante dei dolori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per non lasciarsi travolgere e non restare inermi di fronte al temporale delle passioni cosa possiamo fare allora? ' Nonostante sia difficile da accettare - scrive Carotenuto - è essenziale comprendere che anche i sentimenti si esauriscono: nascono, crescono e poi, più o meno prematuramente muoiono'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non possiamo controbattere a questa analisi, d'altro canto è un'opinione condivisa quella che considera l'innamoramento iniziale come una scintilla, un breve lampo che dopo qualche tempo cambia forma, venendo sostituto da altri sentimenti o necessità nella relazione amorosa. Infatti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se i rapporti d'amore fossero sempre felici e costituissero una fonte inesauribile di serenità, tutto andrebbe per il meglio, purtroppo però la vita ci insegna che la situazione non è mai questa. In genere le relazioni falliscono, si modificano fino ai limiti della storpiatura e la persona che rappresentava tutto il nostro mondo può diventare il più crudele dei persecutori, il motivo della nostra disperazione. Ogni amore che finisce implica sempre grande sofferenza, soprattutto quando la fiamma della passione si spegne solo su un versante della relazione, continuando ad ardere e brillare dall'altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passiamo a prendere in esame una tipica caratteristica delle relazioni amorose: la gelosia. Per Carotenuto essa è un vero e proprio stato patologico, molto difficile da gestire. Infatti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;essere innamorati significa essere coinvolti fino al punto di considerare l'altra persona come un "oggetto" di nostra proprietà. [...] Soprattutto quando la sensazione di possesso genera l'illusione di avere dei diritti sull'altra persona, può accadere che il desiderio di preservarla solo per noi si trasformi in un'autentica ossessione. La gelosia rappresenta quindi un'emozione pericolosa, perchè può facilmente sfuggire al nostro controllo e produrre conseguenze disastrose per la coppia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sintesi, per vivere serenamente e pienamente il nostro sentimento amoroso dovremmo depotenziare la gelosia sino al punto di renderla inoffensiva. Ma come è possibile realizzare ciò?&lt;br /&gt;Non facendoci tormentare dalle nostre insicurezze e dall' angoscia di essere abbandonati, scoprendo il valore della sincerità e della fiducia verso il partner, rispettando il suo spazio e la sua autonomia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludo, poichè forse mi sono dilungato troppo, ritornando su un punto di cruciale importanza nella dinamiche amorose: la sottile distanza fra amore e sofferenza. Certo, le delusioni e le sofferenze in amore, e la conseguente paura di soffrire di nuovo, sono le più dure da digerire ma questo non può essere un motivo sufficiente per precludersi ciecamente nuove possibilità. Perchè? Lasciamo rispondere, e concludere, a Carotenuto stesso:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciarsi travolgere dai sentimenti significa essere pronti a ricevere tutto ciò che di bello, ma anche di triste e doloroso, un rapporto può riservarci. [...] L'amarezza e la delusione che possiamo provare quando gli eventi non seguono il corso da noi desiderato, possono a volte indurci a pensare che sia più utile proteggere la nostra anima, piuttosto che esporla al rischio di un rifiuto. Ma in amore, accettare la coesistenza di gioie e dolori, di successi e di frustrazioni, rivela la presenza in noi di uno straordinario strumento: il coraggio di vivere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-4918424877140738916?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/4918424877140738916/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/05/carotenuto-il-gioco-delle-passioni.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/4918424877140738916'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/4918424877140738916'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/05/carotenuto-il-gioco-delle-passioni.html' title='Carotenuto, il gioco delle passioni'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7258964298084996852.post-8530796880250891174</id><published>2010-05-20T01:00:00.002+02:00</published><updated>2010-06-23T20:25:00.582+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Presentazioni..</title><content type='html'>Non abbiate paura, il titolo di questo blog non è una minaccia o una condanna. Si tratta di una piccola provocazione riferita a tutti quelli che pensano alla filosofia come a qualcosa di astratto e inutile o come una setta per quei pochi pazzi che riescono a comprendersi a vicenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso che siamo tutti filosofi, ciascuno a modo suo, perchè ognuno di noi ha un proprio modo di pensare, di interpretare la realtà che determina tutte le nostre aspirazioni, comportamenti e azioni. Così scriveva il caro Benedetto Croce nella sua "Filosofia della pratica":&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è vero che vi siano uomini d'azione distinti dagli uomini di pensiero, l'uomo teoretico è anch'esso uomo pratico; vive, vuole, opera, come tutti gli altri: l'uomo che si è detto pratico, è anch'esso teoretico; contempla, crede, pensa, legge, scrive, ama la musica e le altre arti. Le opere del puro spirito pratico, viste un pò più da vicino si svelano grandemente complesse e ricche di elementi teoretici: meditazioni, ragionamenti, contemplazioni ideali; - e le opere del puro spirito artistico o filosofico, si mostrano prodotto insieme di volontà, perchè senza volontà non si fa nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con queste semplici quanto efficaci parole di Croce vi lascio. Avrete modo di conoscermi meglio dai prossimi interventi, anche perchè non si parlerà solo e soltanto di filosofia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A presto!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7258964298084996852-8530796880250891174?l=raulcatalano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://raulcatalano.blogspot.com/feeds/8530796880250891174/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/05/non-abbiate-paura-il-titolo-di-questo.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/8530796880250891174'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7258964298084996852/posts/default/8530796880250891174'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://raulcatalano.blogspot.com/2010/05/non-abbiate-paura-il-titolo-di-questo.html' title='Presentazioni..'/><author><name>Raul Catalano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07580176504947219899</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='20' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_eOs6d5jdx1o/S_UmZ5DcsgI/AAAAAAAAAAs/f9A_1cHhHs4/S220/raulazzu.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry></feed>
